Inside INDIGO 

Articolo pubblicato il 06 aprile 2016
Articolo pubblicato il 06 aprile 2016

Fabio Rizzo, Donato Di Trapani, Francesco Vitaliti, Oriana Guarino e Maddalena Inglese: la "famiglia" palermitana da cui nasce Indigo, etichetta indipendente e residenza artistica-turistica nel palazzo seicentesco nel cuore di Palermo, si racconta.

Suonando il citofono del civico 23 di Via Lampedusa un cancello apre le porte a Palazzo Lampedusa, situato proprio alle spalle della prefettura, nel cuore di Palermo e risorto dalle macerie. Per un momento il passato sembra essere nel presente. Davanti a quel maestoso palazzo, riecheggia quasi la voce di Tomasi di Lampedusa: "Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi": e chissà che non sia davvero così. Salendo le scale, al primo piano, all' interno numero 6, la porta si apre ed è subito luce in mezzo all'opacità di una giornata uggiosa seppur di primavera. Uno spazio ampio, tetti alti, profumo di nuovo, come quando tiri su il coperchio del pianoforte e riesci a riconoscerne il suo profumo, il profumo dei tasti. La musica è nell'aria. Le pareti sono bianche, di un bianco candido. C'è una cucina, ben arredata, un tavolo, lo stesso attorno al quale si riuniscono artisti, musicisti e non.  C'è tutto, proprio come a casa: la casa di Indigo, spazio creativo, di produzione musicale e residenza artistica. 

Un Team variegato e insolito

"Se prima si trattava di percorsi individuali che si intrecciavano, oggi siamo un team, e un'identità corale". L'idea di base nasce da progetti diversi che si intersecano tra loro e favoriscono l'incrociarsi delle strade. Il progetto Montoya (MNTY) ha fatto "da palestra " alla collaborazione tra Fabio Rizzo e Donato Di Trapani, per esempio portando alla creazione della costola 800Hz Records della già esistente etichetta 800A Records. "Un po' per caso un po' per collaborazioni via via sempre meno occasionali siamo diventati cinque". Ciascuno col proprio background: si spazia dalla musica elettronica di Donato Di Trapani, all'acustico rock di Fabio Rizzo, il tutto ben legato da Francesco Vitaliti, il sound engineer che, con un approccio più distaccato, guarda più al suono e alla parte tecnica della produzione. Non manca la cura mediatica e manageriale di cui si occupano rispettivamente Maddalena Inglese, videomaker e da diversi anni nel campo della sceneggiatura e Oriana Guarino, da sempre manager d'azienda.

Perchè "INDIGO" ? Cosa significa?

"In realtà pare il nome sia nato più dall'esigenza di trovargliene uno, rispetto al fatto di volergli attribuire un significato ben preciso. È un mood". Partendo dalla tavolozza dei colori seppur l'indaco non sia un colore che fa da padrone all'interno dello studio, passando poi all'ascolto di una canzone dei REM, Find the River, in cui ad un certo punto salta fuori questa parola, fino ad arrivare a dare un'interpretazione più estesa, "forse anche troppo" - dicono sorridendo - che fa ritornare i bambini indaco dotati, secondo le credenze New Age, di spiccate qualità caratteriali quali empatia, cratività, forza di volontà. "Collaboriamo ormai da 4 anni e già da un anno eravamo alla ricerca di un posto nuovo in cui produrre. Avevamo già con la 800A uno studio piccolino, poi per fortuna le produzioni sono andate crescendo come qualità e visibilità e abbiamo deciso di cercare un nuovo spazio. Palermo è periferica ed il fatto che lo sia la differenzia dalle dinamiche nazionali" - spiegano.

Dall'EP d'esordio de Il Pan del Diavolo comincia questa avventura, di cui tutto si può dire tranne che si tratti di un tipico indie italiano. Si può parlare piuttosto di un muro di suono a sé stante, fuori dagli schemi. L'empatia, la creatività e la forza di volontà indubbiamente danno vita, nel 2015, alla realizzazione di questo atelier congegnato per dare spazio alla produzione dei talenti palermitani emergenti. "L'affluenza ad un certo punto è stata tale da reputarla sufficiente come feedback e farci pensare di mettere su la nostra azienda per la creazione di occasioni artistiche". L'idea di Indigo come residenza per artisti esiste già nel mondo, la loro nasce - oltre che da una visione d'insieme data dall'aver lavorato in svariati posti del mondo - dal trasferimento temporaneo nella casa di campagna di Antonio Di Martino, cantante dei Di Martino, per la realizzazione del loro album. Una sorta di residenza artistica "a domicilio": "Il luogo dove ci si confrontava emotivamente, era lo stesso in cui ci si confrontava musicalmente e dal punto di vista lavorativo". 

Questo è ciò che è oggi Indigo: uno spazio che regala la sensazione di essere fuori dallo spazio e dal tempo consentendo di catapultarsi in una realtà anecoica. Un luogo dove immergersi completamente nella musica. Possibilità aperta ad artisti e non addetti ai lavori, grazie ad una suite dotata di quattro posti letto che funziona come un b&b con un vero e proprio scopo turistico per chi fosse alla ricerca di un luogo culturale ed esclusivo. "Uno studio di professionisti, un luogo creativo, non solo come etichetta, ma anche pronto a dare uno spazio ad altre realtà, soprattutto sfruttando il momento favorevole della scena palermitana che allo stato attuale sembra andare sempre più oltremare". 

Come mai Palazzo Lampedusa?

"Amici architetti ed in qualche modo anche fan che hanno seguito la ristrutturazione del Palazzo seicentesco ci hanno consigliato di prendere visone di questi spazi. Nonostante lo scetticismo iniziale dato dal fatto che musica e condomini di norma non sono fatti per convivere, oggi possiamo affermare che con Indigo hanno imparato a farlo". Indigo dispone di una sala di regia e di una luminosissima sala di riprese consentendo agli artisti di uscire da quegli studi che sono invece tendenzialmente sotterranei e dunque bui. All'inteno della sala, tanti strumenti ed una vasta gamma di microfoni. "Ogni microfono ha una sua identità ben precisa, un suo nome ed una sua personalità che si adatta a strumenti e persone, l'utilizzo varia da artista ad artistaLa cosa bella è che esistono delle pratiche più ortodosse e pratiche totalmente opposte. In studio più ti inventi le cose, meno usi il manuale di istruzioni, meglio è. È come se un pittore comprasse i colori e non li mescolasse, un musicista deve "dipingere" e creare". 

Si è rivolto a Indigo anche Nicolo Carnesi che cercava qualcosa di nuovo e Buzzy Lao, che da Torino si è spinto sino a Palermo per una delle 13 tappe del suo tour. Nicolo Carnesi e Buzzy Lao sono i più recenti ospiti della foresteria messa a disposizione nei locali di Indigo. Gli artisti scelgono di trasferirsi nel centro città di Palermo, fonte di ispirazione che favorisce senz'altro il flusso creativo e crea una dimensione che consente di dare una continuità al loro lavoro. "A volte, dopo aver lavorato tutto il giorno, anche sorseggiando una birra in centro, continuiamo a pensare al perchè di quell'arrangiamento" - raccontano sorridendo.