Irlanda del Nord: il terrore continua

Articolo pubblicato il 10 marzo 2009
Articolo pubblicato il 10 marzo 2009
Lunedì scorso un nuovo attacco terroristico ha scosso l’Irlanda del Nord. Un agente di polizia è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco a Craigavon, vicino Belfast. Due soldati erano stati precedentemente uccisi in un attacco contro la base militare britannica. La responsabilità degli attacchi è stata rivendicata da gruppi scissionisti della Real Ira. Le reazioni della stampa europea.

The Irish Times, Irlanda

Con il secondo attacco in tre giorni, il terrore è tornato nell’Irlanda ©eurotopicsdel Nord. L’Irish Times condanna i responsabili: «Sopratutto, c’è la sfida a liberare la cultura irlandese dagli ultimi vestigi del vile rispetto per l’ideologia volgare e i metodi omicidi che ne derivano. A parte il prezzo che è stato pagato per il processo di pace e per aver accettato killer paramilitari (all’interno dei quali è nata negli anni Novanta la Real Ira, ndr), c’è stata una riluttanza a sfidare troppo fortemente l’opinione che la violenza fosse fondamentalmente giustificata. Dobbiamo renderci conto che per durante trent’anni il paramilitarismo non ha portato al popolo irlandese nient’altro che lacrime e sangue. Era, ed è, un vicolo cieco. Coloro che vorrebbero rilanciare il paramilitarismo devono essere trattati da tutti, non importa il credo politico, per quello che sono: nemici della democrazia, delle norme del vivere civile e dell’Irlanda».

Die Presse, Austria

Con le recenti uccisioni, i nazionalisti stanno tentando di far riesplodere la violenza nel Nord dell’Irlanda, scrive il giornale Die Presse . «Ciò che stanno facendo I “rinnegati” dell’Ira è diabolico. Stanno cercando di aprire, strappandole, le ferite della società nordirlandese che si erano appena rimarginate. Stanno tessendo il filo della discordia tra protestanti e cattolici nella speranza che le due comunità ancora una volta si ritrovino a combattere. A Belfast, gli attuali capi sono consci di questi piani e stanno facendo appello ai protestanti affinché non si lascino incitare a commettere atti di vendetta. Per quanto banale possa sembrare in quest’atmosfera, i politici nordirlandesi hanno ragione: l’importante adesso è mantenere la lucidità. È l’unico modo per aiutare ad opporsi ai piani omicida degli psicopatici dell’Ira. O almeno allo stesso modo di una polizia attenta».

Kainuun Sanomat, Finlandia

Il quotidiano Kainuun Sanomat riporta che l’impennata di violenza che ha scosso nuovamente l’Irlanda del Nord sia da attribuire in parte alla crisi economica: «Durante il processo di pace in Irlanda del Nord, l’economia si è sviluppata rapidamente e di conseguenza è stata colpita dalla crisi finanziaria. I prezzi delle proprietà immobiliari sono crollati di almeno un terzo nello scorso anno e la disoccupazione sta aumentando rapidamente (…) Il collasso del capitalismo finanziario sta radicalizzando diversi gruppi estremisti. Wall Street e i banchieri irresponsabili della City sono da colpevolizzare per questo disastro, per la perdita di posti di lavoro e per la miseria in tutto il mondo. Idee anarchiche-marxiste e il concetto di resistenza armata sono più in voga ora di quanto lo fossero negli ultimi dieci anni. Le autorità responsabili per la sicurezza devono stare all’erta, e non solo in Irlanda del Nord».

NRC Handelsblad, Paesi Bassi

Dopo i recenti attacchi nell’Irlanda del Nord, il quotidiano NRC Handelsblad scrive che la storia non sembra far altro che ripetersi: «La larghezza della coalizione non significa necessariamente che il passato sia stato dimenticato. Le tensioni tra protestanti e cattolici, che a volte coincidono con il divario tra ricchi e poveri, non sono state risolte. Molte generazioni hanno considerato dopotutto la polizia come un amico o come un nemico. Per decenni, quasi ogni arresto poteva essere visto come un atto politico, anche se riguardava semplicemente un normale crimine. (...) In un clima come questo la Real Ira è stata capace di mantenere la sua influenza nel corso dell’ultimo decennio. (...) Secondo le autorità, i responsabili di entrambi gli attacchi erano “desperados”. Tuttavia questo non significa che il problema sia una questione di cui si debbano occupare esclusivamente la polizia e la giustizia. Il pericolo non è passato. Gruppi come la Real Ira possono essere isolati solo se a Belfast si continua una politica di collaborazione».