[ita] La democrazia rappresentativa in Europa: la presenza di un’assenza?

Articolo pubblicato il 20 giugno 2015
Articolo pubblicato il 20 giugno 2015

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Dans l’Europe actuelle, la démocratie représentative est basée sur un contrat social entre la population et les élus. Cet accord transfère le pouvoir de ce qu’on appelle le «peuple» à des représentants, mais qui est ce « peuple » ? Bienvenue au Ministère de la Citoyenneté, où on va debattre sur le sens de mots qu'on utilise. Premier sujet : « homme (ou femme) politique ». 

[Opinione] La popolazione di un paese costituisce un "popolo”? Il “popolo” può essere rappresentato? Tutte queste domande vengono poste in un momento in cui si assiste ad un calo sensibile della partecipazione popolare alle elezione europee, che peraltro comincia a mettere in dubbio la legittimità della democrazia comunitaria.

Il filosofo Carl Schmitt diceva che "la rappresentazione è la presenza di un’assenza". E’ difficile dire se il popolo possa realmente essere rappresentato, poiché il popolo non è uno. La popolazione di un paese, di un continente o del mondo non è un “popolo”, ma una moltitudine, nel senso spinoziano del termine. "Tutti sono volgo" diceva Machiavelli. La democrazia perciò non è il "potere del popolo", ma il "potere della moltitudine". La “moltitudine” è un’entità plurale e non può essere rappresentata. Seguendo il ragionamento di Michael Hardt e Toni Negri "la moltitudine" è una rete decentralizzata di individui e di gruppi sociali eterogenei che hanno in comune solamente il fatto di non volere capi autoritari. 

La democrazia è il “potere della moltitudine”, ma questo non è particolarmente evidente se si vive in una democrazia europea. Gli eletti non sono nostri rappresentanti, ma i nostri capi, scelti sulla base dei programmi elettorali che sono nemmeno obbligati a rispettare e mettere in atto. Sono più di 30 anni che Jean-Claude Juncker, laureato in diritto,  si guadagna da vivere rappresentando l’assenza. In realtà, Juncker non è neanche stato eletto direttamente dai cittadini presidente della Commissione europea, la poltrona politica più importante in Europa. 

L’Abbé Sieyès, uomo chiave della Rivoluzione francese,  sapeva perfettamente cosa fosse la democrazia : "I cittadini che nominano i propri rappresentanti rinunciano e devono rinunciare a farsi la legge da soli; essi non hanno una volontà particolare da imporre. Se dettassero delle volontà, la Francia non sarebbe più uno stato rappresentativo, ma sarebbe uno stato democratico. Il popolo in un paese che non è democratico (e la Francia non saprebbe esserlo) e che quindi non può parlare,  può agire solamente con i suoi rappresentanti."

Inoltre, l’impossibilità di rappresentare la “moltitudine”, la chiusura delle istituzioni politiche europee e la mancanza di un dibattito ideologico creano una situazione profondamente antidemocratica. Le istituzioni aperte creano invece cittadini attivi. La democrazia deve basarsi sul principio dell’agonismo (un tipo di conflitto che si distingue dall’antagonismo poiché tende a non escludere l’avversario, che diviene rivale piuttosto che nemico) e non sul consenso. Peraltro, se a tutto ciò aggiungiamo la vittoria del partito dell’astensionismo a tutte elezioni europee organizzate finora, è chiaro che il potere degli eletti è completamente illegittimo. 

Tutti questi temi sono stati trattati nell'emissione iniziale in francese del Ministero della Cittadinanza, in occasione della quale è stata fornita la definizione della parola "politico" e della sua legittimità come sovrano del popolo. 

Lista degli oratori

- Juan Domingo Sánchez Estop - filosofo materialista

- Jean Lemaître - Giornalista e coordinatore del master "Communication Politique européenne" a l’IHECS

- Solange Hélin - Addetta stampa etconsigliera politica del gruppo socialista al Parlamento europeo

- Willy Hélin - Ex capo della Rappresentanza belga alla  Commissione europea 

- Matteo Miglietta - Giornalista e studente del Master "Communication Politique européenne"