[ita] In spagna la crisi non è un gioco da ragazzi

Articolo pubblicato il 05 luglio 2014
Articolo pubblicato il 05 luglio 2014

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Spagna il secondo paese dell'UE con tasso relativo di povertà più alto alta, inferiore solo alla Romania. Dei 20 milioni di bambini europei a rischio di povertà più del 13% sono spagnoli. Parliamo con due operatori dell' ONG che  ogni giorno lottano per dar voce a chi non ne ha. 

Quasi il 30% dei bimbi in Spagna sono a rischio povertà ed esclusione sociale. Lo dice uno studio recente dell' Uni­cef  L'infanzia nella Spagna 2014, ma già dal 2007, quando non c'era la "scusa della crisi", il tasso superava 26%. "Ovvio, la cri­si non è l'unico colpevole della povertà infantile", spiega a Ca­féba­bel Al­ber­to Ca­sa­do, coor­di­na­dore della cam­pagna Ayuda en Ac­ción. "Come talvolta avviene in altri ambiti socio-economici, la cri­si è servita a scoprire le mancanze del sistema attuale nel momento in cui le misure  sono state - e sono ancora- crescita e consumo. Quando questi due motori si sono fermati completamente, in maggior o minor misura, tutti  ne abbiamo sofferto."

A fi­ne marzo le ONG lanicarono un allarme: la Spagna occupa il secondo posto nei paesi membri dell'UE con il maggior indice di povertà infantile, seconda solo alla Ro­ma­nia. "La povertà infantile non ha confini. Attualmente 27 mi­lioni di bambini sono a rischio di povertà o esclusione sociale in Eu­ro­pa. La cri­si eco­no­mi­ca e fi­nan­ziaria ha colpito duramente i bambini in tutti i paesi europei, inclusi quelli tradizionalmente più sviluppati come i paesi nordici", spiega Ester Asin Mar­tí­nez, di­rettrice e rappresentante per l'UE di Save the Chil­dren.

Il governo spagnolo è stato riluttante fino a giugno di fronte a questo  des­ti­nan­do un fondo straordinario di 17 mi­lioni di € per combattere la povertà in­fan­tile del paese, però la po­le­mi­ca non si arresta a causa del diseguale riparto tra le diverse comunità autonome. Per esem­plo, An­da­lu­cía riceverà 1,9 mi­lioni a causa del minor rischio di esclusione a fronte dei 55 de La Rioja o 148 di Me­li­lla. Questo riparto, secondo le denunce dei consiglieri delle politiche sociali,  pregiudica soprattutto le comunità più popolose.

In alcuni casi come Ca­ta­lu­ña o nelle As­tu­rias, il ministero della Sanità ha accettato di rivedere i criteri di distribuzione. Per Save the Chil­dren si tratta di un segnale di buona volontà politica ma comunque insufficiente, e avverte circa l'esistenza di 1.807.700 di senza casa e con tutti i membri in età lavorativa che sono invece disoccupati. "Questo obbliga a fare drastici cambiamenti nelle famiglie e ciò ha serie conseguenze nella vita quotidiana dei bambini.  Ci sono studi che hanno precisato che la cifra del rischio povertà ed escusione sociale  si deve all'impoverimento di una parte della popolazione che è passata da una situazione "nor­ma­le" ad una molto vicina alla povertà ed esclusione sociale. D'altra parte molti hanno sperimentato un deterioramento delle proprie condizioni di vita durante l'ultimo anno", e l'avvertimento è stato lanciato su  in­for­me  circa il rischio di povertà infantile ed esclusione sociale in Eu­ro­pa.

Al­ber­to Ca­sa­do spiega che per l'infanzia non è mai esistito un vero sis­te­ma di protezoione sociale fatto che ha sempre obbligato ad appoggiarsi ai familiari cosa che ha spostato il peso principale sull'infanzia e sulle famiglia. Secondo l' ul­ti­mo  in­for­mes, la Spagna dedica solo l' 1,4% del PIB alle politiche dell'infanzia e della famiglia, una cifra chiaramente inferiore alla media UE che è del 2,2%. "D'altronde, dal 2007 l'inversione di questa politica si è ridotta del 15%. In più non c'è allo studio nessuna politca mirata all'infanzia, come la politica del lavoro, del salario o sociale". Ca­sa­do fa degli esempi per illustrare la situazione. Da una parte c'è il tasso storicamente alto di disoccupazione spagnolo, già prima della crisi, che pregiudica le famiglie con figli. Dall'altra, il caso delle politiche sociali: "tutte le riforme non hanno costruito una politica sociale solida e a vasto raggio che abbia avuto la capacità di frenare il fallimento della scuola che è una fonte costante di rischio di esclusione".