Irlandesi in lotta contro la privatizzazione dell'acqua

Articolo pubblicato il 27 aprile 2015
Articolo pubblicato il 27 aprile 2015

Crisi abitativa, garanzie bancarie, indebitamento nascosto: l'Europa meridionale è stata duramente colpita dalla terribile crisi economica del 2008. Da quel momento, gli stati membri hanno adot-tato diversi approcci per porre rimedio alle proprie disgrazie economiche.

In Irlanda, la lotta contro l'austerità si è incentrata sulla privatizzazione dell'acqua

Mentre il resto dell'Europa puntava i piedi e temporeggiava contro la Troika, l'Irlanda ballava la danza dell'austerità e tornava per il bis. Questo ruolo le ha fatto guadagnare l'ostilità di altre nazioni sotto pressione. "Questa è la Grecia, non l'Irlanda: Resisteremo" recitava uno slogan per le strade di Atene nel 2011, mentre la Grecia veniva sottoposta al più grande programma di ricostruzione del debito degli ultimi tempi.

Tre anni dopo, l'immagine dell'Irlanda è molto diversa. In decine di migliaia marciano attraverso Dublino per esprimere lo scontento nei confronti della fondazione della famosa società privata di servizi, la Irish Water. Siamo ormai nel 2015 e le proteste sono ancora fortemente presenti: secondo stime approssimative, lo scorso mese sarebbero scese in strada tra le 30 e 40.000 persone. 

Una tale opposizione al rincaro dell'acqua potrebbe sembrare notevole, considerando la timida reazione dell'Irlanda alla precedente scia di tagli e maggiorazioni. Potrebbe sembrare perfino ingiustificata, visto che la maggior parte degli stati membri dell'UE ha già pagato le maggiorazioni sull'acqua, perfino a un tasso più alto. Molti manifestanti sono n realtà d'accordo sul fatto che l'acqua sia una risorsa per cui pagare. Comunque, tra le motivazioni del governo irlandese e quelle del popolo nelle strade ci sono differenze notevoli: un qualcosa che ha contribuito ad alimentare il dibattito sull'acqua.

Doppia tassazione? 

Per cominciare, molti dei manifestanti sostengono che l'acqua venga già pagata attraverso le tasse ordinarie, come le scuole, gli ospedali e i parchi. Risulta perciò fuorviante, perfino deleterio, che il governo introduca una tassazione esclusiva. Secondo l'Irish Water, l'acqua dovrebbe essere trattata come una risorsa, proprio come il petrolio e il gas, per cui richiede maggiori fondi e investimenti per assicurare un servizio di qualità. La questione dell'efficienza si riferisce al fatto che, ogni giorno, l'Irlanda perde quasi 50 milioni di litri di acqua attraverso le perdite delle tubature.

Un dato che non fa altro che alimentare la discussione. Coloro che sostengono la Irish Water affermano che i rincari dell'acqua siano necessari per pagare le riparazioni e la sostituzione delle tubature. Dall'altra parte, i manifestanti replicano che la compagnia non spende abbastanza per tali riparazioni, preferendo investire invece in pubblicità e consulenti. Essendo, questo delle perdite, un problema così diffuso, il conflitto ha mostrato ben pochi segni di risoluzione. E dire che le perdite non rappresentano nemmeno la metà delle difficoltà. In alcune parti del paese, bere quell'acqua può essere realmente pericoloso: i test periodici sulla qualità hanno evidenziato tracce di piombo (materiale di cui sono fatte le tubature), nonché di altre sostanze chimiche e di insetti.

L'altra (forse più profonda) questione non è tanto la logistica della Irish Water, quanto il principio. Sin dall'inizio della crisi dell'Euro, l'Irlanda ha optato per l'austerità, facendo molti sacrifici. Dal 2008, gli irlandesi hanno subito tagli salariali del 15%, la scomparsa di 30.000 di posti di lavoro nel settore pubblico e un rapido aumento dell'emigrazione giovanile. Senza questa migrazione, la disoccupazione giovanile dell'Irlanda sarebbe paragonabile a quella dell'Europa meridionale.

Una pressione estremamente chiara se si considera quanto il debito bancario dipendenda dai contribuenti irlandesi. Pur rappresentando poco più dell'1% della popolazione dell'UE, l'Irlanda ha pagato il 42% del costo totale della crisi bancaria europa, battendo per poco la Germania come maggior contribuente. Va ricordato che stiamo parlando della crisi bancaria europea e non irlandese.

La Irish Water è in realtà solo la punta dell'iceberg, se si parla delle difficoltà finanziarie finora sopportate dai cittadini irlandesi, ma la sua tangibilità, in quanto questione di ordine pubblico, l'ha resa il simbolo del punto di rottura di ogni condiscendenza della popolazione nell'affrontare l'austerità. Dopo tutto, se si vuole ostacolare e bloccare, è più facile installare contatori dell'acqua che ridurre i salari.

Questo mese, l'Irish Water chiederà ai contribuenti le prime indennità sull'acqua. Al portale si sono iscritti più di un milione di nuclei familiari, quasi due terzi di coloro che ne possono beneficiare. Si tratta di un grande miglioramento rispetto allo scorso anno, ma alcune questioni rimangono aperte: come farà il governo con coloro che si stanno ancora opponendo e quanti manifestanti anti-austerità reagiranno?

Rimanete sintonizzati.