Inquinamento sovietico: Europa, aiuto!

Articolo pubblicato il 19 marzo 2004
Pubblicato dalla community
Articolo pubblicato il 19 marzo 2004

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Il Triangolo Nero Boemia-Slesia-Sassonia è irrecuperabile. Fino a dove possono andare i programmi europei?

Sotto il comunismo, l’altissimo livello di inquinamento era provocato da politiche di sfruttamento basate sull’iperconcentrazione delle zone industriali e su fabbisogni energetici proibitivi. Una situazione che cominciò a peggiorare negli anni cinquanta e che si prolungò fino agli anni ottanta. Il risultato dell’abuso di queste fonti economiche d’energia è ben rappresentato da alcune aree ancora oggi ecologicamente irrecuperabili come il famoso Triangolo Nero, così chiamato per gli enormi depositi di lignite e impianti industriali nella regione compresa fra la Boemia settentrionale (Repubblica ceca), la Bassa Slesia (Polonia) e la Sassonia (Germania).

Quel passato che pesa e che inquina

La situazione fu apertamente criticata dall’opinione pubblica dei paesi dell’ex blocco sovietico sin dal 1989. E l’ingresso nell’UE di quest’anno, è percepito come una delle motivazioni principali per gli attuali sforzi ambientali nella Repubblica ceca.

La trasformazione ebbe inizio con una Commissione governativa creata nel 1994, trasformatasi poi, nel 1999, in Ministero dell’Ambiente. La questione nodale durante i negoziati d’adesione con l’UE era imperniata su come perfezionare e implementare le direttive. Ciò venne discusso nei dettagli nel “Piano di sviluppo” definitivamente approvato nel 2003. Il costo approssimativo del Piano fu di 8,6 miliardi di euro. E la sua gestione è adesso di piena competenza del Ministero dell’Ambiente dal momento della firma del Trattato d’adesione. L’operato del Ministero è guidato dalla normativa UE in materia d’ambiente.

Ma la più grande sfida per il futuro della politica ambientale dell’UE riguarda l’energia rinnovabile. Uno degli obiettivi del Libro Bianco è quello di raggiungere il 12% di fonti rinnovabili entro la fine del 2010. La Repubblica ceca sta tentando di arrivarvi migliorando il Piano creato nel 1991. La cui priorità era di portare il fabbisogno energetico del settore industriale ai livelli medi dei paesi UE. Il consumo di energia nella Repubblica ceca è per il momento il doppio rispetto alla media comunitaria. Oggi l’obiettivo è di tagliare la domanda del 2-3% annuo. La speranza è di poter tradurre tutto questo in una maggiore competitività per l’economia e in una maggiore indipendenza dalle fonti estere di approvvigionamento energetico.

Aiuto! I programmi europei sono a rischio

Un risultato che può esser raggiunto, essenzialmente, in due modi: con la via economica (liberalizzazione dei prezzi e rimozione dei sussidi all’energia, interventi statali diretti, “sconti fiscali” ecologici) e con quella amministrativa (efficienza nei metodi e nel perseguimento degli obiettivi, certificazione regolamentare delle apparecchiature produttive). Il costo massimo previsto per questi risultati è di 73 milioni di euro.

I programmi ALTENER I e II hanno sostenuto le fonti di energia rinnovabile portando a un incremento ulteriore nello sviluppo delle direttive UE, approvate in modo da implementare l’uso di questo genere di energia. Non solo. La Repubblica ceca deve continuare a sviluppare la sua capacità di porsi come un partner paritario nei vari settori industriali e a livello di collaborazioni trans-regionali e internazionali. Ma i programmi programmi ALTENER hanno un termine e non ve ne sono altri pronti a prenderne il posto: resta solo la speranza che esperimenti simili vengano ancora portati avanti in un futuro prossimo. Perciò se è vero che quanto fatto rappresenta un grande passo avanti, è chiaro pure che le prossime mosse sono tutte da inventare.

La situazione ambientale nella Repubblica ceca continuerà a migliorare finché sarà possibile identificare le priorità più corrette e scoprire come perfezionare efficacemente le direttive. Certe attività economiche portano benefici a breve termine ma hanno bisogno di essere sottomesse a un controllo politico perché alla fine non farebbero altro che danneggiare l'ambiente e mettere a repentaglio lo sviluppo sostenibile.