Inghilterra: quando devolution fa rima con Europa

Articolo pubblicato il 29 marzo 2004
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Articolo pubblicato il 29 marzo 2004

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Il prossimo referendum lo confermerà. La battaglia per la devolution è intimamente legata all'integrazione europea. A meno che...

I cittadini del nord Inghilterra saranno presto chiamati a votare per un referendum che intende istituire tre nuove assemblee regionali. Il quadro amministrativo – se approvato – porterebbe allo storico epilogo di 400 anni di centralismo in favore di un nuovo potere regionale.

Alcune assemblee regionali esistono già e si trovano a Londra, in Scozia, nel Galles e in Irlanda del Nord- attualmente sospesa. Con questo referendum, tre nuove assemblee verrebbero costituite:nel Nord del Galles, nelle regioni del Nord Est e nello York-Humber.

Fino ad ora, il Regno Unito è rimasto l’unico stato dell’UE pressoché non toccato dalla decentralizzazione, ma il governo laburista sta avviando una trasformazione politico-culturale che potrebbe – almeno in teoria – cambiare il sistema.

Ma cosa potrebbe comportare una tale trasformazione istituzionale? La politica britannica può forse diventare federalista? Le regioni neo-istituite potrebbero portare ad un’eventuale scissione del Regno Unito?

La rivoluzione silenziosa è iniziata

Don’t worry, il cambiamento non sarà immediato. Chi da tempo attende con ansia il trasferimento del potere politico britannico da Londra alle nuove regioni, dovrà aspettare. Waiting please…

Sono diversi i fattori che hanno contribuito a risvegliare questo desiderio di decentralizzazione. John Osmond, nel suo articolo “Alternative Routes to Power”, ha sottolineato come proprio il processo di integrazione dell’Unione Europea, assieme alla tendenza alla globalizzazione, hanno contribuito alla diffusione di una “cultura regionalista”.

Osmond rimprovera il fatto che, mentre il continente europeo cede sempre più potere alle regioni, l’Inghilterra ha sempre tentato di scappare da ogni forma regionalismo. L’isola ha troppo spesso il vizio di guardare al suo glorioso passato imperialista, piuttosto che lanciarsi verso un incerto futuro globalizzato.

Fino alla fine del secolo scorso l’Inghilterra non aveva alcuna ragione di mettere in discussione il suo posto al sole ma, in un’era post-coloniale, si tratta di un lusso che non può più permettersi.

Inglesi federalisti? Sì ma…

Ma attenzione: il risultato del referendum potrebbe modificare la natura del dibattito politico in Europa. Fino a poco fa, l’Inghilterra era restata davvero l’ultima in Europa: un’isola di centralismo in un mare di regionalismo. Ma una vittoria al prossimo referendum potrebbe spingere alla creazione di nuove entità amministrative. Non basta. Un’eventuale evoluzione del Regno Unito verso un modello di Stato decentralizzato potrebbe rendere allettante all’elettorato inglese l’idea di un’Europa federale. Se funziona da noi, perché mai non potrebbe funzionare anche a livello europeo?

Questo cambiamento, e un possibile ingresso nell’Euro, potrebbero portare la Gran Bretagna a modificare la sua tradizionale natura di “partner scomodo” ogni volta che si tratta di varare riforme radicali dell’Unione Europea.

Sebbene i sondaggi abbiano più volte mostrato quanto sia diffuso l’appetito regionalista, specialmente nelle tre regioni ora implicate nel referendum, l’elettorato rimane pressoché apatico e ignora la complessità e la portata delle questioni coinvolte.

In questo vuoto di informazione, i fautori del NO hanno pian piano corroso la generale benevolenza verso la devolution.

E un voto negativo non solo frenerebbe il processo di decentralizzazione inglese, ma metterebbe a repentaglio anche il processo d’integrazione europea.