Islanda: i banditi dell'Atlantico

Articolo pubblicato il 08 aprile 2016
Articolo pubblicato il 08 aprile 2016

(Opinione) "È un po' come se dovessimo imparare di nuovo a ridere”, commenta la scrittrice islandese Guðrún Eva Mínervudótti riguardo il duro colpo che i Panama Papers hanno inferto al suo Paese. Enormi proteste sono sorte a Reykjavik questa settimana, dopo le rivelazioni sulle società offshore di svariate figure pubbliche. Martedì, il Primo ministro si è dimesso. Diario dall'Islanda.

di Guðrún Eva Mínervudóttir 

Quando Sigmundur Davíð Gunnlaugsson salì alla ribalta come leader del Partito Progressista, molte persone, me inclusa, lo accolsero con una risata incredula. «Non puoi andartene in giro a parlare di nazionalismi privi di senso e di altre palesi stupidaggini ed essere eletto,» pensavamo, «è chiaro a tutti. Le persone valutano la democrazia. Noi vogliamo qualcuno che almeno finga decentemente».

Era il leader del Partito Indipendentista, Bjarni Benediktsson, a sembrare più minaccioso. Nonostante fosse goffo, ambiguo negli affari, e non particolarmente carismatico, lui almeno era di bell'aspetto, meno palesemente folle di Sigmundur, e proveniva da una famiglia considerata da molti quella dei sovrani naturali dell'isola.

Smettemmo tutti di ridere quando entrambi iniziarono a raccogliere consensi. Era ovvio che la gente stesse credendo alle bizzarre promesse di Sigmundur, che si impegnava a cedere soldi sottoforma di piccole riduzioni dei mutui. Chi non possiede proprietà, non è tutelato da nessuno, viene lasciato da solo a cavasela in un mercato affittuario impossibile. Non mi sarei mai aspettata di vedere dei simili fessi incompetenti prevalere e spianarsi la strada verso il potere, per poi brandirlo così apertamente contro la gente, a servizio unicamente dei più ricchi.

Come è potuto succedere? L’Islanda è stata presa a pugni durante la crisi finanziaria. Le persone erano confuse e arrabbiate, ma soprattutto terrorizzate. Forse, quando abbiamo paura, avvertiamo una spinta naturale verso un leader forte (ovvero sociopatico) che ci protegga con ogni mezzo possibile? Magari tutto ciò è semplicemente umano, e l'unico rimedio è smettere di avere paura (si legga anche «tutto sta andando e andrà bene»).

Dopo le elezioni, nel maggio 2013, ogni scommessa era chiusa. I due partiti in carica non persero tempo quando si trattò di succhiare soldi allo Stato, all'educazione, alla cultura e a tutti i servizi dovuti alla gente in cambio delle tasse. I soldi finirono nelle profonde tasche dei più facoltosi, e questo era per lo più chiaro a tutti, fatta eccezione per coloro che non potevano ammettere che le ultime elezioni erano state un errore. Noi, come Nazione, ci siamo trovati tenuti in ostaggio da dei banditi. Quello che la gente non realizzò era che quelle tasche erano talmente profonde, da raggiungere direttamente i Caraibi. Ironia della sorte: adesso le persone stanno facendo affidamento sul Partito Pirata per togliersi dai guai.

Panama Papers: le manifestazioni di protesta in Islanda (via Euronews)

Quando i Panama Papers sono stati portati alla luce, molti di coloro che ancora si aggrappavano all'idea di un leader paterno, una persona a cui «dare i propri soldi» e che si opponesse agli avidi stranieri, hanno dovuto finalmente aprire gli occhi e hanno ricevuto il messaggio. La verità adesso è lì: distesa, nuda e cruda, e tutti la possono vedere. Centinaia di miliardi di corone islandesi sono state risucchiate ai danni Stato e di altre istituzioni vitali. È un'emorragia; sono tante scuole e ospedali mancati; una somma moltissime volte superiore allo stipendio di una vita di un lavoratore medio.

Finora, i Panama Papers hanno rivelato che almeno 600 islandesi hanno accumulato denaro in paradisi fiscali: circa lo 0,2% dell’intera Nazione (per avere un termine di paragone, per esempio, i 450 canadesi coinvolti corrispondono circa allo 0,00014% della popolazione nazionale). Non è come avere un paio di sanguisughe che tentano di succhiare il sangue a un elefante: è più come un gatto che viene squartato con dei machete. È un po' come se dovessimo imparare di nuovo a ridere, di fronte alla ridicolaggine di tutto ciò. Il Governo è più che corrotto: queste persone sono davvero fuori di testa. La loro intera condotta è un tradimento, se qualcosa di simile può mai accadere.

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Guðrún Eva Mínervudóttir ha scritto cinque romanzi e vinto l'Icelandic Literary Prize 2012 per Tutto si risveglia con un bacio (Allt með kossi vekur).