[ita] 2015: Un'Europa felice di votare?

Articolo pubblicato il 17 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 17 febbraio 2015

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Il 2014 è stato l'anno del rinnovo delle istituzioni europee. Ma se Bruxelles scampa a un terremoto politico nel 2015, le elezioni nazionali potrebbero cambiare le carte in tavola. 

Il bello dell'Unione Europea è che non si vede mai la fine del ciclo elettorale. Il 2014 è stato l'anno delle elezioni europee e dei nuovi capi delle principali istituzioni dell'EU. Ma anche le elezioni nazionali contanto nella politica dell'EU.

Le questioni europee come l'euro, il debito e la crisi finanziaria, l'immigrazione e il cambiamento climatico sono o dovrebbero essere nel menu dei dibattiti elettorali nazionali per i mesi che seguiranno. Cafébabel Brussels propone qui un'anticipazione delle elezioni da tenere d'occhio nei prossimi mesi.

L'Europa meridionale svolterà a sinistra?

Domenica 25 gennaio il partito di sinistra radicale Syriza, dopo aver vinto le elezioni europee del 2014, è favorito per la vittoria delle prime elezioni nazionali del continente europeo. Oggi Syriza è il secondo partito greco ed è guidato dal carismatico Alexis Tsipras. Il suo programma propone di mettere un freno ai drastici tagli di budget  e rinegoziare il debito pubblico del paese, che nel 2014 rappresenta più del 125% del suo prodotto interno lordo [cioè se tutta l'economia pagasse il debito in una volta sola, non sarebbe sufficiente]. Gli ultimi sondaggi indicano che Syriza non avrà la maggioranza nel prossimo Parlamento e sarà costretta ad allearsi con altre formazioni politiche per creare un governo stabile.

I venti del cambiamento soffiano anche in Spagna con il nuovo partito Podemos ("Possiamo"). Questo partito, che non ha ancora festeggiato il primo anniversario (è stato fondato nel marzo 2014) è il terzo del paese. Nato anche lui contro le misure di austerità e la disoccupazione di massa, Podemos vedrà il suo primo test elettorale nazionale questa primavera con le elezioni nazionali e regionali. Ma l'obiettivo principale sono le prossime elezioni nazionali di questo autunno. Pablo Iglesias, membro del Parlamento Europeo dalla scorso maggio (il partito ha ottenuto cinque seggi, un risultato impressionante per questa nuova formazione politica) ne è sicuro: avranno successo e vinceranno le prossime elezioni.

Questi cambiamenti in Grecia e Spagna saranno interessanti. Se questi partiti arrivano primi nei rispettivi paesi, potreanno cambiare gli equilibri tra gli Stati membri a Bruxelles. 

Chi avrebbe scommesso che il sistema britannico sarebbe diventato multipartitico?

Il Regno Unito è entrato in campagna elettorale e ce ne siamo accorti. Le prossime elezioni di maggio saranno diverse dal solito. Secondo i sondaggi, è la prima volta che entraimbi i partiti maggiori, i conservatori e i laburisti, potrebbero non raggiungere il 60% dei voti. La causa principale dell'emergenza è il United-Kingdom Independence Party, o UKIP, vincitore delle ultime elezioni europee e guidato da Nigel Farage. Per la prima volta in oltre un secolo un'elezione nazionale non è stata vinta da un partito dell'establishment. In questo momento i sondaggi valutano questo "strano" partito conservatore, libertario, un po' popolusta e anti-europeista tra il 10% e il 18% dei voti. Un bel cambiamento per il Regno.

I tempi cambiano anche a sinistra del quadro politico. Il Partito Verde e lo Scottish National Party sono in buona forma ed entrambi otterrebbero, se le elezioni si svolgessero oggi, più o meno gli stessi risultati dell'UKIP. Preferiti dagli elettori giovani e al primo voto, scommettono su nuovi ideali progressisti e nuove riforme in materia di devoluzione. Secondo un sondaggio del Guardian (20 gennaio) rappresentano un'altra novità; la politica britannica è pronta per una coalizione.

La lista "da tenere a mente"?

Le elezioni polacche meritano di essere tenute d'occhio. Il Primo Ministro Ewa Kopacz, che ha sostituito Donald Tusk (ora Presidente del Consiglio Europeo) affronterà quest'anno i voti per le elezioni locali e nazionali. Varsavia è sempre più importante nel gioco politico dell'EU. La Polonia è sfuggita al ristagno economico dell'Eurozona e la sua diplomazia è essenziale quando l'EU ha a che fare con l'Ucraina o la Russia.

Furoi dall'EU possiamo citare le elezioni nazionali e locali in Israele a febbraio. L'attuale Primo Ministro, Benjamin Netanyahu, è duramente criticato sul piano nazionale e internazionale per la grave crisi economica e il picco delle tensioni verso i palestinesi. Ma potrebbe trarre vantaggio dalla situazione, dato che "gli piace stare al centro ed essere la voce più progressista all'interno della sua coalizione", come ho sentito alla radio francese durante il caffè mattutino.

Anche le elezioni nazionali del 2015 in Svizzera avranno effetti sui rapporti del paese con l'Unione Europea. Nel febbraio 2014 i votanti svizzeri hanno chiesto di porre fine agli accordi di libera circolazione con i paesi vicini e l'Unione Europea ha sospeso tutti i programmi congiunti come Erasmus.

Ultime ma non ultile, al di là dell'atlantico le elezioni primarie per il prossimo Presidnete degli Stati Uniti sconvolgeranno l'agenda politica sia dei Democratici sia dei Repubblicani. E' troppo presto per dire che si affermerà come candidato ufficiale, ma è probabile che i lavori legislativi rallenteranno a Washington. Alcuni leader europei come David Cameron hanno quindi richiesto negoziati intensivi per il TTIP [l'accordo di libero scambio tra gli Stati Uniti e l'Unione Europea], ma ci vorranno anni per raggiungere un accordo. 

Proofread by Sarah Batterton