[ita] Hipster, Hippies e la liberta'

Articolo pubblicato il 18 ottobre 2013
Articolo pubblicato il 18 ottobre 2013

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Parole di rammarico per la passività della nostra generazione, a cui manca il coraggio per impegnarsi. Impariamo ad usare tutte le opportunità che abbiamo!

Tre concetti più o meno vaghi- innanzitutto, ci chiediamo, da dove cominciare? Cos'hanno questi tre concetti in comune?

Quello più discusso dai media ultimamente è di sicuro il concetto di hipster. L'hipster ha una concretezza comparabile a quella dell'hippie o del concetto di libertà. Se ne sente parlare o se ne legge appena e si muore dalla voglia di diventare un hipster perché fa cool (ecco un altro brivido mentre riscrivo questa parola). Nessuno vuole esserlo, anche chi lo dice non lo è. Ce lo tiriamo addosso questo termine, lo rimastichiamo nelle discussioni, lo usiamo come un insulto e veniamo noi stessi descritti in questo modo. Si dibatte a non finire sullo stile riconoscibile di questa creatura, perché è così diverso dagli altri. Che abbia un Nokia 331o o un Iphone con instagram è ancora tutto da vedere. Ma vive a Neukölln, Kreuzberg, Wedding, o forse nemmeno a Moabit?

Gli hippies e -chiamiamolo così- l' impronunciabilie H hanno qualcosa in comune. Sono subculture, che godono di grande attenzione ( dire popolarità sarebbe eccessivo, questo non si può mica dire). Il sociologo svizzero Walter Hollstein riassume il movimento hippie nel modo seguente: "L'obiettivo degl hippies era la creazione di un mondo anti-autoritario e anti-gerarchico-  un ordine sociale senza differenza di classi, senza regole, pressioni, senza atrocità o guerre". Ushi Obermeier viene subito in mente come controesempio, altrimenti si potrebbe lasciare la frase così com'è.

Hollstein continua: "Alla società della paura, dove ognuno teme il proprio superiore, il vicino di casa, la polizia, il destino e gli sconosciuti, gli hippies offrono come alternativa una comunità in cui la libertà dovrebbe dominare l'autorità, la collaborazione la competizione, l'uguaglianza le gerarchie, la creatività il produttivismo, la semplicità il possesso, l'individualità il conformismo e la felicità il becero materialismo".

Ma non ha funzionato, dimostra appunto la natura degli esseri umani. Ce lo ricorda questa parola: libertà. Una delle sue molte definizioni recita: libertà è la capacità degli esseri umani di prendere decisioni di propria volontà. Ciononostante nessuno ha mai potuto descrivere esaurientemente l'utopia della libertà in semplici parole. Da secoli filosofi, politici e uomini intelligenti di ogni sorta formulano tesi e si contraddicono in continuazione. Più la definizione è astratta e vaga e più sembra azzeccata. Così rimane un sacco di spazio per chiunque si voglia cimentare con questo concetto e interpretarlo a suo modo. 

Insieme agli H(ipster), gli hippies sono tornati di moda. Che siano i Krocha di una volta o gli ultra- snob, i simboli della pace si trovano ovunque ormai, da Primark a Chanel. Una volta per la libertà ci si facevano le canne, si manifestava, si scrivevano canzoni e si facevano discorsi. Oggi si fa tutto on-line. Nemmeno lo si fa in nome della libertà, ma per il singolo individuo. Una condivisione su facebook, una firma per una petizione on-line, un gran baccano contro un politico- il massimo che si può mettere in piedi è una flash mob. 

Prima di tutto sono super affascinata dalla moda hippie, dalla musica, da tutto quello che la riguarda. Almeno superficialmente. Per quanto riguarda la libertà,  in un momento di debolezza avevo persino pensato di farmi fare un tatuaggio in arabo, essendomi messa in testa di compensare così la non esistenza della mia religione. Poi più avanti, verso la fine della pubertà, mi è venuta l'idea che anche la libertà è un concetto astratto come Dio. Forse può esistere in senso relativo, ma non la si vivrà mai con pienezza. E' e rimane una bella fantasia, quella di essere liberi, come un giornalista americano ha ben spiegato: libertà- uno dei beni più preziosi dell'immaginazione. E nessuno te lo può togliere.

Non mi aspetto che i miei concittadini se ne vadano in giro per le strade nudi con le canne a destra e a manca e un cartello con la scritta Bombing for Freedom is like fucking for verginity. Questo andrebbe anzi esattamente contro l'idea per cui si vuole manifestare, come il Gay Pride. Ma questo è un altro discorso.

Adesso è il momento di giungere alle conclusioni. So che per via di qualche petizione on-line, dei prodotti biologici, del mio mangiare pochissima carne, di qualche partecipazione a eventi sociali, dei discorsi sulla libertà e della passione per la roba di seconda mano io stesso vengo definita una buonista ambientalista sinistroide. La cosa non mi tocca. Non perché voglio essere così, ma perché so di non esserlo. Quello che faccio e i valori che difendo non sono così di sinistra, ma dovrebbero a mio avviso essere semplicemente il minimo della decenza.