[ita] "Despertar", il cortormetraggio sul tumore al seno che non parla di tumore al seno

Articolo pubblicato il 03 novembre 2016
Articolo pubblicato il 03 novembre 2016

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Oggi, 19 ottobre, Giornata Mndiale contro il tumore al seno, rivendichiamo il cortometraggio "Despertar" di Sara Gallardo e Antonio Campos, vincitore del concorso DocuExprés nell'ultima edizione di Alcances, Festival De Cine Documental, avvenuto in Cadice dal 10 all'11 settembre.

Sfondo nero nel Gran Teatro Falla di Cadice. Silenzio sepolcrale di un pubblico in attesa. Il pancoscenico, famoso in tutto il mondo per il Concorso Ufficiale di Gruppi Carnevaleschi (COAC), si è trasformato in uno schermo cinematografico gigante. È la notte del 10 settembre 2016 e il teatro gaditano ospita il galà inaugurale dell'ultima edizione di Alcances, Festival de Cine Documental. Inizia la colonna sonora del cotrometraggio Despertar, opera di Miguel Ángel Ruiz Medina e Fernando Moreno, e con essa il canto alla vita, all'illusione, al sorriso che esprime  il cortometraggio vincitore di DocuExprés, un concorso per ogni tipo di pubblico che precede il Festival e per il quale i partecipanti devono sviluppare, girare e produrre un cortometraggio in tre giorni soltanto. 

Si dice che non c'è due senza tre. E questa sembra essere la storia dei registi di questo cortometraggio che è "un cortometraggio sul tumore al seno che non parla del tumore al seno": Sara Gallardo, dell'azienda del settore audiovisvo Relatoras Producciones, e il giornalista Antonio Campos. Sara e Antonio iniziarono la loro avventura in Alcances tre edizioni orsono come "un modo per condividere del tempo assieme perché ci piace lavorare assieme, ma professionalmente non ne abbiamo mai avuto la possibilità", ci racconta Sara. Da tre anni, segnano questi giorni sul calendario e gustano quei momenti in cui fanno quello che gli piace. Quest'anno, "dopo averne parlato tanto, siamo arrivati al tumore al seno in maniera positiva, perché non volevamo rendere vittime le donne, ma ritrarle come le guerriere che sono dentro".

Quindi, dopo la storia delle tre rose di Tabacalera che furono fucilate per aver posto una bandiera repubblicana nella fabbrica di tabacchi in Cigarreras e la storia d'immigrazione attraverso la musica in Griots, arriva Despertar. "L'idea era quella di mostrare come Cadice reagisce di fronte al cancro, come la gente è capace di trasformare il dolore in qualcosa di positivo e, oltretutto, in questo modo riesce ad aiutare molte persone. Come l'effetto farfalla, una cosa che inizia qui e che finisce per trasformarlo completamente", ci dice Sara con il suo sguardo sereno e la voce ferma della guerriera che anche lei ha dentro.

"E le donne, quando arrivate e dite, vogliamo fare un documentario su di voi, come reagiscono?", le chiediamo. "Tutte divinamente. Nessuna ha avuto nulla da dirire. Inoltre, è un documentario sul tumore al seno, ma molto strano, perché in realtà non si parla del tumore al seno. Sì, ci sono alcuni accenni, ma niente di evidente.  Abbiamo chiesto loro di fare cose che non hanno quasi nulla a che vedere con quello che fanno e l'hanno fatto, senza avere mai nulla da ridire", risponde Sara.

Perché Despertar, in realtà, parla della goia di vivere, di quanto sia bella la vita nonostante le difficoltà che si incontrano. "Girare il cortometraggio è stato divertentissimo. Ci rendavamo davvero conto di quello che facevamo mentre lo facevamo", ricorda la co-regista, la quale pensa che il documentario non può essere qualcosa di statico con un copione prefissato. "Eravamo sorpresi perché avevamo paura di cercare allegria e sorrisi e che fossero delle persone serie", ci dice. "Perché non sapevamo davvero come avessero preso la loro malattia e ci hanno sopreso molto." "Hanno dato a tutti una lezione di vita", riassume. La lezione che riceve chiunque veda questa storia, grazie allo sguardo di Sara e Antonio.

"Quando vi si dice che avete vinto, come vi sentite?", le chiediamo. "Io ho gridato come una pazza. Non ho provato nemmeno vergogna nell'alzarmi e gritare. La sensazione è stata importantissima, non tanto perché avevamo vinto il premio, ma perché sentivamo che le vincitrici erano loro ed effettivamente abbiamo donato il premio a loro." Loro sono le donne che hanno affrontato il tuore al seno e che continuano la loro lotta contro la malattia in Agamama (Associazione Gatidana di Donne con Tumore al Seno), nel progetto "Únicas y valientes", nella boutique di estetica oncologica "Vivir en rosa" o nell'Associazione Spagnola Contro il Cancro (AECC) di San Fernando. E della notte del 10 settembre nella Falla loro sono state le vere protagoniste: "La mia sorpresa, non avendo mai ritirato un premio nel Falla, è stata non vedere nulla davanti a te, solo buio pesto. Ero un po' triste, perché volevo vedere le loro facce. Ma anche senza vederle, ho sollevato il premio, l'ho posto in avanti e tutte loro hanno applaudito come delle pazze, perché per loro anche questo è un granellino di sabbia nella lotta al tumore al seno".