[ita] Berlin : Leila, il negozio dove tutto è gratuito

Articolo pubblicato il 21 agosto 2014
Articolo pubblicato il 21 agosto 2014

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Immaginate un negozio dove tutto è gratis ... Questo tesoro di Ali Baba si trova a Berlino con il nome di Leila. Il negozio associativo aderisce al principio di economia solidale e condividere tutto: oggetti, idee, ma anche le responsabilità dei volontari. Una domanda: come funziona?

Leila ha aperto le sue porte due anni nel quartiere Prenzlauer Berg nel nord est di Berlino.

Creata da Nikolai Wolfert, il negozio associativo propone ai suoi 550 membri di prendere in prestito volontariamente e gratuitamente oggetti di vita quotidiana. Questa iniziativa solidale e ecologista prende parte in uno stile di vita di distribuzione di risorse preziose per i berlinesi.

CONCETTO INEDITO

La presentazione davanti alla facciata giallo pastello di Leila stona in questo tranquillo quartiere della capitale tedesca. La porta è aperta, quindi basta affacciarsi per intravedere l'insieme di giochi di tavoli, divani, articoli di sport, serie di HiFi, elettrodomestici...

In queste tre stanze, di quà e di là, tutti trovano la propria felicità. In una sola ora, una ventina di persone entrano nella tenda associativa en cerca della pietra preziosa. Tra di loro, una giovane berlinese alla moda in cerca di una camicia per andare al Holi Fes­ti­val.

Un piccolo collegiale di 5 anni da un gioco a sua madre. Una persona esce orgogliosa con un carretto per il suo trasloco.

Tra questo viavai, Ni­ko­lai Wol­fert, il fondatore di Leila, consiglia e realizza scambi con i visitatori. Il berlinese di 27 anni inventò e più tardi concettualizzato l'associazione in risposta alla nostra società di consumo eccessivo, caratterizzata dallo spreco.

La sua "bibloteca di oggetti", come la chiama lui, da una seconda opportunità agli accessori che smettono di essere utili. Questo, secondo la logica, "utlizza, ripara e ricicla". "Prendiamo l'esempio del trapano", spiega lui. "Uno studio dimostra che lo utilizziamo solo cinque minuti durante 20 anni. Dopo, lo abbandoniamo nel nostro armadio. E' una tristezza. Leila permette di rendere visibile ciò che noi abbiamo in abbondanza".

Nella prima staza del negozio, tutti possono venire volontariamente e tutto è gratuito. Le due seguenti stanze sono riservate ai membri e al prestito.

L'adesione al negozio è semplice: donare un oggetto nel corso di 2 ore ogni 6 mesi se il membro desidere aiutare il negozio. Le donazioni sono benvenute, però non sono obbligatorie. "Leila non ha l'intenzione di captare soldi", afferma il fondatore, difensore della crescita zero e innanzitutto vede la sua associazione come un hobby e come un luogo di scambio.

Inoltre, l'associazione funziona ugualmente intorno la distribuzione di responsabilità tra la decina di volontari. Brice Ar­nau­deau, francese di 22 anni, si unì alla società all'inizio dell'anno e apprezza questo sistema orizzontale. "Non c'è gerarchia", precisa con entusiasmo. "Ogni volontario decide di aiutare secondo le sue competenze e interesse". Ordinare, classificare, etichettare, consigliare, promuovere l'associazione, ogni uno cerca il suo luogo felicemente.

AMBIZIONE LOCALE, VISIONE GLOBALE

Leila è solo una sfaccettatura di un movimento berlinese più globale di un una distribuzione di risorse. Nikolai nomina così altre organizzazione tedesche che propongono alternative al iper consumismo.

La pagina web Food Sha­ring propone in regalo agli abitanti le sue alimenti in eccedenza. Nella capitale tedesca, non è nemmeno raro vedere "Gi­ve­box" giganti nei cuali gli abitanti lasciano e recuperano vestiti e oggetti usati. I luoghi del baratto tra vicini e i giardini condivisi hanno conquistato la Germania. Per Brice, che ha studiato lo sviluppo sostenibile a Tolosa, la Germania è in lontananza un paese precursore in materia di economia solidale. "A Tolosa, quando proponi idee alternative hai persino l'etichetta da hippie o di sfaticato che vuole cambiare il mondo. A Berlino questo prende un'altra prospettiva". Il compromesso sembra effettivamente più naturale. "E' evidente, abbiamo sempre meno risorse e più consumiamo" afferma Jonas, volontario di 31 anni. "Però tutti possiamo intervenire entro i nostri limiti".

Creare un sistema transitorio, l'utopia si trasforma in realtà prima di passare per il locale. "Lo scopo è che la comunità approssimativamente rafforza i vincoli di uno stesso progetto", analizza Brice. Nel quartiere residenziale di Prenz­lauer Berg, la scommessa sembra è riuscita. L'associazione funziona grazie al passaparola e riunisce tanto le famiglie benestanti quanto i giovani ecologisti e senza tetto. Il fondatore, sostenitore della distribuzione di conoscenza, incita agli altri imprenditotri di esportare il suo concetto. Questo sistema alternativo si sviluppa poco a poco e un'altra Leila è stata appena aperta a Vienna. Nikolai è convinto che questo modello può funzionare in tutta Europa. Brice tuttavia aggiunge alcune norme che favoriscono altri paesi. "Per far si che Leila funzioni bene in Francia possiamo immaginare un massimo di oggetti da prendere in prestito o una piccola multa se non si restituiscono in tempo" suggerisce paragonando con umorismo la disciplina della nostra nazionalità. Però l'alternativa sembra promettente. E a Nikolai lo diverte: questa settimana, più di quattro giornalisti di differenti nazionalità vennero a trovarlo...