[ita] Juncker sullo stato dell'UE: non è ancora detta l'ultima parola?

Articolo pubblicato il 15 settembre 2016
Articolo pubblicato il 15 settembre 2016

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Nel suo discorso di mercoledì riguardante lo stato dell'Unione, il presidente della Commissione Europea Juncker ha lamentato una scarsa solidarietà tra gli Stati nazionali. L'UE, dopo il voto sulla Brexit, si troverebbe in una "crisi esistenziale", ha affermato Juncker davanti agli europarlamentari di Strasburgo.

Jyllands-Posten: Prendere coscienza della situazione è il primo passo verso un miglioramento; Danimarca

Juncker, elogiato da Jyllands-Posten, ha fatto un chiaro riferimento al cattivo stato in cui si trova l'Unione: "La situazione attuale ha fatto luce su quello che è, allo stesso tempo, il punto di forza e di debolezza dell'UE: l'Europa unita non è più forte, se gli Stati nazionali non si trovano concordi. È opinione diffusa che la soluzione alla crisi dei rifugiati non dipenda dai singoli Stati membri, tuttavia è difficile accordarsi su quali competenze vadano attribuite all'Unione. Molti, inoltre, credono che il consolidamento di un mercato unico efficiente promuoverebbe la creazione di posti di lavoro e stimolerebbe la concorrenza, ma in molti Stati dell'UE le libertà concesse dal mercato unico rappresentano un tema controverso. Juncker ha riconosciuto lo stato di crisi e questa presa di coscienza è il punto di partenza per trovare una soluzione." (Articolo del 15 settembre 2016)

Anche l'europarlamentare Martin Sonneborn ha espresso la sua opinione sullo "State of da Union"

De Tijd: L'UE può essere sostenuta solo da Stati nazionali forti; Belgio

Per prima cosa gli Stati nazionali devono riconquistare la fiducia dei loro elettori, poi si portare la riflessione a un livello europeo, afferma De Tijd: "Da un lato si critica l'impotenza dell'UE, ad esempio per la questione dei migranti. Dall'altro, l'UE riceve accuse di essere un superstato che si arroga il potere in modo non democratico. Per questa ragione, la risposta a questa critica incongruente deve essere altrettanto incongruente. L'Unione Europea deve riconquistare la fiducia dei parlamenti degli Stati UE, dopodiché bisognerà registrare successi dove possibile e acquisire legittimità. Ciò può essere ottenuto solo attraverso decisioni pragmatiche che individuino dove è possibile trovare consenso politico e fare dei passi avanti. La politica sui migranti, a sua volta, può prendere davvero il via solo nel caso in cui si faccia un passo indietro e si permetta a ogni Paese di decidere liberamente il numero dei richiedenti asilo da accogliere. Questo, forse, potrebbe ridare slancio alla politica europea." (Articolo del 15 settembre 2016)

Frankfurter Rundschau: Juncker lascia fuori errori propri; Germania

Per il Frankfurter Rundschau addossare la responsabilità della situazione miserevole dell'UE ai singoli Stati, come fa Juncker, non è abbastanza: "Chi si aspettava che Juncker ammettesse errori propri o della Commissione, al posto di additare gli altri, è rimasto deluso. Sarebbe stato molto più rilevante dichiarare gli obiettivi futuri dell'Europa. Avrebbe potuto dire che la Commissione, nel quadro della politica economica degli scorsi anni, non si è curata abbastanza di raggiungere un livello uniforme in tutta Europa, ragion per cui adesso vuole perfezionare l'unione monetaria. Juncker non abbozza neppure una possibile via d'uscita per la crisi dei rifugiati, anzi, addossa la colpa ai singoli Stati. Questi ultimi devono essere inclusi nelle soluzioni future, non messi da parte. Ma non è detta l'ultima parola." (Articolo del 15 settembre 2016)     

Naftemporiki: Unione più frammentata che mai; Grecia

Ci sono poche speranze che l'Unione Europea riesca a trovare un denominatore comune nelle questioni più rilevanti, ha affermato Naftemporiki: "Nei vertici precedenti, i membri dell'UE hanno deciso che le sfide di oggi richiedono misure comuni e soluzioni unitarie - dalla crisi dei migranti alla stabilità finanziaria, dalla lotta al terrorismo all'evasione fiscale. Nella realtà, tuttavia, va tutto nella direzione opposta. Assistiamo alla costruzione di barriere e alla sospensione, de facto, del trattato di Schengen. Per quanto riguarda la lotta al terrorismo si parla di una collaborazione più stretta e di uno scambio di informazioni più intenso, ma secondo Europol la situazione non è cambiata molto. Non c'è abbastanza spazio di manovra per compiere passi importanti per l'Unione. I governi dovrebbero tenere bene a mente ciò che ha ribadito Juncker: la storia non si ricorderà dei loro nomi, ma della loro risolutezza, o dei loro sbagli." (Articolo del 15 settembre 2016)      

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