Incubatori di arte e cultura a Budapest: l'unione fa la forza

Articolo pubblicato il 01 luglio 2014
Articolo pubblicato il 01 luglio 2014

Oggi la vita del­l'ar­ti­sta e del crea­ti­vo è dif­fi­ci­le, ma a Bu­da­pe­st ha un sa­po­re di­ver­so. Viag­gio nel mondo sot­ter­ra­neo degli in­cu­ba­to­ri di arte e cul­tu­ra. Ju­ra­nyi, Muszi, Bu­da­pe­st Art Fac­to­ry, Pa­lo­ma sono posti di­ver­si ma tutti ani­ma­ti da un'u­ni­ca con­vin­zio­ne: l'u­nio­ne fa la forza.

Se di­gi­ta­ste la pa­ro­la Bu­da­pe­st su goo­gle news, tutti i ri­sul­ta­ti por­te­reb­be­ro ine­vitabilmente al­l’at­tua­li­tà po­li­ti­ca e so­cia­le del paese ma­gia­ro: la svol­ta “de­ci­sio­ni­sta” del go­ver­no na­zio­na­li­sta di Vik­tor Orban con le ri­for­me della Co­sti­tu­zio­ne, il suc­ces­so del par­ti­to di estre­ma de­stra Job­bik, l’a­cuir­si delle ten­sio­ni so­cia­li e fe­no­me­ni di in­sof­fe­ren­za verso le mi­no­ran­ze in un paese cro­ce­via sto­ri­co di etnie e cul­tu­re. Ep­pu­re, in quel trat­to dove il Da­nu­bio di­vi­de la Buda e Pest, non si ma­sti­ca sol­tan­to la po­li­ti­ca. Un sog­gior­no breve è in grado di cam­bia­re la pro­spet­ti­va di par­ten­za di ogni gio­va­ne cro­ni­sta par­ti­to a cac­cia di una sto­ria con il suo ba­ga­glio di co­no­scen­ze ac­ca­de­mi­che e (molti) pre­giu­di­zi. Bu­da­pe­st è una ca­pi­ta­le ar­ti­sti­co-cul­tu­ra­le.

Cam­mi­nan­do per i viali ele­gan­ti che ri­por­ta­no alla gran­dez­za im­pe­ria­le mit­te­leu­ro­pea men­tre si ascol­ta Franz Liszt o sem­pli­ce­men­te “Bu­da­pe­st” di Geor­ge Ezra, la sen­sa­zio­ne é quel­la di tro­var­si di fron­te ad un punto di in­con­tro, un cro­giuo­lo et­ni­co e cul­tu­ra­le, un luogo ca­pa­ce di ria­dat­ta­re gli spazi e i con­cet­ti stes­si del­l’ar­te ad una mo­der­ni­tà ve­lo­ce e una crisi eco­no­mi­ca che morde anche sul Da­nu­bio. As­sem­bla­re gli stru­men­ti, le idee e gli ar­ti­sti é la ri­spo­sta di un mondo che spes­so fa­ti­ca a tro­va­re la pro­pria iden­ti­tà nella so­cie­tà mo­der­na. La Bu­da­pe­st Art Fac­to­ry, il Ju­ra­nyi, il Muszi, il Pa­lo­ma o an­co­ra l'Art Quar­ter e uno dei primi cen­tri d'ar­te in­di­pen­den­te come il Trafò House of Con­tem­po­ra­ry Arts sono luo­ghi molto di­ver­si, ma con un co­mu­ne de­no­mi­na­to­re: sono degli in­cu­ba­to­ri di arte e cul­tu­ra. Pochi gior­ni non sono suf­fi­cien­ti per vi­si­tar­li tutti e par­la­re con i pro­ta­go­ni­sti, ma si in­tui­sce il loro motto co­mu­ne: l'u­nio­ne fa la forza.

