[ita] Ballando con le stelle (della politica)

Articolo pubblicato il 26 agosto 2016
Articolo pubblicato il 26 agosto 2016

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[OPINIONE] Secondo l'ex ministro della giustizia inglese Michael Gove la gente ne ha "fin sopra i capelli" degli esperti e nelle campagne politiche mondiali a farla da padrone sono le personalità più che la politica vera e propria. A questo è lecito chiedersi: siamo forse testimoni di una crisi della democrazia?

Ogni volta che capita di seguire una delle recenti campagne politiche come il referendum sul Brexit o le elezioni presidenziali americane si finisce inevitabilmente per chiedersi: cos'è successo alla democrazia?

Oltre ad offrire uno sguardo piuttosto tetro sull'attuale ordine mondiale, sembra che questa forma di governo, normalemente apprezzata, sia arrivata ad un bivio. Piuttosto che concentrarsi sui fatti o sulle possibili soluzioni retoriche o reali che siano, le campagne assomigliano più ad una gara di popolarità basata su chi ha indossato cosa, chi ha stretto la mano di chi e, soprattutto, chi ha rilasciato la dichiarazione più ridicola, con gli elettori impegnati in un balletto coreografato con le stelle della politica.

Non solo il significato della parola democrazia viene sminuito da questo reality show tutto politico, ma sembra ci sia anche la tendenza sempre più forte a parlare della necessità di una " corretta" democrazia piuttosto che della democrazia. In altre parole, le persone ancora in grado di pensare liberamente temono che gli elettori stiano scegliendo gli attori sbagliati in questo show. Stiamo davvero assistendo ad una crisi della democrazia?

Secondo l'autore belga David Van Reybrouk le elezioni sono un male per la democrazia, tanto da affermare nel suo ultimo articolo per the Guardian che negli ultimi 10 anni un numero considerevole di individui in tutto il mondo ha chiesto a gran voce un leader che non dovesse avere a che fare con parlamento ed elezioni stesse e, come se non bastasse, la fiducia nel governo e nei partiti politici ha raggiunto un picco storico, ma in negativo.

Il bisogno di un leader carismatico e di meno democrazia spiega magnificamente il fascino di politici a favore della Brexit come Nigel Farage o l'ascesa di Donald Trump, sebbene tracce di tutto ciò possano essere ritrovate anche nei paesi a sud-est in Europa. L'anno scorso si è svolto in Grecia un nuovo referendum alla luce del nuovo protocollo finanziario della Troika, con la cosìdetta campagna "OXI" diventata sinonimo di un generale senso di insoddisfazione nei confronti della "solidarietà" europea, trovando l'appoggio di altri gruppi simili in altri paesi europei. La gente non aveva più fiducia né nel vecchio né tantomeno nel nuovo governo e si chedeva a gran voce che gli interventi di Bruxelles venissero limitati in tutto il mondo della politica.

In realtà non solo i greci ad aver perso fiducia nell Europa. Lo stesso fenomeno si sta infatti lentamente verificando un pò in tutti gli stati membri, in particolare in Serbia: secondo un recente studio condotto dall'instituto per gli affari europei con sede a Belgrado il processo di integrazione è tutt'altro che coeso e il 51% dei giovani serbi pensa che il loro paese debba mettere fine a questo progetto,

Questo cambiamento nell'ideologia politica rappresenta un vero e proprio rompicapo per i Balcani. Quando si vedono nazioni di successo, almeno sulla carta, come il Regno Unito buttarsi a capofitto sugli avanzi dell'antico ordine liberale, si capisce immendiatamente che l'UE non funziona come dovrebbe. A questo pu to ci si chiede: come può l'Unione Europea avere la presunzione di continuare a dichiararsi il non-plus-ultra politicamente parlando anche se il suo processo democratico si è trasformato in una sorta di "Keeping Up with Brussels"( Seguiamo Bruxelles)? Le elezioni non possono essere solo delle elezioni, ma un dibattito moderno con ragionamenti che prendono in considerazione le paure e le perplessità degli elettori, Sembra semplice? Lo è. É semplicemente un reality senza show.