[ita] Correttezza politica: quando le parole diventano gaffe

Articolo pubblicato il 26 dicembre 2015
Articolo pubblicato il 26 dicembre 2015

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Essere politici non è difficile, ma lo è essere politicamente corretti: l' uso di termini come valanga, invasione oppure sfruttabile può diventare fatale. Il politically correct [correttezza politica, ndr] (CP) è sempre più richiesto, ma anche sempre più spesso al centro di critiche. Un contributo sugli usi della lingua, tra opinioni discordanti e rispetto.

Da madrelingua inglese e sostenitore di un uso della lingua politicamente corretto è abbastanza semplice capire cosa si può dire e cosa è proibito. Politically correct terms è il nome dell’app che può venire in soccorso agli utenti alla ricerca di espressioni neutrali. Si scopre così che sarebbe opportuno parlare di domestic engineer al posto di housewife (it. casalinga) e di motivationally dispossessed anziché di lazy (it. pigro). E in caso di dubbio sulla correttezza politica della propria visione del mondo, la pagina Internet HelloQuizzy propone un test per verificare se si è capaci di esprimersi in società o se magari è necessario riaggiustare il tiro.

Sebbene non sia ancora stata sviluppata una simile applicazione per madrelingua tedeschi, un inventario delle espressioni tedesche a connotazione negativa, pronto ad essere consultato al bisogno, potrebbe rivelarsi un successone. O almeno così sembra, visti i numerosi scivoloni, voluti o meno che siano, sulla scena dei dibattiti pubblici.

Valanghe, invasioni e altre calamità

Il dibattito sui rifugiati si presta benissimo a testare l’uso corretto della lingua nell’era della cultura del politicamente corretto e a rendersi conto che trasversalmente in tutti gli schieramenti politici gli scivoloni verbali voluti o meno sono ormai una gaffe ricorrente. 

Una scelta lessicale particolarmente infelice è quella fatta da Claudia Roth (i Verdi) all’inizio di settembre, alla trasmissione “Menschen bei Maischberger”, parlando di “persone non immediatamente sfruttabili”… ops! Contestata in quattro e quattr’otto.

Un’ondata di indignazione è stata invece scatenata dalla similitudine della valanga del Ministro Schäuble e dall’espressione "invasione di profughi", usata dai politici bavaresi della CSU, in riferimento al numero elevato di persone in fuga che hanno varcato le frontiere nazionali. Mentre il primo si è guadagnato i titoli delle prime pagine dei giornali, i secondi hanno dovuto dimettersi.

La Germania è minacciata da una valanga di profughi, ha affermato il Ministro delle finanze a un evento a Berlino. “Le valanghe possono essere provocate da uno sciatore sbadato che va sul pendio e smuove un po’ di neve”, queste le parole di Schäuble. La stampa tedesca locale e nazionale è stata subito unanime: il Ministro ha fatto una gaffe: non si possono paragonare le persone bisognose alle calamità naturali.

Se si volesse creare un inventario di espressioni proibite, invasione, valanga e sfruttabile figurerebbero senz’altro nella categoria di parole più politicamente scorrette del 2015.

Un’azione di pulizia linguistica (!) sembra essere la conseguenza diretta della ricerca di espressioni sostitutive che non ledano nessuno. Questo è almeno quanto credono gli oppositori della cultura del politicamente corretto.

Gradisce un epiteto?

“La correttezza politica è come un gigantesco effetto placebo: fa finta di non vedere i problemi reali utilizzando sempre nuove parole astratte”, è quanto sostenuto dal politico della SPD Heinz Buschowsky nel 2014, in un’intervista con Alfred Schier (v. video in basso, dal min. 28:17). L’ex sindaco del quartiere di Neukölln (Berlino) elenca una serie di espressioni neutrali o politicamente corrette che “creano un mondo privo di problemi”. Uno studente che marina la scuola è un “giovane distante dalla scuola”, quelli che picchiano altri studenti diventano “studenti eccentrici”, chi ha gravi problemi di socializzazione diventa, per un’agenzia di collocamento, una persona “dal profilo marcatamente individuale”, racconta Buschowsky. 

Il mondo del politicamente corretto è naturalmente condannato a creare continui neologismi. Infatti non appena una parola riceve connotazioni negative c’è bisogno di nuove espressioni neutre.

Tuttavia la cultura del politicamente corretto, che ha l’obiettivo di non ferire le persone mediante la lingua, viene spesso incolpata di creare una cultura della sfiducia. L'abilità di combinare le divergenze di opinione  con la garanzia di rispetto richiede del resto molta pratica.

Cultura del politicamente corretto: garante di cosa?

I sostenitori del politicamente corretto vengono chiamati, in modo spregiativo, custodi della virtù da parte dei critici della correttezza politica a ogni costo. Così si è espresso nel 2013 Matthias Heitmann, nel suo contributo “Politicamente corretto, ovvero coltivare la sfiducia” (pubblicato in Cicero, rivista di cultura politica), riguardo all’essenza autoritaria della correttezza politica. La tesi sostenuta da Heitmann è che al centro del politicamete corretto ci sia il disprezzo per l’essere umano.

Argomentando  in modo ancora più incisivo, Heitmann afferma che il politicamente corretto aspira a proteggere l’essere umano dagli atteggiamenti scorretti propri o altrui, a scapito della  libertà individuale. Heitmann si mostra combattivo e incita a costruirsi opinioni proprie, a difenderle a spada tratta e a non lasciare che gli altri impediscano di parlare o di pensare a nostro modo.

Conciliare

Ma c’è un altro modo di essere meno offensivi e più efficaci? È possibile difendere il proprio punto di vista, non lasciare che gli altri ci impediscano di parlare, gestire le nostre scelte lessicali –politicamente corrette o scorrette che siano – e al contempo riuscire a far passare un messaggio in modo politicamente corretto?

Parlando della riunificazione tedesca e dei suoi oppositori viene citata spesso una frase con cui uno dei partner europei aveva espresso tutto il suo disappunto nei confronti della caduta del Muro.

“Amo a tal punto la Germania che vorrei ce ne fossero due”. (Di proposito non farò il nome dell’autore di questa frase).

Questo modello di frase nomina i problemi senza nominarli. E a ogni abile oratore si apre la porta delle giuste obiezioni. Il motto: “trovare la via di mezzo”.