Io, tutto solo nel bagno, dove sennò?

Articolo pubblicato il 16 gennaio 2014
Articolo pubblicato il 16 gennaio 2014

In un mondo ve­sti­to di egoi­smo, fac­cia­mo fa­ti­ca a tro­va­re il luogo di culto in cui il sé non si con­cre­tiz­zi. Una stan­za quo­ti­dia­na dell' "Io" aiuta un buon mi­liar­do di in­di­vi­dui in­fer­mi ad af­fer­mar­si. E ad amar­si.

Non prendiamoci in giro. Siamo sempre stati e saremo, sempre e soltanto, della stessa razza. Da quando l'uomo ha pensato che farsi il bagno dietro una porta chiusa fosse una buona idea, siamo il ricettacolo di un'energia narcisistica ineguagliabile. Oggi d'altronde si dice che il mondo sia sempre più incline ad ammirare se stesso, che ogni giorno che passa non sia che un ulteriore miscuglio di ego, che tutti quanti si dedichino all' "Io"...

oc­chio al­l'e­go

È certamente vero. Facebook non ha mai ospitato così tanti stati personali, così tanti album crudeli di foto di vacanze dal titolo "Ciao Parigi!" o così tanti messaggini di soddisfazione su un regime da strapazzo. Oggi Instagram invade la rete con i selfies più carini, di gente che mette la propria faccia con la stessa espressione di chi si sta mangiando una pizza. Mi spiace fare la parte del reazionario, ma ci tengo a sottolineare che l'auto-contemplazione fa parte della storia e che se c'è un biografo a cui confidare le storie di chi passa il tempo a guardarsi l'ombelico, quello sono io.

Non lo si dice mai abbastanza, ma è assurdo fino a che punto oggi un giro di chiavi (o due) può escluderti da un mondo esteriore freddo, traditore e insensibile all'affermazione dell'"io". Inoltre, alla faccia del ritratto stereotipato e stereotipante della nostra società, io sono – guardatevene bene – la vostra eccezione, la vostra cellula di ossigeno che, una volta chiusa la porta, vi autorizza a mettere tutto in ordine, che si tratti del vostro stato mentale o di quella piccola ciocca di capelli fuori posto. Ci si ispira, ci si guarda, ci si parla, ci si getta dell'acqua in faccia ma l'importante, diamine, è che si esiste. Spesso i corpi si lasciano andare, si appoggiano al muro e si lasciano scivolare sulla parete per poi accoccolarsi e infine rivelare il vero colore dei sentimenti che si sono tenuti nascosti per otto ore. È quello, di solito, il momento in cui bussiamo alla porta, in cui decidiamo di andare. E cominciamo a pensare che tutto va meglio.

BHL, Pho­to­shop e au­toe­ro­ti­smo

È un curioso gioco di specchi quello che opera tra un vasto campo sociale, dove uno si guarda i piedi, e un piccolo intimo spazio, in cui invece, ci si sforza finalmente di guardarsi la faccia. Così, anche un tipo grosso, stile Vitali Klitschko, è rimasto fermo – i guantoni appoggiati alle due estremità del lavabo – a intonarsi delle cose guardandosi negli occhi. Ammettiamolo una volta per tutte, quello specchio è ormai la vostra prima preoccupazione ontologica e delinea giorno dopo giorno il vostro riflesso più fedele. Convinte che tutti gli esseri umani passeranno di lì – almeno una volta al giorno – molte persone lasciano dolci e calorosi messaggi scritti col rossetto. Questi stessi messaggi che negli anni ‘90 erano diventati l'equivalente degli sms di oggi. Pensateci bene e ditemi quanti atti narcisistici, dalla fronte corrugata stile BHL al volto imbronciato, avete fatto finora. Difficile tenere il conto, vero?

Cercate di capire questo: la mania di fotografarsi a distanza di un braccio non è che il prolungamento furtivo di una preparazione fermentata nel fondo del proprio animo. Perché questa serie di ciocche ben pettinate, questo caos di labbra pitturate e questo visetto così ben truccato non sono che il risultato finale di uno studio estremamente elaborato davanti allo specchio. Come potremmo sopportare una tale esposizione virale se non fosse stata ripetuta svariate volte fino alla perfezione con l'ausilio di grandi quantità di accessori autoerotici? Perché altrimenti il nostro avatar non sarebbe che una pallida riproduzione di quelle orrende foto che raffigurano manichini senza fondotinta sulle spiagge. Occhio, il narcisismo è un piatto cucinato. E in fin dei conti mi sono sempre considerata il fotoshop pratico del pekin medio.

"Me ne vado", dice il giovane che più volte alla settimana trova nel confinamento tra le mattonelle dei muri il modo ideale per liberarsi di un peso eccessivo. Pur isolati e invulnerabili agli sguardi del mondo esterno, esitiamo raramente a passare la soglia della porta per andare a concretizzare quello che alcuni considerano il modello dell'atto personale. Non si tratta più di farsi notare, di presentarsi in maniera idiosincratica al mondo per mostrare la propria originalità. In un'epoca in cui ci si dimentica di se stessi ogni giorno di più, l'amore del sé non è piuttosto soprattutto un ritorno al sé, o letteralmente un'unione solidale con se stessi? Una cosa è certa e lo sarà ancora per molto tempo: io sono l'intimità, io sono me, l'ego, il megalomaniaco. Io sui generis.

- Que­sto ar­ti­co­lo fa parte di un dos­sier di fine anno de­di­ca­to al nar­ci­si­smo e quin­di ob­be­di­sce esclu­si­va­men­te alla vo­glia molto egoi­sta degli edi­to­ri di Ca­fe­ba­bel di pub­bli­ca­re fi­nal­men­te tutto ciò che gli hanno sem­pre vie­ta­to di scri­ve­re -