[ita] EGALITE DE SENS

Articolo pubblicato il 07 settembre 2014
Articolo pubblicato il 07 settembre 2014

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L'avvo­cato generale della Corte di giustizia dell Unione europea, Paolo Mengozzi, espone le sue conclusioni sulla questione che vede contrapposti Geof­frey Le­sage, al mi­nis­tero degli affari sociali e dalla sanità e all'Eta­blis­se­ment fran­çais du sang (EFS). Si ritorna al centro dello dibattito.

Per i meno informati tra noi e, come ci ricorda il sito europa.eu, la Corte di Giustizia dell'Unione europea del Luxembourg, è l’istituzione davanti alla quale si rivolgono i cittadini europei che ritengono che i loro diritti siano stati violati. Oltre che per questo, la Corte può essere interpellata in caso di controversie o incongrenze tra i singoli governi e le istituzioni dell'europa stessa. In modo assolutamente imparziale, la Corte veglia sull'applicazione uniforme dei diritti europei negli stati membri e sentenzia in questa ottica.

La sentenza di questo pomeriggio, pubblicata dalla IV sezione della corte, concerne un divieto francese di oltre trent'anni fa; quello, per l'esattezza, che impedisce ad omosessuali e bisessuali di sesso maschile di diventare donatori di sangue. Malgrado i ripetuti tentativi delle associazioni per la difesa dei diritti degli omosessuali volti alla revisione della suddetta norma,  la circolare di giugno 1983 – che includeva gli omosessuali nelle popolazioni a rischio– resta ancor'oggi in vigore.

Come se non bastasse, l’interdizione è stata confermata tramite decreto ministeriale a gennaio 2009 basato a sua volta su una direttiva europea del 2004. Quest'ultima, senza mai stigmatizzare gli omosessuali in nessun modo, stabilisce come criterio di esclusione, tra gli altri, alla donazione del sangue, un comportamento sessuale che espone il soggetto a rischio di « contrarre malattie infettive gravi trasmissibili col sangue ». Un'interpretazione francese, secondo Act Up Paris, che continua a dar ragione ai veloci collegmenti (« omosessuali – aids ») facendo perdurare cosi' equivoco e confusione tra « gruppi a rischio » e « pratiche a rischio ».

Secondo lo Huffington Post, benché molte personalità francesi abbiano promesso di rivedere i criteri di ammissione alla donazione di sangue (Roselyne Bachelot, 2007, François Hollande, Nora Borra, 2011, Marisol Tourraine, 2012), si sono poi defilati per sottomissione ad un obbligo di silenzio. Pertanto, i refrattari all'attuale legislazione non hanno intenzione di piegarsi all'accettazione sistematica degli omosessuali ocme donatori di sangue; questo, anche se l'orientamento sessuale non li classifichi affatto tra quelli esclusi.

Au Royaume-Uni par exemple, l’exclusion n’est pas définitive. Le pays a en effet établi en septembre 2011 la condition d’abstinence d’une année pour rendre le don des homosexuels possible. L’Espagne a raccourci ce délai à 6 mois et l’Italie à 4 mois. Le Canada, par exemple, a jugé qu’il leur fallait attendre 5 ans avant de pouvoir s’y exercer. En France, le don des hétérosexuels est soumis à la condition de quatre mois d’attente alors que celui des homosexuels est définitif sans qu’aucun laps de temps ne puisse en changer.

A meno che… il Tribunale amministrativo di Strasburgo ha richiesto alla Corte di giustizia di emettere un parere circa la denunzia presentata da Geoffrey Léger, un giovane omosessuale rifiutato come donatore in base alla sua orientazione sessuale e per « mancanza di garanzie sulla sicurezza della trasfusione ». La questione che lo ha opposto al mi­nis­tero degli affari sociali e dalla sanità e all'Eta­blis­se­ment fran­çais du sang (EFS) sta per essere discussa alla CJUE per decidere circa i criteri di compatibilità della legislazione francese con la direttiva dell'Unione.

Le conclusioni appena pubblicate dall'avvocato generale della Corte, Paolo Mengozzi, sono che, non si ritiene che « il solo fatto per un uomo di aver avuto o di avere rapporti sessuali con un altro uomo» sia un criterio sufficiente per l'esclusione in maniera permanente dal donare il sangue. Inoltre, l’avvocato generale constata una formulazione francese « troppo ampia e troppo generica» in rapporto alla supposta espressione della volontà del legislatore europeo. Nondimeno, va precisato che, misure di protezione più severe di quelle previste dalla direttiva, possano essere adottate dagli stati membri, in ogni caso nel rispetto del dirtto primario e dei diritti e libertà fondamentali. In questa ottica, una « evidente discriminazione indiretta fondata, nel combianto di sesso […] e orientazione sessuale […] » da parte della regolamentazione francese è fatta malgrado l'obiettivo legittimo perseguito delle autorità che mira alla massima riduzione dei rischi di contaminazione.