Islam-democrazia: io ti amo, e tu?

Articolo pubblicato il 10 giugno 2003
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Articolo pubblicato il 10 giugno 2003

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La storia dell'Islam lo dimostra: l'evoluzione politica è indipendente dai veti dei mullah. E' tempo di combattere le paure più irrazionali.

Sono numerosi gli europei che brandiscono lo spettro dell'islamismo per gridare il loro rigetto di una civiltà che giudicano estranea ai valori dell'Occidente. Tra i pregiudizi frequentemente attribuiti al mondo musulmano si annovera l'incompatibilità dell'Islam con il pluralismo politico, il suo rifiuto della separazione del religioso dal politico o ancora la sua più totale inattitudine alla democrazia. Dal momento in cui si affrontano le questioni dei valori e delle credenze, le reazioni sfiorano spesso l'irrazionale. Come se vedessimo erigersi una barriera sempre più insormontabile tra un'Europa garante dei diritti dell'uomo e della democrazia, ed un mondo arabo-musulmano condannato alla dittatura laica o alla democrazia islamica. Secondo la linea culturalista aperta da Samuel Huntington e del suo scontro di civiltà, l'Islam sarebbe incompatibile con la democrazia.

Islam è democrazia

Le prime argomentazioni sull’incompatibilità tra Islam e democrazia riposano sull’idea che l’Islam non riconoscerebbe il pluralismo. In effetti si conta, tra i pensatori islamici, un gruppo antidemocratico che rifiuta il pluralismo in quanto minerebbe l’unità strutturale della comunità musulmana (umma), quest’unità così oggettivata dal consenso degli Ulemà (i dottori dell’Islam) e dalla superiorità della legge divina. Ma un altro gruppo anti-democratico afferma al contrario che esiste una distinzione fondamentale tra la sfera del politico e del religioso. E’ ad esempio il caso dei Fratelli musulmani di cui Rachet Ghanouchi scrive : « Smettete di dire che la democrazia è estranea alla nostra cultura. Avete torto, l’Islam è la democrazia. Le libertà non potrebbero essere un pericolo per l’Islam, poiché esse ne costituiscono l’essenza ». I versetti successivi del Corano vengono spesso citati a sostegno di questo punto di vista: « Tu, essere umano. Ti abbiamo creato a partire da un uomo e una donna. Vi abbiamo suddivisi in gruppi e tribù affinché vi conosciate gli uni con gli altri ». Questi versetti mostrano che il Dio musulmano riconosce bene il pluralismo ed insiste sulla necessità di dialogo tra i popoli. Il diritto all’opposizione oggettiva è ugualmente riconosciuto dalla charia, ossia dall’insieme delle regole religiose dell’Islam. E’ così che il califfo Abou Bakr ha chiesto di essere aiutato quand’era nel giusto cammino e di essere corretto quando era su quello sbagliato. Insomma dire che l’Islam è incompatibile con il pluralismo è una falsità. L’unità strutturale della comunità musulmana è del resto una chimera, dal momento che le società arabe sono basate su strutture claniche a loro volta organizzate in piccole comunità.

Charia contro vox populi

Anche il rapporto che intercorre tra Islam e secolarismo pone molti problemi. L’Islam, basato com’è sulla legge divina, può riconoscere i gruppi che non lo rispettano? Il leader del Fronte Islamico della Salvezza (FIS), Abbassi Madani, ha dichiarato che non riconoscerà le decisioni della maggioranza a meno che esse non siano conformi alla charia : « colui che è nemico dell’Islam è nemico del popolo ». D’altro canto, se l’esperienza ha mostrato che i movimenti politici islamici erano molto intolleranti verso i gruppi non-religiosi, i Paesi musulmani non sono mai stati sotto il controllo diretto del potere religioso. Un fâqîh (specialista della legge ndr) non è mai stato al potere, così come i califfi Omeyadi, gli Absidi, manlûks (capi di guerra ndr) e i sultani ottomani non sono mai stati dei fâqîh.

Le democrazie occidentali non sono del resto esenti da riferimenti religiosi: le costituzioni tedesca, britannica ed americana (“In God, we trust”) fanno tutte riferimento al cristianesimo. E che dire delle costituzioni svizzera e norvegese che vietano a coloro che non sono cristiani di lavorare nella magistratura suprema? Tutte le democrazie riconoscono certi principi intangibili, persino la Francia così laica. E la costituzione tedesca afferma che alcun diritto sarà garantito al cittadino che non riconosce esplicitamente i suoi principi.

Quando l’Occidente si prende gioco della democrazia

Bisogna del resto tener conto della psicologia della maggioranza dei paesi arabi che sostengono di respingere la democrazia in quanto imposizione dei valori imperialisti dell’dall’Occidente. La relazione dell’Islam con l’Occidente è ampiamente intrisa di conflitti identitari. I Paesi musulmani associano in effetti i valori democratici alle potenze dominanti che sono riuscite a prevalere imponendo il loro predominio sui loro paesi. L’uso restrittivo della democrazia in questi paesi ha ugualmente contribuito a screditarla. Un gran numero di leader islamici ha sofferto la repressione delle democrazie che affermavano al contrario di riconoscere la libertà di pensiero. La Francia ha per esempio continuamente sostenuto dei governi democratici, che erano in realtà regimi totalitari che reprimevano i movimenti religiosi. E la difesa dei valori democratici è stata sempre utilizzata dalle potenze dominanti per intervenire nei paesi del Medio Oriente per motivi di tutt’altra natura. Allo stesso modo George Bush Senior interveniva già in Iraq nel 1991 per stabilire la democrazia. Forse è anche una diplomazia meno schizofrenica che potrebbe ridurre lo scontro di civiltà così temuto.

I legami ambigui tra gli islamici progressisti ed i rivoluzionari fanno dubitare, è vero, sull’autentica volontà delle democrazie islamiche di rispettare i valori democratici. Alcuni analisti ritengono che l’impegno degli islamici moderati nel gioco democratico non riveli altro che una strategia di conquista del potere – una conquista che sarebbe molto meno costosa dell’opzione militare – e non un’adesione profonda ai propri valori. Il grande pensatore Sayyid Qutba ha ugualmente sostenuto che esistevano dei legami tra certi gruppi islamici moderati ed altri gruppi clandestini rivoluzionari, questi ultimi pronti per una rivoluzione armata laddove i primi avessero fallito. I Fratelli Musulmani hanno effettivamente collaborato con l’organizzazione segreta al-jihaz al-khass ed hanno evidenziato lo stesso tipo di relazioni in Tunisia negli anni ottanta e novanta. Se è vero che questo pericolo esiste, non basta tuttavia per concludere l’incompatibilità dell’Islam con la democrazia.