[ita] La poesia della strada

Articolo pubblicato il 08 novembre 2014
Articolo pubblicato il 08 novembre 2014

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

"Mi basta una capanna per vivere e dormir, / mi basta un po’ di terra..." Quando si fa sentire questa piccola canzone, la gente passenggiante a Verona, Venezia oppure Padova può già vedere il circo ambulante del giocoliere siciliano Antonio Carnemolla. Un artista, che vive dalle cose che la strada gli da - e che porta anche degli sogni a piazze belle ma desolate.

"...chiedo un paio di scarpe, qualcosa da mangiar, / a queste condizioni crederò nel doman!" Antonio Carnemolla fischia mentre prepara la sua valigia piena di sorprese. Sono i bambini che si fermano subito vedendo le palline volanti su e giù. E poi anche gli adulti aprono le sue orecchie per un po' di poesia e meraviglia della strada.

Antonio, ti basta una capanna... Un’artista di strada non ha bisogno di più?

Sono i versi di una canzone di un film importante e capolavoro del cinema italiano „Miracolo a Milano“ di Vittorio De Sica. È un film da guardare almeno una volta in questa vita. Grazie a mio padre ho avuto la fortuna di vederlo già da bambino e mi ha insegnato tanto, come per esempio di accontentarmi di poco, essere felici anche di un piatto di pasta, il rispetto reciproco verso gli altri, può sembrare una risposta banale ma è così.

Com’è nata la tua idea di diventare un saltimbanco?

Credo sia stato il destino. E‘ capitato all’improvviso. Nessuno nella mia famiglia era circense. Tutto nasce dal desiderio di imparare a girare tre oggetti e dopo aver imparato, la giocoleria è diventata una passione e poi un lavoro.

E come si diventa saltimbanco?

Nella vita si fanno tante scelte. Quella del saltimbanco non è facile per vari motivi un pò troppo lunghi da spiegare. Molti associano la vita dell’artista di strada ad una vita insicura economicamente e strana. Ma dipende. Organizzarsi razionalmente e con professionalità può trarre benefici. Poi tutto il resto si coltiva con il cuore, l’ottimismo, e tanta forza d’animo.

Di che tipo sono gli arti che stai seguendo come arista di strada?

Il mio stile di giocoleria, si chiama „Gentleman Juggler“ e mi ispiro a Kris Kremo, uno dei più bravi giocolieri al mondo e per la sua originalità nella classe ed eleganza.

"C'è sempre gente nuova"

Quando ti ho visto la prima volta in spettacolo, ti volevi suicidare dandoti fuoco. Come si fa fermare la gente in strada?

È un modo per attirare la gente in piazza. Ironizzo dicendo che mi do fuoco e l'ironia è un'ingrediente fondamentale in questo lavoro.

Funziona la gente ovunque ugualmente? Oppure cambia?

Cambia ovunque, anche nella stessa città. C'è sempre gente nuova.

C'era una gente diversa dieci anni fa? Oppure ridono sempre su le stesse cose?

Precisiamo che a Padova vivo da dieci anni. Ho il pubblico "affezzionato" e spesso sempre nuovo. Anche se i miei numeri di giocoleria sono conosciuti, le battute, i movimenti, le espressioni cambiano e quindi la gente ride per la mia spontaneità.

I tuoi spettacoli portano sempre anche un’atmosfera poetica e sognante...

Mi piace trasmettere sogno e poesia, questa però è una cosa che si trasmette senza programmare.  Nel mio cappello trovo bigliettini dove la gente mi ringrazia per aver regalato un sogno, di aver cambiato la giornata, di aver trasmesso felicità. E questo è qualcosa di unico che non so descrivere.

La figura del saltimbanco classico è sempre più di rara visibilità. Perché secondo te?

I tempi cambiano, il progresso, la tecnologia mutano le cose velocemente trasportando le persone e le loro abitudini in una visione della vita diversa di una volta. Si resta travolti dal materialismo e consumismo e si pensa di più all’estetica e all‘ apparenza. E saltimbanchi veri, genuini, sono solo ricordi.

Hai anche un’altra passione: il cinema. Perché?

Ho incontrato il cinema a 17 anni nel 1997. Mio nonno dopo i suoi tanti mestieri è  stato pure un attore di film. Fu scoperto  quando aveva 70 anni da un regista italiano. E quando lo accompagnai su un set rimasi folgorato dall’idea di volermi esprimere attraverso una cinepresa, raccontare delle storie con il cinema. Ero un ragazzino e pensavo fosse facile ma oggi comprendo delle grandi difficoltà.  

Di che cosa si trattano i tuoi film?

Racconto del mondo di pescatori, di mare, di avventura e il rispetto per la memoria.

Che cosa ti affascina del mare e del mondo dei pescatori?

Mi fanno sentire più vicino a mio padre e mio nonno. Luoghi, volti che mi danno ispirazione per scrivere storie, sogni.

"L'arte nasce nella strada"

Sembra di essere un mondo morente, pieno di malinconia...

Si lo sono. Tutto questo perchè sono nostalgico.

... e pieno di metafore del vivere e del mondo?

Qualsiasi storia ambiento in un piccolo villaggio della Sicilia per me è intesa come metafora del mondo. Cioè che quel fatto, quell’avvenimento sarebbe potuto accadere in qualsiasi altra parte del mondo.

Hai ricevuto già premi e riconiscimenti in festival nazionali e internazionali. Qual’è il più importante per te e perché?

Il mio premio più importante è al Festival del Cinema di Frontiera a Marzamemi un piccolo villaggio di pescatori in Sicilia perchè è là, in quel villaggio che ho incontrato per la prima volta il cinema. Come ho detto sopra nel 1997.

Dove vedi il rapporto tra cinema e l’arte di strada?

Nei film di Charlie Chaplin "Il circo", nei film di Federico Fellini "La strada".

Cinema e arte di strada stai unendo nel Festival sul Mediterraneo: il primo e l’unico festival in sicilia che si occupa di tre sezioni competitive di cinema, musica e teatro di strada. Il festival l’hai fondato tu? Raccontaci ne un po’!

Il festival quest'anno è giunto alla sua III edizione. Con gli anni ho sperimentato parecchie cose. Finalmente ho deciso di dargli un tema preciso: il cinema sul Mediterraneo e raccontare luoghi, culture, profumi, storie, letteratura di viaggio. Spettacoli di circo contemporaneo e musica. Il festival, si svolge a Marina di Ragusa, piccolo borgo di mare a sud ovest della Sicilia che accoglie visitatori provenienti da tutto il mondo diventando così un luogo di scambio sociale e culturale. Di realtà e sogno.

Come descriveresti l’atmosfera della strada?

Durante uno spettacolo di strada: onirica, surreale, cinematografica.

Bisogna perdere i sogni per ritrovarli, hai detto una volta... Quali sogni devi ritrovare?

A volte in un um momento inaspettato della nostra vita, ritroviamo delle speranze, dei sogni perduti all'improvviso. Questo fa davvero capire di non perdere la forza d’animo, di credere in quello che vogliamo concretizzare. Non bisogna mai scoraggiarsi, in genere è l’ultima chiave del mazzo ad aprire la porta.

Maggiori informazioni: www.antoniocarnemolla.com