[ita] FORUM  «TRADURRE L’EUROPA»: LA TRADUZIONE SOTTO ESAME (2)

Articolo pubblicato il 08 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 08 ottobre 2014

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Cafébabel Bruxelles continua il suo tour tra gli argomenti del Forum «Tradurre l’Europa», incontro organizzato dalla DGT a Bruxelles al quale hanno partecipato molti rappresentanti del mondo della traduzione: docenti universitari, imprese private, fornitori di servizi di traduzione, giovani freelance, traduttori ed interpreti professionisti.

Dopo avervi riportato le diverse opinioni sul multilinguismo e sui diritti d'autore nella traduzione (cf. parte 1) vi invitiamo ad ascoltare attentamente le riflessioni dei traduttori professionisti circa le opportunità lavorative nel mondo della traduzione e sulla presupposta mancanza di competenza dei neo diplomati.

IL SETTORE DELLE LINGUE CREA IMPIEGO

R. Martikonis, direttore generale della DGT, assicura nel suo discorso d’apertura del Forum della Traduzione che il ramo della traduzione è in costante aumento. La crescita prevista nel settore è di 48 miliardi di dollari entro il 2018. «È un settore solido che crea impiego, se si considera la diffusione dei social network, l'incremento del bisogno di servizi di mediazione linguistica e localizzazione dei siti web, sono diversi i campi di azione delle lingue, che non sono solo quelli dei testi legali e finanziari, ma anche degli scritti, dei sottotitoli e delle pagine web», afferma.  È la volta di P. Mairesse, direttore generale della DG Education, di A. Laudi della DG Emploi e di M. Laporta Grau, promotore del Programma Marie Sklodowska-Curie, di dimostrare che il settore linguistico è fonte di occupazione. Loro ci mostrano l'esistenza di svariati programmi a disposizione di tutti i cittadini sia per migliorare le loro competenze linguistiche e professionali, sia per ottenere dei finanziamenti e avviare dei progetti.

Tra il largo ventaglio di possibilità presentate troviamo: il programma ERASMUS+ per la mobilità per l'apprendimento e lo scambio di buone pratiche; le azioni Marie Sklodowska-Curie messe a disposizione dei ricercatori indipendentemente da età, sesso o nazionalità; ESCO, una classificazione in formato elettronico disponibile gratuitamente che permette d’identificare e classificare competenze, qualifiche e professioni pertinenti sul mercato del lavoro europeo.

NESSUNA QUALITÀ IN UN MERCATO IN SVENDITA

Tra i mezzi che permettono di aumentare la produzione di traduzioni, ci sono oggi, i programmi di aiuto alla traduzione. Il CAT (la traduzione assistita al computer, nda) prende sempre più piede, soprattutto nelle imprese pubbliche e private che necessitano di tradurre molto e in poco tempo. K. Harris dell’Associazione GALA e M. Trombetti, PDG di translated.net, convengono nel fatto che bisogna «perfezionare al massimo le terminologie e le memorie di traduzione, migliorando la qualità delle performance e dei risultati, affinché i traduttori possano concentrarsi sul post-editing». Purtuttavia, ci sarebbe sempre molto da ridire sulla qualità delle traduzioni: se si leggono le offerte e le domande di servizi traduttivi, si ha l'impressione di essere difronte ai grandi saldi, dove i freelance svendono spesso il loro lavoro al prezzo più basso per inserirsi nel mercato, facendo così il gioco delle imprese che ottengono come risultato un servizio di bassa qualità, al minor costo e nel tempo più breve possibile.

«Una volta, un Project Manager mi ha chiesto di tradurgli un lunghissimo documento in due ore, praticamente pretendeva che traducessi cinque pagine al minuto»,  racconta C. Paterniti, 29 anni, traduttrice audiovisiva a Londra. Secondo lei, «il lavoro di traduttore è sempre più precario, si resta fermi al primo stadio, il freelance che si contenta di pochi soldi pur di poter lavorare. Il problema è anche l'abbassamento delle norme di qualità: i clienti non hanno interesse ad una traduzione qualitativa, quello che conta per loro è ottenere un prodotto finito il più velocemente possibile. Mi pare evidente che pochi compredono davvero il vero valore del lavoro di traduttore».  

INCOMPETENZA TRA I NEO DIPLOMATI : DI CHI È LA COLPA?

I relatori sono ugualmente interessati al problema molto importante che affligge i neo diplomati : la loro mancanza di competenza al debutto nel mondo del lavoro, a detta dello studio McKinseyF. Bajon della Associazione ELIA, che rappresenta e promuove il settore linguistico, fa notare che l'assenza di qualificazione riguarda sia i nuovi traduttori che gli interpreti. Loro, non avendo una perfetta padronanza della lingua madre, non sanno impiegare correttamente i programmi di traduzione. Altri non sono specializzati in alcun settore che richieda un linguaggio tecnico o specifico, oppure hanno conoscenze troppo generiche.

«Quanto detto sopra è vero per ciò che concerne la non padronanza della lingua materna», chiarisce S. Catania, neo germanista e traduttrice freelance. Aggiunge anche che «le università dovrebbero dare più spazio ai corsi stilistici e alla pratica della lingua scritta: non dimentichiamoci che tradurre non significa passare da un codice linguistico ad un altro, ma è saper trasmettere un messaggio, è comunicare». Circa la questione di mancanza di competenza e di specializzazione? «Le università di traduzione offrono una vasta gamma di specializzazioni, ma per farlo in maniera approfondita bisogna davvero fare esperienza diretta, una esperienza, diciamo, sul campo» ci spiega. C. Paterniti, traduttrice audiovisiva a Londra, definisce il problema come «quello del cane che si morde la coda: per lavorare bisogna aver esperienza, ma per avere esperienza si deve pur cominciare a lavorare!».

È il turno di A. Bucea e di M. Sevener Canals di esprimersi. I due sono vincitori del premio "EMT Star Video Contest" ed hanno appena concluso gli studi a Madrid in "Communicazione interculturale, traduzione e interpretazione nel sevizio pubblico". Loro difendono i giovani cercando di relativizzare il problema: «La mancanza di competenza è  conseguenza di un inadeguato insegnamento universitario? I diversi corsi proposti ai laureandi sono adatti a soddisfare le esigenze del mercato del lavoro e danno le necessarie competenze che le imprese vogliono?». Grazie a questo breve intervento, in un effetto domino, si aprono molte altre questioni : spesso le imprese sono insoddisfatte pe la mancanza di competenze dei neo laureati. Ma quante imprese sono disposte ad accogliere stagisti, a pagarli ed a seguirli con pazienza nel percorso formativo, senza abbandonarli alla ormai solita prassi del learning by doing che si rivela più che altro un learning by yourself ? Che dire, poi, della predominanza del'approccio olistico, sempre più richiesto nel mercato del lavoro, ma che impedisce ai giovani di concentrarsi su uno specifico settore?

Chissà, magari, nel prossimo Forum della Traduzione, che si terrà ad ottobre 2015, questi argomenti verranno debitamente trattati, e neo diplomati, stagisti e freelances prenderanno la parola in modo più incisivo e determinante.