[ita] Brexit : a tavola!

Articolo pubblicato il 08 settembre 2017
Articolo pubblicato il 08 settembre 2017

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I 27 capi di stato e di governo si sono accordati sabato 29 aprile sulle principali linee direttrici relative ai negoziati con il Regno Unito. Che le feste abbiano inizio allora.

Ci siamo... insomma quasi! Bisogna ancora attendere le elezioni britanniche dell'8 giugno, e dopo i negoziati potranno davvero iniziare, l'ipotesi "più sensata", secondo la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Poiché sapevano con cognizione di causa che l'intero mondo aveva gli occhi puntati su Bruxelles, i capi europei hanno voluto mostrare una coesione di facciata in occasione di questo Consiglio Europeo dedicato all'articolo 50 TUE e all'uscita del Regno Unito. Il Presidente della Commissione non ha d'altronde nascosto la propria soddisfazione riguardo al tempo necessario per adottare tali linee direttrici: 15 minuti. "Unity in action", ha sobriamente pubblicato sul suo profilo Twitter.

E il 29 aprile scorso, le divisioni sembravano appartenere al passato. Dimenticate le polemiche dell'ultimo Consiglio Europeo, in cui Beata Szydlo, prima ministra della Polonia, aveva votato da sola contro la rielezione del compatriota, Donald Tusk, a capo di questa istituzione. Sepolte le tensioni con il primo ministro ungherese, Viktor Orban, rimasto sotto i riflettori nel corso delle ultime settimane, con la sua controversa legge sull'insegnamento superiore. "Mi hanno detto di fare il bravo", ha dichiarato uscendo dal vertice del partito popolare europeo, tenutosi a Bruxelles questa settimana, secondo Euobserver.

Alcuni mesi dopo

Così, circa un anno dopo il voto del referendum dei cittadini britannici per l'uscita dall'Unione Europea, le varie parti si potranno mettere intorno al tavolo per negoziare.

Si è dovuta effettivamente attendere la notifica del governo di Theresa May lo scorso 31 marzo per adottare ufficialmente la procedura di uscita. Dopodiché, i 27 Stati membri avrebbero dovuto trovare una posizione comune sulla modalità di affrontare i negoziati, allo scopo di restare uniti e forti in questo braccio di ferro imminente. Ma se si è ancora lontani da un accordo e da una qualsiasi posizione circa i contenuti, le questioni principali sono state identificate.

Dei negoziati globali

Come proclamato a gran voce dal voto del 23 giugno 2016, il futuro accordo fra l'Unione Europea e il Regno Unito non sarà un accordo "à la carte". Se i britannici desiderano mantenere dei rapporti economici forti con l'UE, specialmente attraverso l'espediente della libertà di circolazione dei beni e/o capitali, dovranno acconsentire al mantenimento della libertà di circolazione dei lavoratori. Che fu eppure uno dei punti chiave del "programma" degli antieuropeisti e di Nigel Farage.

Le conclusioni del Consiglio Europeo del 29 aprile sono chiare in merito: le quattro libertà del mercato unico sono indivisibili e non può esserci un'attuazione parziale. Le negoziazioni si condurranno dunque sulle quattro libertà di circolazione prese in tutt'uno e non saranno dunque considerate separatamente.

Il futuro dei cittadini

Uno degli aspetti più tangibili del futuro delle relazioni fra l'UE e il Regno Unito riguarda in particolare i cittadini. La libertà di circolazione dei cittadini è un aspetto fondamentale della costruzione europea e il voto dell'anno scorso ha reso incerta la loro situazione. Che fare delle decine di migliaia di cittadini europei stabilitisi nel Regno Unito, e viceversa? Ecco una delle emergenze principali sul fronte della dirigenza dell'Unione Europea, come ha sottolineato Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, parlando dei cittadini come la "priorità numero uno (…) di cui vogliamo rispettare e assicurare innanzitutto i diritti".

Tuttavia non sembrava che il loro futuro fosse direttamente minacciato, avendo Theresa May dichiarato precedentemente di volere "garantire i diritti dei cittadini dell'Unione Europea già residenti nel Regno Unito e quelli dei cittadini britannici residenti in altri Stati membri".

Irlanda: la seconda riunificazione europea?

Le linee direttrici adottate il 29 aprile sottolineano la necessità di rispettare l'Accordo del Venerdì Santo, sottoscritto nel 1998 per porre fine al conflitto esistente in Irlanda fra unionisti e repubblicani. Quest'ultimo atto aprirebbe uno spiraglio alla riunificazione dell'isola, per mezzo di un referendum.

Il primo ministro irlandese Enda Kenny ha confermato che in quest'ultimo caso, l'Irlanda del Nord farebbe automaticamente parte dell'UE, avendo il 56% degli abitanti del nord dell'isola votato contro la Brexit. Nondimeno, Kenny ha ammesso che le condizioni per la gestione di un referendum non sono tutte presenti. "Si tratta di qualcosa che potrà accadere in futuro, ma non in un futuro immediato", ha dichiarato.

In ogni caso, i cittadini nord-irlandesi che vogliono fare parte dell'UE non hanno bisogno di aspettare un'ipotetica riunificazione: l'accordo del 1998 concede loro il diritto alla nazionalità irlandese se lo desiderano.

Adesso che i principali punti sono stati messi sul tavolo, i 27 ed il Regno Unito hanno a disposizione due anni per mettere tutto a punto. Il caso non è chiuso...