[ita] Dopo Bruxelles. Se avessi un figlio…

Articolo pubblicato il 06 aprile 2016
Articolo pubblicato il 06 aprile 2016

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Ieri mattina le cose sono cambiate. Dopo Charlie Hebdo e Parigi, il cambiamento era già cominciato. Con Bruxelles, mia bella, mia città, si è concluso. In qualità di giovane donna, non penso a me. Penso al figlio che non ho ancora. E a quello che gli direi, se fosse qui oggi...

Se avessi un figlio, gli parlerei del mondo in cui viviamo, con lucidità. Non cercherei di rubare la sua innocenza, nè di infrangere i suoi sogni. Ma non gli farei nemmeno credere che il mondo è tutto rosa e fiori. 

Se avessi un figlio, saprei come crescerlo. Io e suo padre gli inculcheremmo i valori importanti che oggi si sono persi. Il rispetto, la tolleranza, l'accettazione dell'altro nella sua diversità, la ricchezza che tale differenza può portare. Gli farei imparare ad amare la differenza, invece di averne paura...

Se avessi un figlio, gli direi che gli errori dei nostri genitori e dei nostri nonni ci hanno condotto fino a qui. Gli direi che siamo noi, oggi, quelli con cui devono vivere. La buona notizia, però, è che lui potrà riparare questi errori. La sua generazione avrà il potere di cambiare le cose, a patto che gli si spieghi perchè è importante. 

Se avessi un figlio, vorrei che sia coraggioso e forte. Suo padre gli insegnerebbe a combattere. Non per attaccare, ma per difendersi e proteggere quelli che ama. Mio figlio, a 12 anni, sarebbe già in grado di picchiare quelli che lo meritano. Gli insegnerei a non infliggere mai il primo colpo, anche se la situazione appare disperata. Perchè la violenza non genera che violenza...però, su questo stesso principio, gli insegnerei a restituire colpo su colpo. Perchè i bruti comprendono solo questo linguaggio ed è così che si trasmetterebbe loro il messaggio. 

Se avessi un figlio, gli insegnerei a essere uno spirito libero. A non lasciarsi rinchiudere nelle regole, a non entrare nello stampo. Perchè è la forma delle persone benpensanti che intralcia la nostra personalità. Volendo sforzarci di pensare come loro, essi stigmatizzano la differenza e creano la paura dell'altro, dello straniero...Mio figlio, o mia figlia, sarà libera nella sua testa, libera di fare le sue scelte sulla base dei propri istinti, delle proprie valutazioni...e non di quello che la società gli impone...

Se avessi un figlio, gli direi che l'essere umano può ancora essere salvato. Gli insegnerei ad avere fiducia nell'umanità, nonostante quello che può fare di violento, atroce o sconfortante. Poichè, se non si ha più fiducia in un mondo migliore, a cosa serve battersi ancora per provare a vivere?

Se avessi un figlio, gli parlerei delle divinità. Poichè ne sentirà parlare di diverse. Gli insegnerei le religioni, le loro differenze, ma soprattutto le loro somiglianze. Perchè in fondo, poco importa come la si chiami: credere in Dio significa credere in un potere superiore. Dunque, in realtà, tutti i credenti credono nella medesima cosa. Sono solo altre parole per dirlo...

Se avessi un figlio, gli direi di avere un poco di paura. Giusto il necessario per ravvivare il suo istinto di conservazione. Ma la buona paura, quella che spinge ad andare avanti, a superarsi, a vedere più lontano. Non quella che paralizza o rende stupidi. E ancora meno quella che indossa i paraocchi e si rifiuta di vedere la realtà delle cose...poichè il diniego è più pericoloso della paura stessa. Se ci si rifiuta di vedere le cose come stanno, non si può far nulla per cambiarle.

Se avessi un figlio, mi scuserei di averlo concepito. E' egoista da parte mia.  Nelle attuali condizioni, come potrei rallegrarmi della sua venuta al mondo? Sapendo in quale mondo dovrà vivere. Un mondo dove ormai, quando cercherà una casa per lui e la sua famiglia, dovrà non solo prendere in considerazione la presenza di scuole, negozi e di mezzi di trasporto nel circondario, ma anche assicurarsi che, nelle vicinanze, non ci siano spazi sensibili che rischierebbero di essere colpiti da una bomba...

Eppure so che la migliore risposta che si possa offrire all'orrore della morte, è la vita. Continuare a fare figli, insegnando loro ad essere gli adulti responsabili del domani. Continuare a vivere malgrado tutto, come dei folli, come dei disperati che rifiutano di lasciarsi abbattere dai mostri...E' solo così che si esorcizza la paura. Vivere è il più bel gesto dell'ombrello che si possa fare ai barbari. E con il sorriso, per piacere...

Ciononostante, se avessi un figlio, so quello che lo aspetta. Ed è per questo che non ne avrò...