Inghilterra: come sono trattati i migranti?  

Articolo pubblicato il 10 ottobre 2017
Articolo pubblicato il 10 ottobre 2017

A Londra nell'ultimo mese sono state numerose le proteste contro il centro di detenzione Brook House. E' uno degli 11 centri di identificazione per richiedenti asilo del Regno Unito ed è già stato condannato per le sue condizioni inumane di detenzione. Voci dalle proteste per far chiudere il centro, che evidentemente non è una "casa". 

Mezzogiorno nel centro di Londra, la consueta atmosfera di una città indaffarata: persone ben vestite in pausa pranzo, la folla dei turisti che fanno foto ai luoghi simbolo dell'Inghilterra. Tra Westminster Abbey, il Parlamento ed il Big Ben, edifici tra i più emblematici della città, alcune persone si fermano a fotografare ciò che ormai è diventato una'altra icona della capitale inglese degli ultimi anni: una protesta per i diritti dei migranti. Circa 70 persone si sono raccolte davanti al Home Office, l'istituzione che in Inghilterra valuta le richieste di ingresso e permanenza nel paese e che controlla i flussi migratori. La loro richiesta è chiara: chiudere i centri di detenzione. 

Tra i manifestanti, una signora di mezza età porta uno striscione con scritto: "Gli immigrati non sono un capro espiatorio. Stop al clima di intolleranza! Chiudete Brooke House!”. Si chiama Johann e ha 47 anni. “Sono qui perché sono un'attivista per i diritti LGBT, ecco perché, e ne sono fiera” dice. Johann è arrivata in UK dall'Uganda nel 2005. Nel 2011 ha richiesto l'asilo, perché nel suo paese era perseguitata a causa del suo orientamento sessuale.  “Hanno sempre rifiutato; mi sono rivolta al tribunale, e hanno rifiutato. L'ho fatto due volte. Ho portato dei testimoni, ma dicono che mento. Oltre 30 persone hanno scritto in mio favore, dicendo che sono impegnata per i diritti della comunità LGBT, ma dicono comunque che mento”.

Si stima che in Inghilterra le persone richiedenti asilo a causa di discriminazioni sessuali siano molte centinaia ogni anno. Le organizzazioni assistenziali riportano che i richiedenti asilo LGBT da loro assistiti ogni anno siano intorno ai 1.500. Alcuni arrivati da poco, altri da anni. Dopo vent'anni che vive in UK e sei da quando ha chiesto l'asilo, lo status legale di Johann in Inghilterra non è ancora definito. Secondo un'analisi del Guardian su cinque paesi - UK, Francia, Italia, Germania e Spagna - l'Inghilterra è tra le destinazioni peggiori per i richiedenti asilo in Europa occidentale. Lo studio fa parte del progetto “The new arrivals” a cui partecipano anche Le Monde, El Pais e Der Spiegel e si basa sui dati relativi alle condizioni dei migranti nell'attuale periodo di flusso straordinario. 

Ecco alcune delle conclusioni: l'Inghilterra accoglie meno rifugati, offre loro minore supporto finanziario alloggi spesso al di sotto degli standard minimi, non permette ai richiedenti asilo di lavorare, coloro che fanno volontariato sono spesso puniti e i ritardi burocratici riducono sistematicamente i migranti in miseria o li rendono dei senzatetto, anche quando hanno lo status di rifugiati.  Il governo inglese sostiene economicamente i richiedenti asilo meno della Spagna, Francia e Germania (ma non dell'Italia). Quando sono in attesa dell'asilo politico ricevono 36.95 £ a settimana, che devono bastare per il cibo, l'abbigliamento, l'igiene, i trasporti e ogni altra spesa. 

Dei 5 paesi considerati, l'Inghilterra è quello con la percentuale di accettazione di domande di asilo più bassa: è stata anche criticata per non aver accettato la sua "giusta quota" di rifugiati. Secondo il Guardian, nel 2016 l'Inghilterra ha ricevuto 38.517 richieste di asilo (1 ogni 1.664 residenti). La Germania ne ha avute 722.370 (1 ogni 112), l'Italia 123.432 (1 ogni 485), la Francia 85.244 (1 ogni 775). L'unico paese europeo con meno richieste di asilo è la Spagna, con sole 15.500 richieste nel 2016 (1 ogni 2.971). Coloro ai quali viene respinta la richiesta di asilo sono portati in centri di detenzione in attesa di essere espulsi. 

