Iran : il caso Maryam Monfared 

Articolo pubblicato il 29 dicembre 2016
Articolo pubblicato il 29 dicembre 2016

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Alla prigioniera politica Maryam Akbari Monfared, accusata per lite nei confronti degli autori del massacro del 1988 in Iran, sono vietate tutte le visite dei suoi bambini e della famiglia

Una bruciante ingiustizia

Maryam non ha fattoaltro che pubblicare una lettera in cui chiedeva spiegazioni per il massacro dei suoi prossimi nel 1988 e una inchiesta ufficiale. Ella desiderava in effetti conoscere l'identità degli autori e il luogo di sepoltura delle vittime.

Nella sua lettera, spiegava : “ Tre dei miei fratelli e una delle mie sorelle sono stati assassinati negli anni '80... Mio fratello cadetto Abdolreza aveva 17 anni quando è stato arrestato per aver venduto dei documenti sull'OMPI ed è stato condannato a tre anni di prigione. Le autorità si sono rifiutate di liberarlo durante gli anni successivi lo scadere della sua pena e l'hanno giustiziato nel 1988... L'altro mio fratello, Alireza, è stato arrestato l'8 Settembre 1981, processato e giustiziato 10 giorni più tardi... Nel corso della settima notte di lutto per mio fratello Alireza, le forze di sicurezza hanno effettuato un raid in casa nostra e hanno arrestato alcuni ospiti, oltre a mia madre e a mia sorella  Roghieh. Mia madre è stata liberata dopo cinque mesi, ma mia sorella è stata condannata a otto anni di prigione. E' stata poi giustiziata nell'agosto 1988, quando non era che ad un anno dalla fine della pena. "

Rifiuto delle cure mediche

Oltre al divieto di ricevere visite, Maryam si è vista anche rifiutare l'accesso alle cure mediche. Infatti, le autorità iraniane si sono rifiutate di condurla agli appuntamenti medici per curare la sua poliartrite reumatoide e i suoi problemi alla tiroide. Secondo il sostituto procuratore della prigione di Evin, questi appuntamenti sono stati annullati poiché Maryam è divenuta troppo "sfacciata". Sua sorella Reza fa appello all'ONU affinché si interessi alla questione di fronte a tutte queste ingiustizie.

Una prigioniera politica considerata come una " criminale " da dei criminali

La lettera di Maryam le è valsa le ire dell'ufficio del procuratore di Téhéran, che ha immediatamente vietato le visite del marito e dei bambini per un ordine a suo dire " venuto dall'alto". Il funzionario dell'ufficio ha allo stesso tempo risposto alla famiglia di Maryam in questi termini : "Cosa vuole sapere ? Quelli che hanno giustiziato suo fratello e sua sorella attualmente sono morti o troppo vecchi e suo fratello e sua sorella probabilmente sono sepolti nel cimitero di  Khavaran ". Egli ha inoltre minacciato la sua famiglia affermando che i reclami di Maryam non faranno che peggiorare la sua situazione e che le impediranno di lasciare temporaneamente la prigione o di essere liberata.

Una condanna piena di dubbi

Maryam è stata arrestata nel 2009 per la sua appartenenza al gruppo di opposizione proibito OMPI (Organizzazione dei Moudjahidin del Popolo d’Iran). Durante i primi cinque mesi, la sua famiglia ignorava dove si trovasse e la sua sorte.

Nel 2010, un tribunale rivoluzionario di Téhéran la condannò a 15 anni di prigione, basandosi su delle chiamate e delle visite alla sorella e al fratello membri dell’OMPI. Nei seguenti 43 giorni, ella fu incarcerata in isolamento e sottoposta a pesanti interrogatori senza possibilità di consultare un avvocato. I suoi diversi appelli sono stati rifiutati senza spiegazioni.

Un sostegno dagli altri prigionieri

Alcuni prigionieri politici della prigione di Gohardasht, nell'ovest di Téhéran, hanno pubblicato una lettera aperta per sostenere Maryam Akbari Monfared e il processo per le famiglie delle vittime del massacro del 1988 in Iran. Hanno ugualmente condattano la pressione esercitata dai responsabili dei penitenziari. Ecco un estratto della lettera : “ Mercoledì scorso, siamo stati informati che la prigioniera politica Maryam Akbari Monfared, è stata tenuta in isolamento per diverso tempo. I tre fratelli di Maryam e una sorella sono stati giustiziati negli anni '80, e tra questi due sono stati uccisi durante il massacro dei prigionieri politici dell'estate 1988.

Ora lo stesso processo di Maryam, che è pubblicato in questa lettera, è considerato dal regime come un crimine e questo regime corrotto, per timeore di queste lettere, ha fatto ricorso a pressioni psicologiche e a minacce contro di lei, e su ordine di un magistrato di alto rango, le visite settimanali del marito e dei fibli sono state interrotte fino a nuovo ordine.

Con questo approccio, il regime non solamente tortura lei, ma infligge anche delle sofferenze e delle torture mentali al marito e ai suoi giovani figli. "