Intervista al console onorario d'Albania, Giovanni Firera

Articolo pubblicato il 15 settembre 2009
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Articolo pubblicato il 15 settembre 2009
Articolo di Gerarta Zheji Ballo Console, il 28 giugno in Albania si sono svolte le elezioni politiche, vinte dal PD di Berisha grazie ad un’alleanza post-elettorale con il LSI del socialista Meta. Che cosa si aspetta la comunità albanese del Piemonte da queste elezioni?

Io credo che la comunità albanese del Piemonte si aspetti da queste elezioni un vento di novità sia dal punto di vista delle prospettive e dei programmi, che di tutti quei progetti che serviranno ad ammodernare le strutture del Paese. Ad esempio, in questi anni si è portato avanti un progetto che riguarda il sistema di equiparazione dei contributi previdenziali, che è nato proprio qui a Torino, tra l’Italia e l’Albania. Spero che il prossimo Governo, qualunque esso sia, prenda a cuore questo problema.

Se dovesse tratteggiare le caratteristiche di questa comunità? 

Una comunità che sta acquisendo voglia di essere presente sul territorio. Molte cose sono cambiate in questi ultimi anni. Siamo passati dalla paura di apparire, all’essere visibili, alla consapevolezza dell’appartenenza e all’orgoglio dell’identità nazionale. Molto di tutto questo si deve ai giovani albanesi. Ma bisogna anche dire grazie agli “albanesi della prima ora” che con i loro sacrifici hanno saputo porre le basi per un futuro migliore dei propri figli qui in Italia.

Qual è lo spazio occupato dai giovani all'interno di questo contesto?

E’ uno spazio vitale, pieno di buoni propositi e di speranze. Le loro esigenze si avvicinano molto a quelle dei ragazzi italiani. Intelligenti, determinati e con obiettivi precisi: queste sono le caratteristiche dei ragazzi albanesi che studiano nelle università piemontesi. Ho partecipato qualche giorno fa a un progetto del Comune di Torino che riguarda i cittadini di seconda generazione. Ho incominciato parlando dell’emigrazione del popolo italiano, per evidenziare la ciclicità di certi eventi, e per spiegare quanto l’identità di popolo debba essere salvaguardata.

Il 26 giugno è stata inaugurata agli Antichi Chiostri (in via Garibaldi 25) la mostra fotografica "L’Albania si scopre. Immagini da una storia ancora in corso" cui è seguito al Circolo dei lettori il convegno sul tema "Immigrazione e integrazione", che si collegava al tema più ampio dei fenomeni migratori e della loro portata in tutte le epoche attraversate dall'uomo. Quali sono le sue impressioni sull'evento?

"L’Albania si scopre" è stato un evento molto importante che ha coinvolto tutta la comunità albanese in Piemonte. Raccontare la storia e le origini di un Popolo è fondamentale. E’ importante anche che il territorio ospitante comprenda meglio gli aspetti sociali e umani dei processi storici avvenuti. In Piemonte, in questo, c’è molta consapevolezza. Il superamento di concetti sociali egoistici e privatistici/individualistici è un fatto oramai ineluttabile.