Una casa li­be­ra e in­di­pen­den­te delle arti fi­gu­ra­ti­ve

È una mat­ti­na molto calda di giu­gno, pre­lu­dio di un’e­sta­te in­fuo­ca­ta del clima con­ti­nen­ta­le. Ci tro­via­mo in un com­ples­so di edi­fi­ci in­du­stria­li del XIII di­stret­to nella parte di Pest. Qui le at­ti­vi­tà sono mol­te­pli­ci, ma tra i ca­pan­no­ni in­du­stria­li e i de­po­si­ti meri c'è un posto dove si rea­liz­za qual­co­sa di di­ver­so da una ca­te­na di mon­tag­gio, un'i­so­la dove l'ar­te fi­gu­ra­ti­va pren­de forma se­con­do la leggi della li­ber­tà della crea­ti­vi­tà. Il Bu­da­pe­st Art Fac­to­ry è la base per­ma­nen­te di 4 ar­ti­sti un­ghe­re­si. San­dor Zsasz e Marta Kuk­so­ra mi ac­co­lgono nella strut­tu­ra e mi gui­da­no in quel­lo è allo stes­so tempo un ate­lier aper­to, uno spa­zio espo­si­ti­vo o sem­pli­ce­men­te una gran­de casa del­l'ar­te con­tem­po­ra­nea.

Marta, che trova la sua ispi­ra­zio­ne nella na­tu­ra at­tra­ver­so sug­ge­sti­ve im­ma­gi­ni astrat­te, rac­con­ta della na­sci­ta della fac­to­ry, fon­da­ta nel 2006 dal­l'a­me­ri­ca­na Dian­ne C. Brown e ne ri­ven­di­ca l'in­di­pen­den­za, "siamo fi­nan­zia­ti da sin­go­li con­tri­bu­to­ri, fon­da­zio­ni pri­va­te e noi stes­si". No­no­stan­te la re­cen­te ri­chie­sta di fondi al mi­ni­ste­ro della cul­tu­ra, anche San­dor sot­to­li­nea la li­ber­tà da ogni in­fluen­za po­li­ti­ca o isti­tu­zio­na­le. "Ab­bia­mo de­ci­so di fo­ca­liz­za­re la no­stra at­ten­zio­ne prin­ci­pal­men­te sugli ar­ti­sti in­terna­­zio­na­li", pro­se­gue Marta. Il Re­si­den­cy Pro­gram, ac­co­glie in­fat­ti degli ospi­ti stra­nie­ri che hanno a di­spo­si­zio­ne un ate­lier in cui dare fondo a tutta l'ispi­ra­zio­ne e per­si­no vi­ve­re.

La no­stra chiac­chie­ra­ta non tocca sol­tan­to le tec­ni­che pit­to­ri­che e le at­ti­vi­tà della fac­to­ry, ma spa­zia dalla so­cie­tà alla po­li­ti­ca. Se la so­cie­tà un­ghe­rese è ­at­tra­ver­sa­ta da ten­sio­ni so­cia­li, con­fi­lit­ti tra il mondo della cul­tu­ra e il po­te­re po­li­ti­co, basta ri­cor­da­re casi ecla­tan­ti come qurl­lo del­l'ex di­ret­to­re Ist­van Marta (in­ter­vi­sta­to da Ca­fé­ba­bel) op­pu­re Ivan Fi­sher, San­dor (e non é il solo) si ri­fiu­ta di ri­con­dur­li ad una mera ti­pi­ci­tà un­ghe­re­se, men­tre sot­to­li­nea come i con­flit­ti po­li­ti­ci nel mondo della cul­tu­ra siano ine­vi­ta­bi­li. Ori­gi­na­rio della Tran­sil­va­nia, nelle sue opere rac­con­ta con tutta la ten­sio­ne dram­ma­ti­ca la sto­ria e i con­flit­ti so­cia­li, cer­can­do di raf­fi­gua­re le "emo­zio­ni e i ri­cor­di" le­ga­ti sua terra e al pas­sa­to. 

