Irlanda: figliol prodigo d’Europa?

Articolo pubblicato il 19 giugno 2008
Articolo pubblicato il 19 giugno 2008

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Gli irlandesi hanno veramente beneficiato più degli altri Paesi delle sovvenzioni europee? Il Paese ha conosciuto grande dinamismo tra gli anni Settanta e Novanta. E ora la crisi. Focus sul miracolo economico della Tigre celtica.

L'Irlanda, «uno dei più grandi successi dell’Unione Europea», dicono gli specialisti. Questo Paese, beneficiario di più di 60 miliardi di sovvenzioni europee a partire dal suo ingresso, nel 1973, diventerà contribuente ufficiale nel 2013. Possiamo interpretare il «No» al Trattato di Lisbona come un rifiuto, proprio nel momento in cui il Paese si vedeva presentare il conto?

È stata in parte l’Europa che ha permesso all’Irlanda di passare dallo status di Paese povero a quello con il secondo Pil per abitante di tutta l’Ue. Vediamo le tappe. Nel 1973 il Paese entra nella Cee, liberandosi dalla sua dipendenza economica dall’Ighilterra. Le sovvenzioni permettono ai contadini irlandesi di allinearsi ai prezzi agricoli comunitari, superiori a quelli imposti fino a quel momento dagli importatori britannici. Ma soprattutto, grazie alle sovvenzioni, il Paese ha un vero e proprio slancio, dopo un periodo di stagnazione economica e sociale.

Boom hi-tech

Negli anni Ottanta sono soprattutto le nuove tecnologie a beneficiare degli aiuti dell’Unione Europea. Numerosi investimenti stranieri vengono effettuati nell’elettronica, nell’informatica e nell’industria farmaceutica. Questi tre settori, che hanno beneficiato delle sovvenzione europee, hanno permesso all’Irlanda di raccogliere il frutto del suo lavoro all’inizio degli anni Novanta e di arrivare, nel 2001, a un tasso di crescita del 10,7%. Un record non solo nei Paesi Ue, ma anche in quelli l'Ocse. Bisogna dire, però, che questi risultati sono stati possibili grazie a un regime fiscale particolarmente basso, che ha incoraggiato gli investimenti. Se è vero che l’Irlanda ha ricevuto importanti finanziamenti da parte dell’Ue (fino al 5% del Pil del Paese), ha soprattutto saputo ottimizzarli in maniera efficace, scommettendo su settori importanti come, ad esempio, l’immobiliare, motore essenziale della crescita irlandese.

Euroscettico per paura?

Ma per capire lo stato d’animo degli irlandesi al momento del voto è necessario uno sguardo sulla situazione economica del Paese: una crescita del 3% e un tasso di disoccupazione del 4,7%. Cifre che farebbero sognare molti Paesi europei. Soltanto che la “Tigre celtica” sembra senza grinta: gli esperti stimano, per il 2008, una crescita dell’1,5%, forse 2%.

Il settore immobiliare, che è stato motore della crescita irlandese, è in crisi e ha portato l’inflazione al 5%, cifra superiore alla media europea. E mentre i prezzi continuano a salire, i salari stagnano. Il fenomeno è dovuto, in parte, all’arrivo dei lavoratori, soprattutto polacchi, con standard salariali più bassi. L’Irlanda è diventata, per la prima volta, un Paese d’immigrazione dopo l’adozione del Trattato di Nizza nel 2001, che permetteva ai Paesi europei di integrare l’Ue.

Prima di aver adottato questo Trattato gli irlandesi l’avevano rifiutato, non senza sentirsi dare dell’ingrato dagli altri Paesi Ue. Oggi, con l’economia in crisi, il fantasma dell’irlandese che perde il lavoro a causa dei polacchi si fa strada nell’immaginario collettivo. E questa paura è incarnata dall’Europa, vista come la causa del fenomeno.

Anche francesi e olandesi hanno detto «no»

La sfiducia provoca automaticamente un bisogno di protezione e di ripiegamento in sé. Questi fantasmi, inoltre, sono stati alimentati dalla mancanza di chiarezza che il Trattato di Lisbona si porta dietro in termini d’indipendenza fiscale. Perché è stata proprio l’indipendenza fiscale a permettere agli irlandesi un sviluppo spettacolare.

Francesi e olandesi avevano già detto «no» al progetto di Costituzione europea nel 2005. Ciononostante la Francia sia stata il grande beneficiario della Politica agricola comune (Pac), e oggi è tra i più grandi esportatori del pianeta. Ingrati gli irlandesi? Non più dei francesi. In un momento di crisi economica la paura gioca brutti scherzi.