[ita] Belgio: « un governo senza il PS, è già di per sé una riforma dello Stato »

Articolo pubblicato il 03 novembre 2014
Articolo pubblicato il 03 novembre 2014

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Un governo belga senza una maggioranza francofona, dei ministri sconosciuti e delle questioni comunitarie pronte ad esplodere in qualsiasi momento... Un esperto di scienze politiche ci presenta la nuova coalizione « svedese » in Belgio.

Il nuovo governo belga è a dir poco atipico ma almeno saranno bastati soltanto cinque mesi per formarlo!  Nicolas Bouteca, politologo belga all'università di Gand, ci espone la sua analisi. 

Problemi di rappresentanza 

Quando il Belgio è stato creato, esistevano dei partiti federali ma con l'avvento  della divisione linguistica dei partiti, verso la fine degli anni 60, e con la creazione di gruppi linguistici in Parlamento nel 1970, le cose sono cambiate.   

Su un arco di 44 anni,  il governo belga non è stato rappresentato dalla maggioranza di una di queste comunità per ben 16 anni. I francofoni e i fiamminghi erano in minoranza al governo rispettivamente per 10 e 6 anni. 

Ma ciò che succede adesso, « è senza precedenti » secondo Nicolas Bouteca : ai francofoni mancano 12 seggi per essere rappresentati almeno a metà. In passato si trattava di una manciata al massimo.  

A Bruxelles, il sistema è diverso da quello dello Stato federale: prima di poter formare un governo c'è bisogno di una maggioranza da entrambe le parti della frontiera linguistica. « Sono dei partiti come il CD&V [cristiano fiammingo ] o la N-VA [nazionalista fiammingo] che attribuiscono importanza al fatto che debba esserci una maggioranza in entrambi i gruppi linguistici ». In effetti, dato che la stragrande maggioranza degli abitanti di Bruxelles è francofona, i gruppi politici fiamminghi hanno pochi elettori. 

Tuttavia, quando si arriva a livello federale, questi stessi partiti ritengono che la maggioranza da entrambe le parti non è più necessaria.  « Non penso che sia del tutto onesto da parte loro. Se il contrario succedesse a Bruxelles, non lo riterrebbero onesto di sicuro », spiega Nicolas Bouteca. Un governo in cui la parte francofona è in minoranza rischia di condurre ad un sistema in cui si ha l'impressione che tutte le riforme socio-economiche vengono adottate dallo « Stato belga-fiammingo ».

Dei ministri francofoni sconosciuti 

Secondo i sondaggi, il primo ministro francofono è più apprezzato nelle Fiandre che in Vallonia. La maggior parte dei Fiamminghi ritiene ugualmente che non importa che vi sia una minoranza francofona. Ricordiamoci che i Fiamminghi, per via dell'assenza della N-VA, erano a loro volta in minoranza durante l'ultimo governo belga. 

Il primo ministro Charles Michel, e il ministro degli esteri, Didier Reynders, sono conosciuti dagli abitanti di lingua fiamminga tanto quanto gli altri ministri francofoni sono sconosciuti, secondo Nicolas Bouteca : « Sono sconosciuti non solo per la gente comune ma anche per me e per le persone che seguono in maniera approfondita l'attualità politica. »

Questo governo ha una peculiarità singolare: il Partito socialista non ne fa parte. Il partito di Elio Di Rupo, primo in Vallonia e a Bruxelles, è stato escluso dallo Stato federale dopo 25 anni al potere.

Durante il precedente mandato, era la N-VA ad essere assente nonostante fosse il partito più importante delle Fiandre; si fa a turno. Forse, per i membri della N-VA, l'assenza del PS è sufficiente per far dimenticare le ambizioni comunitarie: « un governo senza il PS, è già di per sé una riforma dello Stato », sostengono alcuni membri della N-VA, secondo Nicolas Bouteca.

E del resto è la prima volta che una famiglia politica rappresenta da sola il resto dei francofoni: il partito liberale (MR) ha raccolto quasi il 27 % dei voti in Vallonia. È per qesto motivo che il MR ha ottenuto sette cariche tra cui quella di primo ministro. « Non hanno sempre ottenuto le cariche più importanti », fa notare tuttavia il politologo belga.

Questioni comunitarie: delle bombe a scoppio ritardato

Nicolas Bouteca ritiene quel la N-VA vuol far vedere che questo governo funziona. A suo parere, il partito potrebbe presentarsi alle elezioni del 2019 dicendo: « Abbiamo cambiato tutto e per poter continuare dobbiamo installare il confederalismo e di conseguenza un'altra riforma dello Stato. »

Nell'accordo governativo, solo una frase fa riferimento all'aspetto istituzionale: « Sul piano istituzionale, durante l'intera legislatura, si tratta dunque di attuare la sesta riforma dello Stato. »

Stando così le cose, per 5 anni la N-VA dovrebbe, in teoria, ignorare il suo programma per un confederalismo, tappa che precede l'indipendenza delle Fiandre, secondo i nazionalisti. Tuttavia, delle questioni che sanno di comunitario potrebbero sconvolgere i piani durante questo mandato. Nicolas Bouteca ne cita qualcuna che potrebbe esplodere entro il 2019. 

Le elezioni comunali sono previste per il 2018, cosa che rischia di creare qualche problema. In Belgio, alcuni sindaci francofoni, come Damien Thiéry (MR) non sono candidati perché non rispettano la « circolare Peeters » : hanno inviato le convocazioni per il voto in francese agli abitanti francofoni di un comune fiammingo mentre la legge vuole che tali documenti vengano inviati in olandese. 

Altre questioni potrebbero ugualmente rovinare la festa. La stipulazione di accordi di cooperazione tra le entità federate e lo Stato federale sarà l'occasione per vedere se il federalismo belga resisterà a una Vallonia e a una regione di Bruxelles di sinistra tenendo presente che la destra è al potere sia nelle Fiandre che al federale. 

Articolo scritto in seguito ad un'intervista del 21 ottobre all'università di Gand. 

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