Intervista a Cem Özdemir, “l’Obama verde” tedesco

Articolo pubblicato il 07 aprile 2009
Articolo pubblicato il 07 aprile 2009

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Intervista al leader dei Verdi tedeschi e parlamentare europeo in vista delle elezioni di giugno 2009.
Chiamato dalla stampa “Obama verde” – appellativo che non ama – per le sue origini e per la riuscita del suo percorso, ci parla della strategia del suo partito, basata sulla rivendicazione della propria identità in tempi di crisi e la preoccupazione di politiche di largo respiro, «perché le generazioni future non paghino il nostro conto».

Cem Özdemir ha aderito ai Verdi a 15 anni. Ora, a 43 anni, è il primo Presidente di un partito tedesco con un background che arriva dall’immigrazione, cosa che gli ha fatto guadagnare l’attribuzione da parte della stampa tedesca del soprannome “Obama verde” e la creazione di un gruppo su Facebook “Yes, we Cem”. Al congresso europeo dei Verdi, che si è tenuto a Bruxelles a fine marzo, il carismatico leader del Bündnis 90/ Die Grünen (Alleanza 90, il nome del Partito dei verdi tedesco, ndr) , nonché l’europarlamentare con le basette più lunghe, ha parlato della trasformazione ecologica dell’economia e delle elezioni europee di giugno.

Commercio equo, bicicletta, riciclo: essere leader dei Verdi costringe a comportarsi in modo esemplare o anche a lei in inverno capita di mangiare fragole del Sudamerica?

«…o mele dall’Argentina. M’impegno nel cercare di praticare quello che predichiamo. Per lo meno provo a produrre la minor quantità possibile di C02. Naturalmente non sempre ce la faccio. Sono venuto da Berlino a Bruxelles con un aereo, perché non sarebbe stato possibile altrimenti. Ma ho una bici nella sede di partito con cui cerco di andare agli appuntamenti nei dintorni».

I Verdi sono i migliori europei?

«La cosa più importante è che noi facciamo campagne europee. Ho la sensazione che negli altri partiti, specialmente in Germania, si preferiscano le elezioni politiche, come se le europee fossero solo una vetrina. Noi Verdi siamo da sempre un'avanguardia perché presentiamo liste europee: l'elettore in ogni nazione può scegliere candidati di valore europeo. Ci impegniamo perché sia così».

In tempi di crisi finanziaria i verdi non vengono presi in considerazione…

«Questa per noi non è una novità. Quando lo scorso anno la Merkel ©oezdemir.deparlò di protezione del clima e si fece fotografare davanti a ghiacciai e orsi polari, sembrava che volesse far passare il messaggio che la protezione dell'ambiente la fanno tutti. Allora a che servono i Verdi? Discorsi simili ci sono anche in altri Paesi europei. Credo che sia giusto che noi Verdi rimaniamo fedeli e tenaci sui nostri temi e li confrontiamo con le preoccupazioni della gente. Non c’è alcun motivo per sentirci sminuiti e continuiamo ad avere la nostra ragion d’essere di fianco agli altri partiti perché questi, con le loro ricette, ci hanno guidati nella crisi e nella disoccupazione. Abbiamo aspettato otto anni che gli americani ci sostenessero su Kyoto.Ma ora noi europei non riusciamo a parlare con una voce unica e a metterci alla guida del Processo di Copenhagen con ad Obama. Questo sarà possibile solo se l’Ue non lascerà di nuovo indietro la protezione climatica. E per questo ci vogliono dei Verdi forti».

Il 20% di energie rinnovabili entro il 2020 è l’obbiettivo dell’Ue. Il Green New Deal ne prevede addirittura il 40%: non è utopico?

«In Germania il Bundesverbandes Erneuerbare Energie e.V. (Fondazione per le energie rinnovabili) parla addirittura del 47% entro il 2020».

Ma la Germania dal punto di vista verde è ancora un precursore in Europa…

«Sì, abbiamo un ruolo importante: se noi in Germania non raggiungiamo il nostro obiettivo di ridurre la CO2 del 40%, allora non riusciremo a raggiungere il minimo europeo del 20% e il massimo del 30%, a cui ambiamo. “All politics is local”: dobbiamo guidare dando il buon esempio».

Ma l’energia rinnovabile costa, il commercio equo è più caro del caffè dei discount… Non è che i Verdi alla fine sono un partito di lusso?

«La porcata più grande è che questa generazione rischia di partire senza pagare il conto verso le generazioni future. Questo confronto di prezzi non si basa sulla verità ecologica. Se calcoliamo gli effetti collaterali ecologici l'acquisto in negozi bio o equo-solidali è sempre il più conveniente. Questi effetti collaterali devono essere considerati. Ciò vale ad esempio nel settore automobilistico, che ogni anno viene sovvenzionato con i soldi delle tasse, mentre il trasporto pubblico nella maggior parte dei paesi Ue non gode dello stesso sostegno».

Ciononostante i giovani europei oggi danno molta importanza al tema della mobilità…

«Non vogliamo demonizzare l’automobile, vogliamo usarla solo quando non ci sono alternative».

Con quali temi pensa di poter raggiungere i giovani elettori alle europee?

«Per cominciare la protezione dell’ambiente e il Green New Deal. Punto numero due: se siamo in crisi, non possiamo far crescere i soldi sugli alberi o spremere i contribuenti, soprattutto se questo va a carico delle generazioni future, che dovranno ripagare la montagna di debiti. Credo che si possano giustificare solo quelle spese che hanno un valore aggiunto per le prossime generazioni, come l’educazione. Il terzo punto è il tema della giustizia sociale: ad esempio uno “stipendio minimo” in tutti i Paesi membri. Queste sono priorità, perché le generazioni future non arrivino ad un certo punto a maledirci».

Se ripensa ai suoi ultimi cinque anni da parlamentare europeo, che bilancio ne trae?

«Sono quasi alla fine. Ma così diventa un po’ più facile per me in quanto leader anche di un partito. Con quattordici settimane di sedute non è possibile svolgere seriamente la funzione di deputato europeo a Bruxelles e di Presidente del partito a Berlino. Inevitabilmente uno dei due viene trascurato. Comunque lo dico anche con un po’ di tristezza, perché ho amato il lavoro qui: a differenza dei parlamenti nazionali, ci si addentra davvero nelle questioni, che vengono affrontate in modo trans-partitico».

Alle ultime elezioni europee i Verdi hanno preso l'11,9% dei voti. In che percentuale spera quest’anno?

«Spero innanzitutto che avremo un forte gruppo europeo con più deputati in Parlamento rispetto alla volta scorsa. Per questo è importante venire votati anche in quei paesi in cui finora non abbiamo avuto alcun deputato, come la Repubblica Ceca o l'Ungheria. Inoltre spero di avere un risultato forte in Germania, così da avere almeno altrettanti seggi quanti erano alle scorse elezioni».

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