L'in­cu­ba­to­re delle arti per­for­ma­ti­ve di Buda

Ci spo­stiamo dal­l'al­tra parte del fiume a Buda. Qui ve­nia­mo ac­col­ti da Danko, il no­stro Ci­ce­ro­ne del Ju­ra­nyi Art In­cu­ba­tor. Si trat­ta di un pro­get­to del 2011 del­l'ONG Fuge che "aiu­ta­ gli ar­ti­sti in­di­pen­den­ti per tutti i com­pi­ti am­mi­ni­stra­ti­vi". Una bella sto­ria nata nel­l'ot­to­bre 2012 e cre­sciu­ta a poco a poco in­cu­ban­do ar­ti­sti lo­ca­li. Ci av­ven­tu­ria­mo at­tra­ver­so i la­bi­rin­ti­ci cor­ri­doi della gi­gan­te­sca strut­tu­ra (6500 metri qua­dra­ti). Al­l'ul­ti­mo piano le fi­ne­stre lu­mi­no­sis­si­me si apro­no su un pa­no­ra­ma che ri­ve­la la mae­stà di una ca­pi­ta­le im­pe­ria­le: da un lato il vec­chio Ca­stel­lo di Buda e dal­l'al­tro il fiume e il gi­gan­te­sco Par­la­men­to ma­gia­ro, tea­tro di pa­gi­ne im­por­tan­ti e tra­gi­che della sto­ria eu­ro­pea. 

Al­l'in­ter­no si tro­va­no istal­la­zio­ni ar­ti­sti­che di ogni tipo, sce­no­gra­fie e per­si­no cu­ci­ne. Sul pa­vi­men­to di­ver­se linee co­lo­ra­te in­di­ca­no il per­cor­so per rag­giun­ge­re le di­ver­se com­po­nen­ti che hanno tro­va­to casa allo Ju­ra­nyi: com­pa­gnie tea­tra­li e di danza, sce­no­gra­fi, co­stu­mi­sti, de­si­gners, pit­to­ri e scul­to­ri, fo­to­gra­fi che qui pos­so­no la­vo­ra­re in as­so­lu­ta in­di­pen­den­za e si­ner­gia. La strut­tu­ra pos­sie­de per­si­no un pro­prio spa­zio per le esi­bi­zio­ni ar­ti­sti­che e tea­tra­li. La FUGE,  "un'as­so­cia­zio­ne om­brel­lo", va­lo­riz­za i ta­len­ti lo­ca­li e ha ab­brac­cia­to un nu­me­ro cre­scen­te di ar­ti­sti e com­pa­gnie. Una cre­sci­ta espo­nen­zia­le che ri­chie­de­reb­be un au­men­to di fondi, fi­no­ra non ar­ri­va­to. E qui si ri­ve­la un rap­por­to am­bi­va­len­te con le isti­tu­zio­ni: estre­ma­men­te po­si­ti­vo con il di­stret­to e il co­mu­ne di Bu­da­pe­st, più teso con mi­ni­ste­ro della cul­tu­ra che avreb­be ne­ga­to i fondi sup­ple­men­ta­ri. "C'è un gap nel no­stro bi­lan­cio", am­met­te Danko men­tre mi spie­ga le dif­fi­col­tà am­mi­ni­stra­ti­ve dei sin­go­li ar­ti­sti o dei col­let­ti­vi a tro­va­re dei fi­nan­zia­men­ti per an­da­re avan­ti ed es­se­re in­di­pen­den­ti.

