Inflazione e crescita del Pil. Indicazioni contraddittorie nell’orizzonte di Eurolandia

Articolo pubblicato il 14 settembre 2007
Articolo pubblicato il 14 settembre 2007

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In termini generali l’inflazione interannuale si è ridotta di un decimo percentuale in agosto assestandosi all’1,7% all’interno della Zona Euro.

Come ogni mese l’Ecofin (Consiglio di Economia e Finanza dell'Ue) ha reso noti i dati dell’inflazione nella Zona Euro composta da 13 Paesi. Il tasso di inflazione più basso, secondo le stime di Eurostat, è quello dell’Olanda (1,1%). Mentre il più alto quello della Slovenia (3,4%).

Crescita del Pil al 2,5% per l'Eurozona

Generalmente il rallentamento dell’inflazione è accompagnato da un rallentamento dell’economia. Di conseguenza il Commissario per gli Affari Economici Joaquín Almunia, martedì 12 settembre 2007, ha fornito le stime relative alla crescita economica ritoccate al ribasso rispetto alle sue previsioni del maggio 2007. In questo modo si stima che la crescita economica della Zona Euro per il 2007 si assesti attorno al 2,5% del Prodotto Interno Lordo (Pil), invece del 2,6% stimato in precedenza. Tutto ciò, nonostante le tensioni che rischiano di far aumentare l’inflazione senza che per questo si assista ad una reale crescita economica nei prossimi mesi.

Evoluzione contraddittoria

Da una parte il barile di petrolio Brent ha raggiunto sui mercati internazionali il prezzo di 80 dollari, cosa che costituisce un record storico (un incremento dell’80% rispetto al 2004). Fino a quando l'Unione Europea non riuscirà a sviluppare adeguatamente settori energetici come eolico, fotovoltaico e biocombustibile, le sue industrie rimarranno sempre coinvolte nel caro greggio.

In secondo luogo bisogna considerare la crisi dei mutui "spazzatura" negli Stati Uniti che ha costretto la Banca Centrale Europea a immettere sul mercato una cifra record di denaro liquido, senza allo stesso tempo aumentare i tassi di interesse (oggi al 4%). Meccanismo usato dalle Banche Centrali allo scopo di contenere l’inflazione dei prezzi.

Infine c'è il problema della reperibilità delle materie prime alimentari come i cereali, provocata in parte dai pessimi raccolti della primavera del 2007, ma anche dai grandi investimenti delle aziende energetiche europee nel settore del biocombustibile. Queste aziende sono un nuovo attore nel mercato delle materie prime agricole che provoca quindi un aumento dei prezzi sicuro, visto che le dimensioni di produzione sono fortemente limitate dalla Politica Agricola Comune (Pac). Il Commissario Europeo per l’Agricoltura Mariann Fischer-Boel ha reagito eliminando, il 13 settembre 2007, la percentuale obbligatoria di maggese per la raccolta di cereali dell'autunno 2007 e della primavera del 2008. Vale a dire quasi 4 milioni di ettari (una superficie equivalente a quasi 5,6 milioni di campi da calcio).

Ma già si sono levate voci contrastanti, come quella del Presidente francese Nicolas Sarkozy, per reclamare una riforma della Pac che garantisca all’Europa un' “indipendenza” e una “sicurezza alimentare” basata sulla eliminazione delle sovvenzioni e sulla preferenza comunitaria in modo da limitare l’ingresso di prodotti agricoli dai Paesi esterni all'Ue. Qualcosa che agevoli Paesi come la Spagna, la Francia, l’Italia e il Portogallo, potenze agricole europee.