[ita] Diritti delle donne: a che punto siamo?

Articolo pubblicato il 12 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 12 febbraio 2015

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Nel quadro di valutazione delle azioni Pechino +20, l’Associazione per le Nazioni Unite(APNU) in Belgio ha organizzato un dibattito sui diritti delle donne. Cafébabel ha colto l’occasione per chiedere: a che punto siamo?

20 anni dopo : a che punto siamo ? 

Facciamo un piccolo salto indietro nel tempo: siamo nel 1995, tutto il mondo balla la “Macarena”, Bill Clinton è Presidente degli Stati Uniti e a Pechino si svolge la 4° Conferenza Mondiale sui diritti delle donne. Obiettivo finale: “la lotta per l’eguaglianza, lo sviluppo e la pace”. Il mondo sembrava così bello…

Vent’anni dopo, bisogna fare il bilancio degli sforzi compiuti dai governi, le ONG e la società civile per garantire la parità tra uomini e donne, tanto sul piano giuridico quando nella pratica. Malgrado gli enormi progressi sul piano strutturale, che sono stati compiuti a livello internazionale - come la creazione di UN Women, la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione femminile e la recente campagna #HeforShe, persistono tuttora dei divari notevoli tra la legge e la pratica a livello locale. Le donne continuano ad essere relegate a determinati ruoli e stereotipi, che spesso diventano fonte di disuguaglianze.

(Per saperne di più: un' infografia interactive pubblicata da The Guardian che passa in rassegna i diritti delle donne, paese per paese.)

Quali gli obiettivi del nuovo ministero ?

Cafébabel ha assistito alla conferenza organizzata dall’APNU presso la sede di Wallonie-Bruxelles International, per conoscere da vicino il pianto d’azione del nuovo ministero francofono per i diritti delle donne, diretto dal ministro Isabella Simonis. Nel corso del suo intervento, Simonis ha proposto un approccio che si sviluppa su 3 assi:

Primo asse: la governance della parità

In primo luogo, si tratta di mettere in atto un decreto di “genere”, che permetta di tener conto dell’impatto delle politiche condotte sui 2 sessi, integrando nell’analisi la dimensione del genere. Al fine di conseguire gli obiettivi del decreto, la signora Simonis propone di formare i vari funzionari della Federazione Wallonie-Bruxelles affinché possano comprendere al meglio il concetto di “genere” ed identificare correttamente tale nozione. Infine, un gruppo con funzioni di orientamento e valutazione sarà incaricato di effettuare una relazione costante sull’efficacia del decreto, sulla base di criteri specifici.

Secondo asse : reclamare i Diritti delle Donne

Si tratta di lavorare sull’applicazione concreta dell’eguaglianza uomo-donna, collaborando con le associazioni ed i movimenti femministi sul campo. A dicembre scorso è stata peraltro lanciata «Alter Egales», l’Assemblea per i Diritti delle donne, nel corso della quale i partecipanti hanno potuto accordarsi sulle tematiche di lavoro per l’anno 2015. Alla fine, il tema prescelto è stato quello del “diritto all’eguaglianza sul lavoro”.

Terzo asse: un piano d'azioni interministeriali 

Nella federazione Wallonie-Bruxelles, sono state stilate 34 misure per la parità concreta. Tra queste: la promozione della diversità nella sfera pubblica, l’abolizione degli stereotipi legati a certe professioni, la lotta contro i principi del «pavimento vischioso» e del «soffitto di cristallo» che penalizzano la carriera delle donne nelle imprese (indicando rispettivamente la difficoltà iniziale ed i freni invisibili nell’accesso ai ruoli di leadership).

Il bilancio in Belgio 

Il Belgio è ancora lontano dal soddisfare gli obiettivi fissati dalla Convenzione di Pechino del 1995. Persiste uno scarto salariale del 23% tra uomini e donne, così come una divisione non paritaria dei compiti domestici, che per l’ 80% sono a carico del sesso femminile. Secondo il Professor De Schutter, il reddito medio di una donna in età pensionabile è pari al 39% di quello di un uomo.

Se la creazione di un ministero ad hoc rappresenta un primo passo, e se il suo piano d’azione non manca di ambizioni, resta tuttavia molto lavoro da fare per migliorare lo status delle madri di famiglia. Le donne, infatti, si trovano sempre più costrette a scegliere tra la carriera e la famiglia. Secondo le ultime statistiche presentate dall’ONE, l’età della madre al momento del parto si è alzata sensibilmente tra il 200 ed il 2010. È quindi necessario trovare il modo di far applicare alle donne tali diritti, detti “reali” o di “terza generazione” – diritti che dovrebbero permettere loro di compiere liberamente le proprie scelte, senza pressioni di tipo sociale o culturale. A tal fine, sarà indispensabile porre l’accento sull’ effettività delle varie legislazioni atte a stabilire un equilibrio tra vita familiare e vita professionale. Per il Belgio si tratta di una grande occasione per fare dei passi avanti in questo senso, con delle politiche innovatrici capaci di creare nuove sinergie tra i diversi organi di governo e gli attori politici sul campo.