Il Pa­lo­ma, in­ve­ce, emer­ge "dal nulla" lungo il cen­tra­le viale Kos­su­th Lajos in un pa­laz­zo an­ti­co una volta adi­bi­to a cen­tro com­mer­cia­le. Anche qui hanno tro­va­to casa degli ar­ti­sti lo­ca­li, in par­ti­co­la­re i de­si­gners con il loro la­bo­ra­to­ri in quel­lo che si pre­sen­ta come l'u­nio­ne di un con­cept store, uno spa­zio per even­ti e una gal­le­ria d'ar­te. Zsuz­si Kárpáti, fon­da­tri­ce e re­spon­sa­bi­le, ci spie­ga come é nato un pro­get­to in­di­pen­den­te dal mi­ni­ste­ro un­ghe­re­se, fi­no­ra poco di­spo­ni­bi­le a for­ni­re un sup­por­to fi­nan­zia­rio a ini­zia­ti­ve di que­sto tipo men­tre mi con­fer­ma il clima di ten­sio­ne tra il go­ver­no e il mondo della cul­tu­ra in que­sto pe­rio­do. Se tro­va­re dei fondi non è stato fa­ci­le, ades­so le corti in­ter­ne ri­ma­ste vuote per circa 15 anni ospi­ta­no la­bo­ra­to­ri di pura crea­ti­vi­tà, delle gal­le­rie d'ar­te e dei pic­co­li ne­go­zi.   

MusZi, la casa dei gio­va­ni ar­ti­sti 

Il no­stro viag­gio nel mondo sot­ter­ra­neo del­l'ar­te non po­te­va tra­scu­ra­re il Művelődési Szint o sem­pli­cemn­te Muszi. La casa dei gio­va­ni ar­ti­sti in­di­pen­den­ti si trova nel cuore della città a pochi passi dalla Rákóczi út, una delle ar­te­rie prin­ci­pa­li che at­tra­ver­sa il cuore di Pest da Ovest a Est tra il VII e VIII di­stret­to. Dalla pic­co­la porta che si con­fon­de tra i ven­di­to­ri di fast food esco­no solo dei gio­va­ni. Una volta giun­ti al terzo piano l'e­di­fi­cio si apre agli av­ven­to­ri con un pic­co­lo bar cir­con­da­to da un palco e un ar­re­da­men­to eclet­ti­co che ri­cor­da i ruin­pubs che hanno reso ce­le­bre la scena un­der­ground della città. Nella strut­tu­ra molto gran­de (2800 metri qua­dra­ti) si tro­va­no venti la­bo­ra­to­ri ar­ti­sti­ci, degli spazi ri­ser­va­ti alle arti per­for­ma­ti­ve, e altri al co­wor­king e una green house. Qui in­con­tria­mo Lilla, una gio­va­ne ar­ti­sta ama­to­ria­le che i­nau­gu­ra­ un'e­spo­si­zio­ne, unio­ne di poe­sia e arte vi­sua­le, con un'a­mi­ca. "Non é fa­ci­le es­se­re degli ar­ti­sti a Bu­da­pe­st, bi­so­gna avere delle buone con­nes­sio­ni, so­prat­tut­to per gli ama­to­ri", dice la gio­va­ne men­tre spie­ga le dif­fi­col­tà per chi muove i primi passi in que­sto am­bi­to. En­tram­be ven­go­no da pic­co­li cen­tri della pro­vin­cia un­ghe­re­se e sono en­tu­sia­ste del Muszi, "un'i­dea fan­ta­sti­ca che con­net­te le per­so­ne al­l'ar­te e offre la pos­si­bi­li­tà agli ar­ti­sti in­di­pen­den­ti di fare ciò che vo­glio­no". E Bu­da­pe­st sem­bra aver tro­va­to la sua for­mu­la: l'u­nio­ne fa la forza, op­pu­re, come di­ce­va­no i mo­schet­tie­ri di Dumas: "tutti per uno e uno per tutti".

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Questo articolo fa parte di un'edizione speciale dedicata a Budapest e realizzata nel quadro del progetto "EU in Motion" su iniziativa di Cafebabel e con la collaborazione del Parlamento Europeo e della Fondazione Hippocrène.