Istantanee dall'Albania

Articolo pubblicato il 08 ottobre 2004
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Articolo pubblicato il 08 ottobre 2004

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Islam, mafia e storia tormentata: cartolina dalle coste illiriche.

Con un’estensione di poco meno di 30.000 km2, popolato da 3,3 milioni di abitanti, al tempo stesso agricolo e pastorale, circondato da lagune, l'Albania è incastrata tra l’Adriatico, il Montenegro, il Kosovo, la Macedonia e la Grecia.

Lunga attesa quella degli albanesi. Discendenti degli illiri, dominati da Alessandro Magno, cristianizzati, invasi dai barbari e dagli slavi in seguito, il loro paese fu annesso da Carlo d’Angiò, Rex Albaniae nel 1272; nel 1343 vennero quindi assaliti dai serbi di Etienne Duisan e sottomessi dai guerrieri della Sublime Porta. Dovranno aspettare infine fino al 1912 per dichiarare la propria indipendenza e formare una popolazione omogenea.

Regime stalinista

Attualmente si calcola che il 96% della popolazione sia di origine albanese ed il 4% di origine greca o slava. Il 70% della popolazione è di confessione musulmana (essenzialmente sunnita): il resto è ripartito tra cattolici a nord, ed ortodossi autonomisti. A questa omogeneità si sovrappone il sogno di una Grande Albania: ed in effetti venne lasciato fuori dalla frontiere del 1913 un numero importante di albanofoni, oggi sparpagliati in Grecia, Macedonia, Serbia…

Nel 1912 in breve, l'Albania si liberò dal giogo ottomano e divenne indipendente. Smembrata dai vincitori della Grande Guerra e dai firmatari dell'accordo di Londra del 1915, è accolta finalmente presso la Società delle Nazioni nel 1920 con le frontiere del 1913. Dal 1939 al 1944 viene occupata dall'Italia: la resistenza si organizza ben presto sotto la guida del feroce Enver Hodja, destinato a diventare uno dei più strenui dittatori della sua epoca. Dal 1945 al 1985 questi condanna il suo paese ad un regime stalinista ortodossa: reclusa ed autarchica, l'Albania si lancia in una partnership con la Cina che finirà male, condannando il paese all’isolamento.

Nel 1990, sotto le pressioni di piazza, i successori di Hodja devono accettare degli stravolgimenti e consentire alla formazione, l’11 giugno 1991, di un governo di “stabilità nazionale”.

Da allora, la reputazione dell'Albania evolve. Non tanto in bene. Da paese tra i più repressivi d’Europa orientale, a nido di una delle mafie più terribili della regione. Eppure Tirana non è mai stata in passato così vicina ai nostri confini, all’Europa, alla possibilità di un'adesione all'Unione europea come oggi. Poiché dal 2002 beneficia già di un Accordo di Stabilizzazione e di Associazione. E’ quindi venuto il momento di spazzar via gli stereotipi e di approfondire maggiormente i caratteri di questo paese.

Corruzione ed alfabetizzazione elevate

La società albanese è organizzata attorno a clan dalle dure condizioni di vita: capo clan, pendenze ereditarie, applicazione delle leggi del Kanun che fissa le regole della vendetta… contribuiscono a darci di questo paese un'immagine arcaica. Si stima ad esempio che nella città di Shköder vivano parecchie migliaia di famiglie in “esilio interiore” in attesa della vendetta di un altro clan.

Il paese trae la maggior parte delle sue risorse dal settore petrolifero e dall'agricoltura, dall'allevamento e dall'acquacoltura. Si contano oggi 466.000 piccole colonie agricole che praticano per lo più un'agricoltura estensiva (ortaggi, bovini, ovini, esportazioni lattiere). L'aquacoltura si è sviluppata in mare, nelle lagune (mitilicoltura) o nei laghi ed i fiumi (ciprinicoltura).

In generale è possibile registrare molti progressi, ma l'Albania subisce ancora una crisi energetica incisiva (con frequenti cali di corrente), e raggiunge comunque il livello di vita più basso della regione. Per adempiere i criteri dell'Accordo con la Ue, da un punto di vista politico od economico, l'Albania si è dovuta impegnare a riformare la propria situazione interna (lotta alla corruzione, riciclaggio di denaro sporco, crimine organizzato, rispetto dei diritti umani), e la propria economia (rispetto delle norme in materia di appalti pubblici, libertà di circolazione di beni, capitali e persone, adozione di una stringente legislazione veterinaria e sanitaria). Non bisogna però neanche nascondere il fatto che l'Albania conosce anche uno dei tassi di scolarizzazione più elevati dei Balcani, una delle legislazioni più agili in fatto di creazione di imprese e conta sei organismi di micro finanziamento su cui le sue 55.000 piccole imprese si appoggiano per svilupparsi.

La mafia albanese c’è e rimane, ma non si può ridurre l'Albania semplicemente a ciò. Il suo avvicinamento all’Unione europea pone invece un’altra questione cruciale: l’integrazione nell’Unione di un paese musulmano le cui credenziali europee sono marcate a fuoco nel cuore stesso del nostro continente.