[ita] CATALOGNA: RIFACCIAMO LA COSTITUZIONE?

Articolo pubblicato il 26 gennaio 2014
Articolo pubblicato il 26 gennaio 2014

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In Ca­ta­logna alcune assemblee cittadine preparano la costituzione del loro futuro stato. Ma ciò che più sta a cuore alle loro rivendicazioni non è tanto l'indipendenza, quanto la giustizia sociale. 

Domenica 18 gennaio­ una ventina di persone hanno organizzato delle riunioni nel seminterrato dell'Orfeó Mar­ti­nenc, un centro culturale a nord-est di Bar­ce­llona. Provenienti da tutto il quartire di Clot-Cam­pa de l'Ar­pa, si sono riuniti per aprire un dibattito sul futuro della costituzione catalana. «Questa è la prima volta che partecipo, spiega Luisa Mar­tin, una pensionata del quartiere. Voglio uscire dalla massa silenziosa, e agire.» Al suo fianco, Rosa Mat­teu comincia a prendere note sul proprio quaderno. Militante di un partito di sinistra, partecipa da molti mesi a questa assemblea locale, per « cambiare la po­li­tica. »

« TUTTI POSSONO PARTECIPARE »

All'altro capo della stanza, Fran­cesc Consue­gra apre un grande striscione su cui è scritto « Pro­cés Consti­tuent a Ca­ta­lu­nya » (pro­ces­so costi­tuente della Ca­ta­logna, ndr). Questo giu­rista di 51 anni, alto e calvo, ha organizzato questa assemblea locale con l'aiuto di qualche amico, lo scorso settembre.« Visto la situazione politica in Spagna e in Europa, bisogna reinventarla! », dice ridendo. Al momento il suo compito nel comitato d'organizzazione dell'assemblea è quello di organizzare le riunioni e fissare gli ordini del giorno. « Tutti possono partecipare! », insiste.

Una volta che tutte le sedie sono posizionate in circolo, i partecipanti si siedono e cominciano i dibattiti. Il primo punto all'ordine del giorno è il diritto di voto a 16 anni. « Questo è un obiettivo di democrazia radicale! », an­nuncia Rosa, che difende ferocemente questa causa. « A 16 anni si può cominciare a lavorare, quindi è ovvio che si possa anche votare », aggiunge Fran­cesc, seduto di fronte a lei. Ma durante l'assemblea sorgono delle critiche: « A quell'età si è troppo giovani! », esclama un uomo. « Si può essere facilmente manipolati », rincara un uomo seduto accanto a lui. « È fuori discussione ri­batte Fran­cesc : a 20, 25 o anche 50 si può essere manipolati. Non è questione d'età. » Si passa ai voti, a mani levate, e il privvedimento è approvato a maggioranza assoluta. Rosa abbozza un sorriso, e mette una croce sulle questioni del giorno. 

ALl'ori­gine : UNA SUORA E UN ECONOMISTA

L'As­sem­blea di Clot-Camp de l'Ar­pa non è la sola a preparare la futura costituzione. In tutta la Ca­ta­logna circa 120 as­sem­blee lo­cali par­te­cipano a questo « pro­ces­so costituente ». Sono tutte supervisionate da un'assemblea generale a cui vengono inviati dei delegati. Sette assemblee tematiche trattano anche temi più specifici, come l'ambiente, l'immigrazione o l'istruzione.

Le assemblee costituenti sono apparse a seguito di un appello lanciato da una suora benedettina, Te­resa For­cades e dall'eco­no­mista Ar­cadi Oli­veres. Ospiti al programma Singulars, trasmesso dalla televisione catalana, l'aprile scorso, hanno esposto la loro idea: un progetto di costituzione, redatto dai cittadini stessi, in maniera democratica e partecipativa.

Te­resa For­cades e Ar­cadi Oli­veres, alla trasmissione « Sin­gu­lars »

« L'obiettivo di questo progetto di costituzione è di permettere l'unione delle forze di sinistra in occasione delle prossime elezioni », spiega Ar­cadi Oli­veres. Il manifesto da lui redatto insieme a Te­resa For­cades prevede dieci punti a carattere « di sinistra » molto marcato: valorizzazione della banca pubblica, istituzione di una democrazia più partecipativa, riconversione ecologica, e uscita dall'OTAN. Vogliono essere pronti nell'eventualità in cui Artur Mas, il presidente della Ca­ta­logna, decida di anticipare le elezioni.

La prio­rità : la gius­tizia so­ciale, non l'in­di­pendenza

Nonostante stiano preparando una costituzione catalana, il processo costituente si distingue dalle altre organizzazioni indipendentiste. « Per noi l'in­di­pen­denza è un punto importante, ma non quello più importante, in­siste Ar­cadi Oli­veres. Ciò che a noi importa più di ogni cosa è cambiare la società, renderla più equa », ap­prova Jordi Espin, uno dei coordinatori dell'assemblea di Ter­rassa, una città a 20 chilometri a nord di Bar­cel­lona.

« Te­resa For­cades e Ar­cadi Oli­veres sono in favore di uno stato catalano, giudica Sal­va­dor Car­dus, sociologo catalano implicato nella causa indipendentista. Ma il loro movimento costituente non lavora a stretto contatto con le altri associazioni indipendentiste. » Così durante la gran­de catena u­mana or­ga­ni­zzata l'11 sep­tembre a fa­vore dell'indipendenza, le as­sem­blee lo­cali hanno costituito la loro propria catena. Lei faceva un tour della sede della Caixa, una gran­de ban­ca bar­ce­llo­nese.