instagram: quanto sono veri i tuoi ricordi?

Articolo pubblicato il 14 maggio 2014
Articolo pubblicato il 14 maggio 2014

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I segnali del passato, che siano una fotografia, una canzone o un profumo, sono effette a distorsione, comela nostra fantasia. Ora, nell'età della documentazione ossessiva delle nostre vite online, mentre noi alteriamo la realtà mettendoci in posa, tagliando, staggando, cancellando, facendo "beauty facing" e applicando filtri alle nostre foto, non rischiamo di produrre ricordi fasulli?

Il mondo si­mu­la­to crea­to dalle più re­cen­ti tec­no­li­gie di­gi­ta­li suona di­sto­pi­co, ma, af­fin­chè non ce lo di­men­ti­chia­mo, ci da anche un'op­por­tu­ni­tà di es­se­re ciò che vo­glia­mo. Que­sta è una foto che ho fatto dopo es­se­re pas­sa­ta at­tra­ver­so l'ob­bli­ga­to­rio libro da ta­vo­lo da caffé di Nan Gol­din, ri­chie­sto in ogni ap­par­ta­men­to di Kreuz­berg. Mi sta ve­nen­do una vo­glia matta di un'e­ste­ti­ca Gol­di­ne­sca, dopo l'in­ti­ma "urban bo­he­mia". Lo po­ste­rò su Fa­ce­book, In­sta­gram, Pin­te­re­st ac­com­pa­gna­to da #bo­he­mian­li­fe­sty­le #eroi­na #chic e #in­tel­lec­tual. Se la foto sem­bra ge­nui­na, è gra­zie a In­sta­gram che ha na­sco­sto il fatto che tutta la scena era pre­pa­ra­ta, in posa. Che io ho chie­sto al mio coin­qui­li­no di farmi una foto, che io in real­tà non fumo, che ho stra­te­gi­ca­men­te piaz­za­to il libro sull'arte e l'at­ti­vi­smo (che non ho mai letto) sul di­va­no, che in real­tà sono pie­na­men­te sve­glia. Però sto da Dio in que­sta foto. 

In­sta­gram è un im­por­tan­te per­pe­tra­to­re nella pro­du­zio­ne di ri­cor­di fa­sul­li. Tra­mi­te una serie di fil­tri "skeu­mor­phic" (che re­pli­ca­no pro­dot­ti fi­si­ci nel soft­ware, come quan­do nel­l'app "Ap­pun­ti" com­pa­re un finto bloc notes, o il Ca­len­da­rio viene con­tor­na­to da finte cu­ci­tu­re in pelle), bordi sfu­ma­ti, e pel­li­co­la da film si­mu­la­ta, le foto fatta col cel­lu­la­re pos­so­no es­se­re tra­sfor­ma­te in foto ro­vi­na­te dal tempo e foto stam­pa­te su carta. La foto "in­sta­gram­ma­ta" è spes­so vo­lu­ta, e gli "in­con­ve­nien­ti" sono di­spe­ra­ta­men­te ri­cer­ca­ti, come il pre­sen­te è visto sem­pre più come un'op­por­tu­ni­tà di do­cu­men­ta­re il pas­sa­to. Ma no­no­stan­te la sua na­tu­ra in­ge­gno­sa, la foto pub­bli­ca­ta su in­sta­gram fa il suo me­glio per dare un'i­dea di spon­ta­nei­tà, cam­muf­fan­do con suc­ces­so mo­men­ti fab­bri­ca­ti da veri ri­cor­di. I ri­sul­ta­ti sono fo­to­gra­fie che sem­bra­no es­se­re state sco­per­te in un album fo­to­gra­fi­co degli anni '70, emet­to­no quel­l'im­me­dia­ta no­stal­gia e tra­sfor­ma­no le no­stre foto spen­sie­ra­te in veri e pro­pri "ri­cor­di".  

TUTTO PUò ES­SE­RE BEL­LIS­SI­MO - SU IN­STA­GRAM

At­tra­ver­so un fil­tro In­sta­gram, tutto sem­bra mi­glio­re. Nulla di così mon­da­no come una tazza di caffè da aspor­to al­l'a­me­ri­ca­na ha l'a­bi­li­tà di in­stil­la­re no­stal­gia. Tra­mi­te In­sta­gram, una pes­si­ma se­ra­ta con un co­no­scen­te può es­se­re tra­sfor­ma­ta nella #Not­te­del­la­Mia­Vi­ta. Que­sto non è solo pe­ri­co­lo­so per le fal­si­tà del pre­sen­te alla co­mu­ni­tà on­li­ne, ma anche per il fu­tu­ro; que­ste foto in tinte rosa più la di­stor­sio­ne del tempo ri­sul­te­ran­no in  finti ri­cor­di. Un gior­no forse ri­flet­ter­mo su que­ste foto e pen­se­re­mo: "Per­chè non siamo ri­ma­sti in con­tat­to quan­do era­va­mo così buoni amici?" 

Eliz­a­beth Lof­tus parla della fin­zio­ne della me­mo­ria (TED Talk). 

La psicologa ed esperta della memoria Elizabeth Loftus sostiene che ognuno di noi è suscettibile di distorsione della memoria. Quando veniamo nutriti con disinformazione, cominciamo a ricordare cose che non sono mai successe. La Loftus ha portato avanti diversi esperimenti, che l'hanno portata alla conclusione che i falsi ricordi possono essere facilmente inculcati nella mente delle persone, che siano falsi ricordi infantili dove ci si perde in un centro commerciale, o ricordarsi di fatti mai accaduti. Questa facilità ci suggerisce che la nostra documentazione di finte storie, sommata alla nostra volontà di credere alla nostre stesse fantasie, può anch'essa creare falsi ricordi.  

Sim­ulando la realta' nuda e cruda 

Forse un'altra ragione per la recente moda delle fotografie pre-digitali è un tentativo inconscio di riappropriarsi di qualcosa di tangibile in un mondo così simulato e virtuale. Oggigiorno ricreiamo l'estetica da istantanea divenuta popolare negli anni '80 e '90 grazie a fotografi come Nan Goldin Corinne Day. Le loro oneste istantanee fungono da portali sulla loro vita, rivelando emozioni intense, e concedendo un punto di vista interno sulla contro-cultura dei tossicodipendenti, dei travestiti e delle vittime dell'AIDS. Le foto hanno proprio gli attributi di "realtà" e "crudezza", che noi ricerchiamo e  ricreiamo nelle nostre foto. Ora, l'utente medio di Instagram probabilmente non frequenta festini, non si fa di eroina, non divide la vasca da bagno e, probabilmente, non ha neanche un grande "occhio" come fotografo. Ma ciò non importa- con il filtro anni '80 di Instagram , ci possiamo appropriare dei ricordi degli altri, come se fossero nostre, ed ottenere il "look" così ricercato. Per molti la mia appropriazione, direi indebita, di una fotografia di Goldin è abbastanza imbarazzante, ma forse nel futuro dimenticherò di aver scritto quest'articolo e crederò alla mia stessa menzogna.