Industria siderurgica : l'esasperazione conquista l'Europa 

Articolo pubblicato il 16 novembre 2016
Articolo pubblicato il 16 novembre 2016

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Con il patrocinio di IndustriAll, circa 10 000 lavoratori dell'industria siderurgica di tutta Europa sono venuti in massa a Bruxelles per protestare contro le istituzioni da cui si sentono abbandonati. Cafébabel era con loro durante questa manifestazione straordinaria. Facciamo il punto. 

Cafébabel Bruxelles, nel contesto del suo impegno per l'occupazione dei giovani, organizzerà a metà Gennaio un evento sull'industrializzazione e la dis-industrializzazione in Belgio e a Bruxelles. Per questo eravamo a fianco dei manifestanti.  Certo, mercoledì 9 novembre al Parc du Cinquantenaire, bisognava essere molto pazienti per sopportare il freddo glaciale, la pioggia e incontrare le persone giunte da tutta Europa per esprimere la loro  rabbia.

« No a un'Europa senza acciaio » era questo lo slogan che i manifestanti declamavano a gran voce. L'obiettivo è chiaro: esprimere l'esasperazione per l'inettitudine delle istituzioni UE. I sindacati vogliono delle misure chiare e precise, che permettano al contempo di preservare i posti di lavoro, e, soprattutto, di lottare contro ildumping dell'acciaio cinese sul mercato europeo.

Ok, ma cos'è il dumping?

​Il dumping, in sintesi, consiste nel vendere un prodotto straniero ad un prezzo più economico rispetto a quello stesso prodotto fabbricato localmente. Nella siderurgia, il dumping consiste nel fatto che l'acciaio cinese è venduto a un prezzo inferiore rispetto all'acciaio europeo, sul suo stesso territorio. Risultato: i posti di lavoro diminuiscono, e a lungo termine, tutto l'avvenire della siderurgia in Europa è minacciato da questa manovra.

È prorio alla vigilia di una decisione molto attesa del Comitato per la concessione dello status di economia di mercato alla Cina,  che i lavoratori hanno deciso di manifestare. In effetti, se questa decisione va nel senso della concessione, le barriere doganali ai prodotti importati dalla Cina caleranno, e centinaia di migliaia di posti di lavoro saranno a rischio. 

Una situazione assurda

Miguel Ángel Villalobos lavora per un'industria d'Acerinox di 2400 impiegati, ma da cui dipendono 4 500 famiglie (da attività che ruotano attorno a questa industria, ndlr). Rappresentante del sindacato spagnolo USO, per lui «Visto che la Cina non tiene conto delle misure correttive, nè ambientali, nè sociali, e che non firma nessun trattato internazionale dell'OIT, l'UE non dovrebbe riconoscerla come un libero mercato. Il ruolo dell'Unione sarebbe quello d'applicare i diritti dei dazi doganali o di permettere alle industrie europee di ricevere degli aiuti ». Notare che la Spagna impiega pur sempre 5 000 persone nel settore. 

Lionel Dubus, francese, rappresentante del C.F.E -C.G.C di Arcelor-Mittal, con noi insiste soprattutto sull'aspetto etico e ambientale: 

«Abbiamo rapporti di fiducia con i fabbricanti vicino a noi, è una questione di buon senso, sappiamo che i posti di lavoro creati sono vicini. In più, ci guadagnamo riducendo le emissioni di CO2 utilizzate per il trasporto. L'Europa, in questo settore, è pioniera in termini di riduzione dell'inquinamento; siamo all'ottimale termo-dinamico. L'acciaio cinese richiede il doppio di CO2 rispetto al nostro acciaio; qual è la logica di importare? Abbiamo l'impressione che i commissari europei siano disconnessi dalla realtà».

Misure insufficienti

Il Comitato si è mostrato a lungo timoroso riguardo alla tassazione di prodotti cinesi come l'acciaio, con penalità giudicate insufficienti da tutti i sindacati. Per questi ultimi, l'UE deve ispirarsi agli Stati Uniti, che tassano fino al 300% i prodotti cinesi, al fine di consentire una concorrenza leale con i prodotti delle industrie locali. Certo, i critici possono fustigare queste misure protezioniste, ma tra il protezionismo e il buon senso non c'è che un passo, un passo che sarebbe il tempo di compiere.