[ita] Elezioni 26-J: voti a distanza

Articolo pubblicato il 06 agosto 2016
Articolo pubblicato il 06 agosto 2016

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Circa 2.300.000 spagnoli votano dall’estero. Dopo solo tre giorni dalle elezioni generali, raccogliamo le opinioni di alcuni spagnoli residenti in America Latina e la loro visione particolare della politica spagnola. 

In strada si respira perplessità e non sono pochi quelli che riconoscono non avere una solida predizione su ciò che passerà il 26 giugno. Sono molte le versioni e poche le certezze. Sono gli esperti economici ad evidenziare una visione più chiara, affermando che la Spagna si gioca molto più che un leader del Governo, giacché il futuro del paese si trova immerso in interrogativi di difficile risposta e mette a repentaglio un possibile recupero finanziario ancora debole. 

Questo clima di incertezza si vive anche all’estero, dove migliaia di spagnoli aspettano impazienti il risultato delle urne. Dallo scoppio della bolla finanziaria nel 2008, gli spagnoli che vivono fuori ammontano già a 2,3 milioni, d’accordo con le cifre dell’Anagrafe degli Spagnoli Residenti all’Estero (PERE). Dei 2.305.030 spagnoli registrati all’Istituto Nazionale di Statistica come emigranti all’estero, 1.454.424 vivono in America e 775.785 in Europa. In base a questi dati, conoscere la realtà degli espatriati in America diventa una necessità fondamentale per comprendere la situazione globale degli spagnoli che voteranno dall’estero.

Per conoscere di prima mano qual è la realtà di questo collettivo, intervistiamo ad espatriati radicati in UruguayPerù e Chile. Nonostante migliaia di chilometri li separano dal loro paese, questo gruppo si mantiene fiducioso, aspettando il giorno in cui ritornerà alla realtà politica sociale del loro paese. 

 Storie di espatriati

Al momento di votare, il collettivo Marea Granate è tornato a manifestare gli ostacoli che molti espatriati incontrano per conseguire informazioni sul processo di voto e affermano che i tempi stretti di registrazione fanno sì che il suffragio dall’estero risulti, spesso, un’odissea. Fátima, una spagnola di 26 anni residente in Uruguay, è un buon esempio. Come commenta, la prima volta che decise di esercitare il suo diritto al voto le fu negato per non essersi registrata dentro il tempo stabilito dalle autorità consolari.

Marián, con un po’ più di esperienza, dopo due anni di lavoro a Montevideo, sostiene che le informazioni sui processi di voto sono chiare, almeno molto più della situazione politica che si vive nel suo paese d’origine.  Da ciò che racconta, Marián, ha la fortuna di riuscire a sopravvivere grazie agli studi intrapresi, anche se per riuscirci ha dovuto allontanarsi dalla sua terra. Sa di essere fortunata, grazie alla sua piccola promozione è riuscita a scappare dalla crisi. Alla domanda se il risultato elettorale del 26 giugno condizionerà il suo ritorno in Spagna, risponde con fermezza: “Se il partito vincitore facesse un giro di 180 gradi ai criteri politici imperanti fino ad ora, deciderei di rimanere qui definitivamente".

Enrique è un altro degli spagnoli che in piena crisi ha fatto le valigie per installarsi in AmericaLatina, concretamente in Perù, dove vive già da 5 anni. Nel suo caso non ha dovuto andare in cerca di opportunità professionali migliori, perché è arrivato nella regione andina come ingegnere in un’azienda di energie rinnovabili. Sposato con una peruviana e con un lavoro stabile, riconosce che tornare in Spagna non fa parte dei suoi piani a breve e medio termine, anche se afferma che giorno 26 voterà il partito che considera migliore per il suo paese: “Anche a distanza, e dopo tanto tempo lontano è inevitabile rimanere un po’ al mergine, mi preoccupa, specialmente, l’elevato tasso di disoccupazione giovanile. Per questo, il giorno delle elezioni scommetterò su un leader che abbia la capacità di condurre la nazione lontana dall’instabilità derivata dalla crisi”.

Eduardo vive attualmente in Chile e da poco è stato destinato in Colombia come ingegnere di Telecomunicazioni per un’azienda spagnola. Nonostante vive da circa dieci anni all’estero, torna a Madrid ogni sei mesi. Spicca lo scetticismo e la mancata fiducia nelle forze politiche emergenti: “Appoggio la fine del bipartitismo, ma la Spagna non si è ripresa totalmente dalla crisi e con molta gente che ha difficoltà, non credo che abbia capacità d’improvvisazione.  In questi momenti mancano i politici con esperienza; avranno tempo per innovarsi quando sarà completo il recupero”.

Questo 26 giugno non sarà un giorno in più per questi espatriati. A distanza, l’egoismo non trova spazio nel pensiero di questa gruppo di votanti, che con il corpo in America Latina, ma con il cuore ancora in Spagna, promettono di votare coscientemente, pensando sempre a ciò che risulti migliore per il loro paese.