Io, scrutatore (italiano) in Spagna

Articolo pubblicato il 05 gennaio 2009
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Articolo pubblicato il 05 gennaio 2009
Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di Fabio De Franceschi, vecchio amico mio e di cafebabel.com, per la serie: "Ho visto cose che voi italiani". Se anche tu hai una storia da raccontare sulla tua esperienza all'estero mandacela e la pubblicheremo.

Ormai, al settimo anno di residenza a Barcellona, le diatribe sui presunti sorpassi o non sorpassi della Spagna ai danni del nostro impantanato paese, sinceramente fanno un po’ ridere. Al di là delle statistiche prese in considerazione, e che fanno vagamente oscillare il momento del sorpassone, fare paragoni tra i due paesi è spesso imbarazzante.

Ovviamente, dato che questa affermazione può essere facilmente tacciata di esterofilia, apportare prove è quantomeno d’uopo. Questo più che una prova è un aneddoto, ma è funzionale allo scopo.

Insomma, si diede la casualità che alle ultime elezioni municipali di Barcellona (roba di un annetto e mezzo fa), il sottoscritto, in quanto residente, venne iscritto alle liste elettorali, benché “sporchissimo” immigrante. Inoltre, per uno scherzo del cieco destino o di qualche mano che ci vedeva alla grande, il sottoscritto venne scelto per fare da scrutinatore alle elezioni, con un modico rimborso spese di una quarantina di euro, o giù di lì. E vabbé.

Il giorno delle elezioni mi presento con tessera elettorale in mano e vado al seggio con un pizzico d’apprensione. Saranno state le storie d’amici italiani che passarono notti intere a lottare su schede ricontate, contese, discusse, battagliate fino ai denti con i rappresentanti dei partiti sul collo, sarà stato il clima che annunciava un sorpasso del centro-destra barcellonese, mi aspettavo una lunga giornata che nel migliore dei casi sarebbe finita a notte inoltrata, includendo vidimazioni, verbali e altri inferni burocratici.

Comunque, dopo aver formato il terzetto di scrutinatori, la giornata cominciò liscia, pochi elettori che si affacciavano al seggio, chi avendo appena fatto colazione, chi essendosi appena finito la “tapa” (e il vermuth) di mattina domenicale con sole.

Verso metà mattinata venimmo avvicinati da uno dei rappresentanti di lista, proprio del fatidico partito di centro-destra, affamato di prendere finalmente il controllo del consiglio municipale.

Il signore, che se non stava già in pensione c’era molto vicino, attacca bottone parlando di tempo e di politica astratta. E questo che vuole? Ammansirci per poterci prendere poi alla sprovvista alla resa dei conti finale? Beato lui!

Niente di tutto ciò. L’amabile tipo nel giro di poco tempo divenne inseparabile compagno di amene conversazioni sul distacco politica-cittadini e su come gli stessi rappresentanti di lista erano ormai poveri solleciti volontari sfruttati dai loro partiti. E si intratteneva con gli altri rappresentanti in altrettante tranquille e paciose chiacchierate sull’andamento delle elezioni e della Liga. Pensabile nel nostro paese? Mah.

La cosa più sorprendente del sistema elettorale spagnolo è che ogni elettore ha a disposizione una cabina per votare, ma l’elettore non è obbligato a farlo: può perfettamente prelevare la scheda dal bancone tra quelle di tutti i partiti (le liste sono bloccate) e metterla, in pubblico, dentro la busta e poi nell’urna. Anzi: i partiti mandano le schede a casa prima delle elezioni, così l’elettore può perfettamente metterla in busta a casa (perché perdere tempo al seggio?) per poi imbucarla al volo e via in piazza. Difficile pensare che in Italia la segretezza del voto possa essere garantita da un simile sistema, eppure in Spagna nessuno solleva obiezioni. Chissà com’è.

Alla chiusura dei seggi venne il turno degli scrutinatori di votare. Mi alzai con l’altro ragazzo per andare a prendere la nostra scheda, a metà tra la demotivazione di un voto pressocché inutile e la testarda spinta dell’obbligo civico. Di fronte alle schede, il pudore della segretezza del voto andò tranquillamente a farsi friggere

“aah, lo sapevo che avresti votato per XXX”

“e io lo immaginavo che tu eri di YYY”

“sì, vabbé, alla fine sono i meno peggio….”

Lo scrutinio fu un’allegro gioco dove scrutinatori e osservatori si aiutavano a fare pile di schede, commentando il relativo successo del partito anti-taurino e cercando di capire chi fosse stato il simpatico tipo che aveva votato falangista. Il tutto si svolse in una mezz’oretta; i seggi erano stati chiusi alle 20 e prima delle 21 eravamo tutti pronti per andare a casa. Prima di mezzanotte i risultati definitivi erano già dominio pubblico. Una tranquilla notte elettorale, piatto di pasta al tonno, e via.