[ita] La quindicina dei registi: una selezione di film impegnati

Articolo pubblicato il 24 settembre 2017
Articolo pubblicato il 24 settembre 2017

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La rassegna cinematografica "La Quinzaine des réalisateurs" (La quindicina dei registi) ha avuto luogo dal 3 al 9 di luglio 2017 a Bruxelles. Questo festival indipendente, tenuto in concomitanza con il popolare festival di Cannes, include sia lungometraggi che cortometraggi. Una selezione di quei film è stata presentata allo studio Brussels' Flagey. Cafébabel era lì. 

West of the Jordan River di Amos Gitai

West of the Jordan River  è il diario fotografico della gente che vive nella terra del fiume Giordano. Né Israele, né la Cisgiordania, né la striscia di Gaza. Il film con realismo tratta le prospettive dei popoli che vivono insieme in uno stesso territorio, una terra devastata dalla guerra che ha creato dei nemici.

Il lungometraggio è composto da una serie di interviste raccolte da un precedente film del 1994 messe a confronto con interviste realizzate nel 2016. Il regista, israeliano, presenta il suo approccio critico verso le decisioni politiche interne, rivelando l'incongruenza di queste con il volere della gente. Altri israeliani condividono questa prospettiva e prevedono persino la rinuncia al sognato stato israeliano. In 10 anni, la nazione potrebbe raggiungere un "punto di non ritorno" a causa delle numerose crudeltà commesse verso i Palestinesi. Dunque, da molti questa colonizzazione è considerata immorale e soprattutto preoccupante, contraria alla dottrina e ai principi della religione ebrea.

West of the Jordan River comunque sottolinea anche come, il conflitto israelo-palestinese unisca piuttosto che dividere, creando amicizie su presunte inimicizie. Infatti, attraverso la presentazione di organizzazioni sociali di privati, e avendo come testimoni dei comuni cittadini, lo spettatore scopre l'immensa solidarietà e l'eccezionale fratellanza dei popoli.

Il film è un buon modo per riflettere sul costo morale del conflitto e sulla disponibilità della gente ad andare oltre le differenze e cercare di coesistere: la forza di volontà per vivere fra i sorrisi e non fra le lacrime e le perdite. Nonostante questo slancio stimolante e ascendente per la pace, il regista richiama regolarmente le cicatrici emotive e generazionali che il conflitto si trascina dietro.

West of the Jordan River trasmette un messaggio di pace e speranza nella stasi delle guerre e degli interessi, enfatizzando la somiglianza fra i popoli arabo ed ebreo che condividono la terra, e forse qualcosa di più.

Alla fine Shalom and Salam non sono parole tanto diverse.

The nothing Factory di Pedro Pinho

Il film The nothing Factory (A Fàbrica de nada), vincitore dell'International Federation of Film Critics (FIPRESCI) premiato a Cannes, è la prima produzione cinematografica di finzione del regista portoghese Pedro Pinho.

Zé, un giovane uomo che lavora in una fabbrica di ascensori vicino Lisbona, e i suoi numerosi colleghi si sono resi conto che la fabbrica sarà smantellata. A Zé, e molti altri giovani uomini, sono state offerte delle grandi somme di risarcimento dal direttore delle risorse umane qualora decidessero di lasciare la fabbrica. Ma molti di loro preferiscono restare con i colleghi per combattere, decidono di andare in sciopero e occupare la fabbrica. La parola d'ordine del gruppo dei lavoratori è negare l'accesso all'amministrazione imperante.

Comunque, l'ingresso è consentito ad un misterioso uomo dai capelli bianchi che si presenta come sociologo. Questi passa molto tempo con i lavoratori della fabbrica che - ora che sono in sciopero - discutono tutte le opzioni per loro possibili. Scoprono che potrebbero pure gestire la fabbrica da soli. Nondimeno, questa soluzione è lontana dall'essere facile...

The nothing Factory dà un tocco di speranza e ispirazione alla gente, si può prendere il controllo della propria vita lavorativa invece che essere vessati dalla gerarchia. Nondimeno, il film appare realistico quando i lavoratori della fabbrica discutono in lungo e in largo sulla migliore soluzione al problema, anche se non tutti la pensano allo stesso modo. Il padre di Zé, per esempio, pensa che sia meglio rispondere con la ribellione e la forza. Tuttavia, l'opinione del sociologo è di essere più pazienti fintanto che la fabbrica senza un dirigente abbia il tempo di gestirsi autonomamente.

Sempre più cooperative - ad esempio, le cooperative alimentari, dove i clienti lavorano varie ore al mese per comprare i generi alimentari - stanno spuntando. The nothing Factory è basato sulla storia di una fabbrica autosufficiente chiamata FaSinPat, una fabbrica gestita dai lavoratori di mattonelle di ceramica in Argentina.