"Io sto con la sposa": da Milano a Stoccolma per chiedere asilo 

Articolo pubblicato il 28 settembre 2014
Articolo pubblicato il 28 settembre 2014

La rocambolesca storia di un gruppo di profughi provenienti da Siria e Palestina diventa un documentario, apprezzato dal pubblico e premiato alla Mostra del Cinema di Venezia.

Un corteo nuziale in viaggio da Milano a Stoccolma. Tremila chilometri in quattro giorni, tra il 14 e il 18 novembre 2013. Il matrimonio però è una “farsa”: gli sposi sono amici dei registi e fra gli invitati ci sono cinque palestinesi e siriani in fuga dai rispettivi paesi, sbarcati a Lampedusa e diretti in nord Europa per domandare asilo politico. Questa è la storia di “Io sto con la sposa”, documentario di Antonio Augugliaro, Gabriele del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry presentato nella sezione Orizzonti - Fuori concorso alla 71/a Mostra del Cinema di Venezia. Il film non è altro che un racconto in presa diretta di quei quattro giorni rocamboleschi on the road, alla ricerca di un futuro migliore lontano dall’orrore della guerra che sta infiammando quelle zone del Medio Oriente.

«Abbiamo cercato uno sguardo nuovo scevro da ogni vittimismo e commiserazione», dice Antonio Augugliaro. «Nel film raccontiamo prima di tutto una storia che ha il gusto dell'avventura, la dimensione del sogno e la forma di una maschera». Una storia coraggiosa che a Venezia ha messo d’accordo pubblico e critica: l’opera ha meritato standing ovation e commozione da parte del pubblico, senza contare le spettatrici venute ad assistere alla proiezione in abito da sposa. Inoltre si è aggiudicata tre premi collaterali: il Fedic, il premio Hrns (Human Rights Nights Award per il Cinema dei Diritti Umani) e il Premio di critica sociale “Sorriso diverso Venezia 2014”.

“Io sto con la sposa” è la fotografia di un’Europa transnazionale e solidale che va oltre le leggi e i controlli. È  l’altra faccia della “Fortezza Europa” che alza i suoi ponti levatoi. Non a caso, uno dei registi è Gabriele Del Grande, giornalista e blogger di Fortress Europe, il blog multilingue che dal 2006 racconta storie di frontiere attraversate ogni giorno da donne e uomini e disperati alla ricerca di uno scampoli di libertà e dignità. Neanche a farlo apposta, il film è uscito a pochi giorni di distanza dall’annuncio che presto l’operazione militare e umanitaria nel Mar Mediterraneo meridionale “Mare Nostrum”. Lanciata il 18 ottobre 2013 per fronteggiare l’emergenza umanitaria dovuta all’eccezionale afflusso di migranti nello Stretto di Sicilia, sarà sostituita a novembre dall’operazione europea Frontex Plus dell’agenzia UE per il controllo delle frontiere.

Ed è proprio in questo contesto che prende avvio “Io sto con la sposa”: fra i barconi che solcano il Mediterraneo, portando masse di disperati alla ricerca di un mondo migliore. In questa ricerca l’Italia spesso non è altro che una tappa di passaggio verso la destinazione definitiva. Ma spesso diventa il luogo in cui si arenano (o annegano) gli uomini, le donne, i bambini e le speranze.

Secondo stime dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), nel complesso circa 1.900 persone sono morte quest'anno in queste traversate, di cui 1.600 dall'inizio di giugno. Quest'anno gli sbarchi sono raddoppiati rispetto al 2013: l'anno scorso erano stati circa 60mila, mentre nel 2014, fino a questo momento, sono stati circa 124.380. Io sto con la sposa è una risposta coraggiosa e originale a questa situazione. I registi, in caso di denuncia, rischiano una condanna fino a 15 anni di carcere per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Il più grande crowdfunding del cinema italiano 

«Siamo stanchi di dividere gli esseri umani in legali e illegali. E siamo stanchi di contare i morti in mare. Non sono vittime della burrasca, ma di leggi europee alle quali è arrivato il momento di disobbedire per riaffermare il principio della libertà di circolazione», dichiara Gabriele Del Grande«Quando vedi arrivare gente del tuo paese e sai che stanno scappando da una guerra, senti che stai facendo una cosa giusta», aggiunge Khaled Soliman Al Nassiry. «Aiutare anche una sola persona ad uscire da quel mare di sangue, ti fa sentire dalla parte del giusto».

Un altro elemento peculiare del film è il suo finanziamento: è stato realizzato unicamente con una campagna di crowdsourcing. In soli 60 giorni sono stati raccolti 100mila euro, coinvolgendo 2617 “produttori dal basso” di 38 paesi diversi. Si tratta del più grande crowdfunding nella storia del cinema italiano, nonchè uno dei più importanti a livello internazionale sul fronte del documentario. 

Il film uscirà nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 9 ottobre.