[ita] La differenziazione sessuale, pilastro della teocrazia iraniana

Articolo pubblicato il 16 marzo 2016
Articolo pubblicato il 16 marzo 2016

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La giornata mondiale delle donne è l'occasione per soffermarsi sulla situazione vissuta da queste in una teocrazia come l'Iran. Il regime totalitario religioso si basa sul principio della "Guida Suprema" per creare una misoginia istituizionalizzata.

La misoginia trae la sua legittimazione e i suoi fondamenti teorici dal Figh (giurisprudenza religiosa), norme che legiferano su tutti gli aspetti della vita individuale e sociale. Questo manuale trasforma la discriminazione sessuale in uno dei pilastri di un'ideologia basata sulla differenziazione sessuale.

La donna sarebbe una schiava a servizio dell'uomo, il che significa negarne l'identità. Secondo la gerarchia di valori degli integristi, le differenze fisiologiche sono considerate come fattori determinanti. E diventa una vera ossessione, pietra angolare di una pseudo-filosofia, allo stesso tempo fonte d'ispirazione e giustificazione della violenza.

« Il cervello maschile è più grande »

In realtà, il Corano è basato su criteri completamente diversi, come la conoscenza, il libero arbitrio e la responsabilità.

Ali-Akbar Rafsandjani, ex-presidente dei mollah, che parte della stampa parigina ritiene moderato, ha dichiarato: « La differenza nelle dimensioni del corpo, nella vitalità, nella voce, nello sviluppo, nella qualità dei muscoli e nella forza fisica tra un uomo e una donna dimostrano che gli uomini sono più forti e migliori in tutti i campi (...) il cervello maschile è più grande (...). Queste differenze stanno alla base della delega delle responsabilità, dei doveri e dei diritti ».

Gli integristi negano l'umanità delle donne e, per sminuire la gravità dell'affermazione, si sforzano di moderare le loro parole. Uno di questi teorici, Morteza Motahari, nell'opera  L'ordine dei diritti delle donne nell'Islam, sostiene che  « a tutte le donne piace essere comandate (...) La superiorità spirituale degli uomini sulle donne è stata concepita da Madre Natura. Gli sforzi delle donne per combattere questa verità sono futili, devono sottomettersi a questa realtà: le donne hanno bisogno che gli uomini controllino la loro vita, dal momento che esse sono più sensibili ». Motahari è un riferimento spesso citato da diverse autorità iraniane.

Il messaggio fondamentale del sistema di valori dei mollah, delle loro leggi e delle loro pratiche è questo: allo stesso modo in cui Dio è superiore agli uomini, gli uomini sono superiori alle donne, deboli per natura. Esse sono quindi di proprietà degli uomini. Secondo i mollah « è un obbligo legale per le donne di obbedire al proprio marito. L'obbedienza, come tutte le sottomissioni obbligatorie, ricade nell'ambito dell'obbedienza a Dio ».

Un'evoluzione apparente

Nel modo di pensare integrista, le donne sono cittadini di serie B. Non possono aver posti nel governo, ne' nella magistratura, ne' nelle istanze dirigenti, ne' in nessuna funzione importante che tratti della gestione degli affari della società. Allo stesso modo, hanno dichiarato che  « le donne devono essere mantenute nell'ignoranza, per asssicurarne la docilità ».

Secondo Mohammad Yazdi, facente parte del potente Consiglio dei guardiani, «nell'Islam, inteso come noi lo interpretiamo e lo pratichiamo, è vietato per le donne essere giudice o governatore, indipendentemente dal loro livello di conoscenza, di saggezza, di virtù o di competenza. » Yazdi ha anche sostenuto : « Gli esseri umani si inginocchiano soltanto di fronte a Dio e, senza questo precetto, le donne dovrebbero prosternarsi davanti ai mariti ».

Nel 1962, Khomeiny si era violentemente opposto al diritto di voto delle donne:  « Le donne sono state autorizzate a lavorare negli uffici e, dovunque vadano, gli uffici sono bloccati (...) Basta che una donna entri in un sistema per perturbarlo». Arrivato al potere, l'ex-guida spirituale della rivoluzione islamica aveva bisogno delle donne per approvare a grande maggioranza la sua teocrazia. Ma ha fatto accuratamente attenzione a limitare l'impatto delle donne, vietandone l'accesso alle posizioni di grande responsabilità: nessuna donna nel Consiglio dei Guardiani.

Di conseguenza, è facile capire che non basta la presenza di 14 donne nel nuovo Majlis (elette al Parlamento in seguito al primo scrutinio delle elezioni legislative del 25 febbraio scorso, ndlr), sotto il controllo di un numero schiacciante di maschi oscurantisti per cambiare davvero le cose in Iran. Anche se è ciò che vorrebbero farci credere alcune lobbies iraniane nascoste sotto l'apparenza di ricercatori o universitari che appaiono sulla scena televisiva europea.