Integrazione, intolleranza e luoghi di culto: i musulmani in Polonia

Articolo pubblicato il 07 luglio 2010
Articolo pubblicato il 07 luglio 2010
La presenza dei musulmani in Polonia data alcuni secoli; infatti iniziò con l’insediamento dei Tatari nelle regioni orientali della Repubblica dei Due Popoli. Ultimamente, la comunità musulmana che vive da anni in terra polacca ha fatto parlare di sé, a causa dei finanziamenti che riceve da uno sponsor saudita per costruire una moschea nel quartiere Ochota a Varsavia.
Ma questo non sembra piacere a tutti.

La Polonia non era abituata al fenomeno "immigrazione"I musulmani polacchi costituiscono appena l’1% della popolazione, il che equivale a circa 30-40 mila persone. Mancano però statistiche ufficiali. Infatti in Polonia, paese poco abituato al multiculturalismo e alla interconfessionalità, durante i censimenti non si pongono domande sull’appartenenza religiosa (questa domanda comparirà per la prima volta nel censimento del 2011). Il Circolo Religioso Musulmano stima che il numero dei Tatari si attesti intorno alle 5 mila persone, mentre i musulmani che si sono stabiliti in Polonia dopo la Seconda Guerra Mondiale sarebbero circa 25 mila. Quest’ultimo gruppo è formato prevalentemente da studenti, attratti dalla possibilità di studi poco costosi e favoriti da accordi tra gli Stati membri del Patto di Varsavia e i paesi musulmani stessi. Durante gli studi questi misero su famiglia in Polonia e qui si fermarono. Tuttavia, dall’ingresso della Polonia nell’Ue, è comparsa una nuova tipologia d’immigrazione, già nota ai vicini europei. La Polonia attira sempre più immigrati che cercano migliori condizioni di lavoro. Questi vengono impiegati prevalentemente nel commercio e nella ristorazione. Nei mass media già si parla di questo fenomeno come di un ulteriore tappa di avvicinamento della realtà polacca a quella dei paesi dell’Europa Occidentale.

La nuova ondata d’intolleranza nei confronti dell’Islam

Contemporaneamente in questi ultimi tempi molti paesi europei, allarmati dal forte afflusso di musulmani, iniziano ad introdurre delle restrizioni nella loro legislazioni per limitare la libertà di questa minoranza religiosa. Al referendum del novembre 2009 in Svizzera, il 57,7% della popolazione ha risposto "si" al divieto di costruire minareti in tutto il paese. Il Belgio ha recentemente imposto il divieto di indossare il burqa nei luoghi pubblici (e un simile provvedimento è in discussione in Francia). Nel 2008, in Italia, la Lega Nord ha chiesto l’obbligo di costruire le moschee ad una distazna di almeno 1 kilometro dalle chiese. Sebbene tale richiesta non sia mai divenuta legge, in Italia è assai difficile ottenere il permesso per costruire i luoghi del culto islamico: la maggior parte della popolazione non vede di buon occhio le moschee nelle città italiane, ricche di monumenti figli della cultura cristiana.

Anche in Polonia si è recentemente accesa la discussione sull’Islam. A provocarla è stata la costruzione nella capitale di un centro di cultura musulmana, in cui oltre ad una biblioteca con una sala multimediale, una galleria d’arte, ristoranti e negozi, sarà costruita anche una sala di preghiera. La decisione di costruire un centro con una moschea è stata presa nel settembre 2009, ma cominciò a far discutere in solamente nel marzo 2010, dopo la protesta organizzata nel cantiere dall’associazione Przyszłość Europy (Il Futuro dell’Europa). "No alle moschee in Polonia”, "La tolleranza non è ingenuità”: questi slogan risuonavano durante una manifestazione svoltasi nel marzo scorso.

Costruita più di 150 anni fa«La protesta è più che giustificata. In Polonia non ci sono molte moschee, e quelle che ci sono sono state costruite centinaia di anni fa. E adesso, improvvisamente, una nuova organizzazione musulmana costruisce un nuovo luogo di culto nella capitale? Non fa pensare al tentativo di convertire i gli infedeli all’Islam?» dice Tomek, uno dei manifestanti. In Polonia finora c’erano solo tre vere moschee: due vecchi edifici nella regione del Podlasie, a Kruszyniany e a Bohoniki, che hanno più di 150 anni, e la moschea di Danzica, data in concessione per l’uso nel 1990. A Varsavia, invece, c’è solo una piccola sala di preghiera (come in molte altre delle principali città polacche). La costruzione del nuovo centro a Varsavia è stata iniziata dall’Associazione musulmana di formazione culturale (Muzułmańskie Stowarzyszenie Kształtowania Kulturalnego) e dalla Lega Musulmana Polacca (Liga Muzułmańska RP), circolo esistente dal 2004, che raggruppa i musulmani polacchi. Il suo direttore, Samir Ismail, ha tranquillizzato i media dicendo che il centro sarà un luogo di preghiera e presenterà la religione islamica come religione moderata.

In che cosa è moderato l’islam?

«I frequentatori dei centri musulmani, e dunque la maggior parte degli islamici, vogliono vivere in pace con le altre confessioni religiose»

«I frequentatori dei centri musulmani, e dunque la maggior parte degli islamici, vogliono vivere in pace con le altre confessioni religiose e allo stesso tempo mantenere viva la loro identità, – spiega il Presidente del Consiglio degli Imam della Lega musulmana, Ali Abi Issa. – Per noi la jihad è uno strumento di difesa dagli attacchi, mentre per alcuni è un mezzo di espansione religiosa. Inoltre, l’Islam moderato definisce in modo diverso il ruolo della tradizione del profeta: per noi sono i concetti che hanno significato di legge, mentre per gli estremisti islamici la legge comprenderebbe la totalità dei comportamenti del profeta, inclusi l’abbigliamento e il modo di mangiare. Tuttavia, bisogna sottolineare che non tutte le persone che prendono la tradizione così alla lettera sono estremiste».

«Sono tollerante, non ho niente contro le altre religioni, i musulmani hanno il diritto di vivere in Polonia come tutti gli altri. Non penso che riusciranno mai ad islamizzare il nostro paese, la nostra mentalità non lo consentirà. In Europa si dice dei polacchi che sono il popolo più cattolico del continente. Perciò non capisco le proteste contro la costruzione di una moschea a Varsavia», dice Aneta, studentessa dell’Università di Varsavia. Come riferisce il Centro Educativo Culturale di Wrocław, nella Slesia meridionale, in 20 anni di esistenza del Centro, si sono registrate solo 28 conversioni all’Islam.

I polacchi e l’Islam

Le proteste per la nuova moschea oggi sembrano placarsiSecondo i dati raccolti dal CBOS nel 2007, il 46% dei polacchi sostiene che è possibile trovare un piano di dialogo tra le culture islamiche e l’Occidente (il 34% non ha saputo dare una risposta). Il termine dei lavori per la costruzione del centro è previsto per l’estate-autunno del 2010. Dopo aver egemonizzato i media durante la scorsa primavera, le proteste oggi si sono finalmente placate. «Ci aspettavamo che alla fin fine non avremmo avuto problemi a continuare il progetto. I polacchi, quasi naturalmente si schierano dalla parte del più debole, perciò non ci stupisce che le proteste di alcuni oppositori non abbiano ottenuto un grande sostegno né presso la popolazione né da parte del governo», riassume Ali Abi Issa.

Foto: Frerieke/Flickr;Polimerek/Wikipedia; Wikipedia