Un'indagine condotta dal programma Panorama della BBC ha rivelato che a Brooke House - uno degli 11 centri di detenzione in UK - vengono commessi abusi contro i migranti.  “Combatto per le persone nei centri di detenzione, ho molti amici detenuti lì, e per questo mi sono arrabbiata vedendo Panorama alla BBC", dice Johan da Londra. Secondo la BBC, i detenuti subiscono abusi, hanno problemi con le droghe, non ricevono assistenza medica e molti tentano il suicidio. 

Nel 2016 il report annuale dell'Independent Monitoring Board che controlla Brook House ha rilevato che molti detenuti soffrono di depressione con tentativi di suicidio, casi di autolesionismo, con rischi gravi e frequenti. Quasi la metà dei detenuti sono "foreign national offenders" (FNOs), cioè ex detenuti che hanno terminato il periodo di detenzione e che devono essere espulsi. Gli altri vengono dagli ambienti più vari e spesso, a parte il reato di immigrazione, non hanno mai avuto problemi con la legge. 45% sono ex detenuti in attesa di spulsione. 55% sono richiedenti asilo la cui richiesta è stata rifiutata.

La permanenza media a Brooke House è di 48 giorni. La più lunga è stata di 2 anni e mezzo. “Ho deciso di unirmi alla protesta di oggi- dice Anna, 23 anni, all'incontro a Londra in favore dei diritti dei migranti- perché sono contro ogni tipo di detenzione, contro il sistema delle prigioni e contro il sistema di gestione dell'immigrazione in UK che è terribile".   “In UK non ci sono limiti di permanenza nei centri di detenzione, le persone sono private dei loro diritti, trattate malissimo, si tratta di un sistema incredibile, orrendo." E aggiunge: "È un bene che la gente appena può si unisca alla protesta, qui davanti al Home Office, in modo da far conoscere cosa sta succedendo".

“Chiediamo di abolire la detenzione indefinita. La detenzione in sé andrebbe abolita, è dannosa e disumana. Questo atteggiamento ostile è costante nelle procedure ai confini, ma anche nella vita quotidiana. Se sei un migrante e vuoi aprire un conto bancario, sei soggetto a maggiori controlli e ritardi, dai quali non sempre si riesce a uscire. Si è trattati come cittadini di seconda categoria", afferma Sanaz Raji, esponente della ONG Unis Resist Border Control che si occupa di lottare contro questo clima di intolleranza che - ci dice - è presente anche nella scuola.   

In base alle nuove istruzioni del Home Office, da marzo di quest'anno decine di migliaia di rifugiati che chiedono di potersi stabilire definitivamente in Inghilterra dovranno superare una valutazione per vedere se il rimpatrio sarebbe sicuro per loro. Oltre 59.000 rifugiati hanno ottenuto protezione in Inghilterra negli ultimi cinque anni. Questi adesso si trovano a dover affrontare una "revisione di sicurezza nazionale" (safe country review) per potersi definitivamene stabilire in UK. 

Coloro che non passeranno la revisione potranno andar via volontariamente, o saranno reclusi nei centri di detenzione in attesa di espulsione. Sarah Bayisavi di ZHRO – Zimbabwe Human Rights Association spiega quanto non vengano rispettati i detenuti:  “Sono sicura che ci siano i modi e i mezzi per trattare i migranti come esseri umani. Un nostro membro è appena uscito dal centro di detenzione, dove cercano di trattenere le persone più del dovuto. In alcuni casi per più di due anni. Ma devono trattare meglio chi viene detenuto lì. Essere un richiedente asilo non significa essere un delinquente. Non si possono confondere le due cose. Dobbiamo essere trattati come esseri umani. Non si possono confondere i richiedenti asilo con dei criminali che abbiano ucciso e che sono in prigione per essere espulsi". 

Le manifestazioni davanti all'Home Office continuano, Anna ha un cartello in mano e dice: "I richiedenti asilo che vengono trattenuti nei centri di detenzione vivono in condizioni orribili, i loro casi non sono esaminati, non vengono interrogati in modo corretto ma solo messi nei centri di detenzione, soggetti a una nuova tortura, a molteprici torture, senza sapere per quanto, senza un avvocato, senza un supporto adeguato. Questo potrebbe facilmente cambiare, se dessimo loro il diritto di restare, ottenendo i documenti, e essendo trattati da pari e non in questo modo razzista".