Intervista con Mary Joyce

Articolo pubblicato il 17 novembre 2007
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Articolo pubblicato il 17 novembre 2007
«Nel Sud del mondo la realtà è il telefono cellulare» Mary Joyce è una ricercatrice e consulente americana che vive a Boston. Nel giugno 2005 fondò demologue.com, un network on line che raggruppava attivisti del mondo digitale. Questo sito non è più attivo ma ora gestisce un nuovo blog, zapboom.com col motto “attivisti digitali da una prospettiva globale”. Può essere contattata tramite il suo blog.

«Quando noi del Nord diciamo “digitale” pensiamo al computer ma questa non è la realtà del Sud del mondo. Qui la realtà sono i telefoni cellulari. Milioni di persone li usano per organizzarsi, spedire messaggi, prendere video e foto.» (Mary Joyce)

The_future_of_global_communication_is_cell_phone.jpgBen Heine: Come nacque demologue.com? Come si sono incontrati i primi membri della comunità? E quale è stato il tuo ruolo in tutta la vicenda?

Mary Joyce: Ho fondato demologue.com nel giugno 2005, quando ancora non c’erano altri membri all’infuori di me. Ho collaborato con diverse persone su progetti isolati, ma solo io potevo considerarmi membro a tutti gli effetti.

BH: Qual’era il pubblico di demologue.com?

MJ: L’obiettivo era raggiungere chiunque nel mondo. Ecco perché era in 4 lingue: inglese, francese, spagnolo e arabo. Ma non ho mai fatto promozione e così nessuno ne era a conoscenza. Di conseguenza non si è mai fondata una comunità vera e propria.

BH: La parola “demosfera” ha lo stesso significato dei termini “cyber-democracy” o “e-democracy”?

MJ: Secondo il Manifesto di Demosfera, scritta da me e Paramendra Bhagat, “la demosfera è una rete democratica digitale internazionale. È un ecosistema digitale di siti web, blog e cittadini digitali che sostengono i movimenti democratici nel mondo.” Posso aggiungere che può essere considerato parte della cyber-democracy o della e-democracy nella misura in cui la demosfera è un network che diffonde queste pratiche.

BH: Domologue.com è del tutto indipendente? Come si finanzia?

MJ: Vado molto fiera dellaparte finanziaria di Demologue.com; è anche un aspetto che avuto un certo impatto sui miei ultimi lavori. Si può dire che demologue.com è totalmente libero e finanziato da me. Costa $20 al mese per coprire le spese di editing del sito, grazie ai servizi di homestad.com. Ho creato io stessa il sito. Tutti progetti realizzati con l’aiuto dei collaborati sono gratuiti e realizzati tramite volontariato. Devo aggiungere che non ho mai cercato fonti esterne per finanziare demologue.com Questo è uno degli aspetti più interessanti di internet. Puoi fare un sacco di cose interessanti quasi gratuitamente e questo amplia la base di persone che possono fare attivismo politico.

MJ: Restare in contatto tramite internet è molto importante ma, se guardiamo al mondo intero, solo una minoranza ha accesso alla rete. Per questo servono gli attivisti di collegamento. Possono diffondere buone pratiche e rafforzare le campagne dei cittadini, che rimangono fondamentali fuori dal web se si vuole veramente cambiare qualcosa.

BH: Il tuo obiettivo è raggiungere gli attivisti del Sud del mondo, che spesso vivono sotto regimi dittatoriali. Questo sarebbe il compito di questi “attivisti di collegamento”. Come pensi di costruire questa comunità e di addestrare questi attivisti?

MJ: Non ho un piano per addestrare questi attivisti di collegamento. La mia idea è che in ogni paese ci possono essere persone pronte ad abbracciare questo ruolo di “attivisti di collegamento”. Non so se accadrà, ma non dipende solo da me.

BH: demologue.com cresce giorno dopo giorno. Come trovi questi “attivisti di collegamento” (per non parlare degli attivisti locali)?

Domination.jpgMJ: Non li recluto e demologue non sta crescendo. Attualmente è a un punto morto.

BH: Il blog può essere un buon modo per partecipare nelle questioni di politica internazionale. Quali pensi siano gli altri vantaggi di portare avanti un blog?

MJ: Mi aiuta a sviluppare le idee. Mi spinge a preoccuparmi di ciò che mi preoccupa giornalmente. Inoltre posso condividere le mie idee con pubblicamente.

BH: Usate un sito web wiki. Perché?

MJ: È una buona soluzione per formare un gruppo di persone impegnate su un progetto comune. Tutti possono contribuire a seconda dei propri impegni.

BH: Sebbene gli analisti, i cyber cafés sono principalmente luoghi deputati al divertimento. Pensi che possano essere anche strumenti utili per combattere il digital divide?

MJ: Credo che siano molto importanti e permettono di aumentare il numero di persone che possono accedere ad internet. Penso che la maggior parte di persone che si collega lo fa da computer condivisi in spazi pubblici piuttosto che da computer personali. Anche se la maggior parte dei ragazzi usa il web per divertimento è proprio con questo strumento che può crescere l’attivismo.

BH: Non credo che il tema del “digital divide” sia in realtà retorica dei paesi del Nord, che vogliono spingere i paesi del Sud ad abbracciare il medesimo modello di società e quindi diventare consumatori di tecnologia?

MJ: Un punto di vista originale che non avevo considerato finora. Credo che il “digital divide” sia un problema reale ma penso anche che il Sud debba risolverlo a modo suo, senza soluzioni imposte. La gente in India non sta comprando computer da migliaia di dollari, ma accedono ad internet dal cellulare.

BH: Recentemente si è parlato di computer molto economici venduti in Africa e India. Non credi che connessioni individuali tramite questi computer risolva più velocemente il problema dell’accesso a internet rispetto alla diffusione degli internet cafés dove spesso siedono uno accanto all’altro persone che non condividono lo stesso spirito militante?

MJ: Quando noi del Nord diciamo “digitale” pensiamo al computer ma questa non è la realtà del Sud del mondo. Qui la realtà sono i telefoni cellulari. Milioni di persone li usano per organizzarsi, spedire messaggi, prendere video e foto. Al nord amiamo i computer portatili e vorremmo darli anche al Sud. AM al Sud stanno già trovando le proprie soluzioni. Dobbiamo aiutarli a dar vita a qualcosa che sia sostenibile e adatto alle loro esigenze.

BH: Un’ ultima domanda: come definisci la società digitale ideale in poche parole?

MJ: Uguaglianza di comunicazione. Eguaglianza di informazione. Sostenibilità ecologica. Bassi costi ed alta qualità. Tecnologia al servizio della gente e non degli affari dei governi. Per finire, educazione: le tecnologie devono essere accessibili a chiunque.

Intervista e illustrazioni: Ben Heine, graphic journalist.

Traduzione dall'inglese: Marco Riciputi

Documenti

Per l'importanza dei cellulari ne Sud del mondo scarica "Prospects for e-Advocacy" di Mary Joyce qui.