Incontro con Michel Warshawsky – Pierre Dumolin

Articolo pubblicato il 08 settembre 2007
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Articolo pubblicato il 08 settembre 2007
Questa mattina, 15 luglio, incontreremo Michel Warshawsky.
Andremo in un locale di una associazione israeliana anti-imperialista… Michel arriva e ci dice che è stato lui a fondare questa associazione, il centro di informazione alternativa (AIC)… Michel è un militante israeliano per il diritto e la giustizia… si, alla fine esistono… Michel ci parla della situazione politica di Israele…

Oggigiorno i giornali e Internet parlano dell’eventualità per questa estate di una guerra contro il Libano… con il fine di spingere Israele ad attaccare per vendicarsi del fiasco della scorsa guerra… lo scopo è di guadagnare più forza di persuasione e fare regnare l’ordine…

L’amministrazione Bush ha come prospettiva una guerra permanente contro una minaccia (non un nemico, attenzione, una minaccia)… e questa minaccia è il terrorismo (spesso minaccia, terrorista e islam vengono sovrapposti) . Bush e i suoi amichetti hanno una visione bipolare del mondo: da una parte la civiltà giudeo cristiana e dall’altra parte coloro che essi definiscono barbari…

Il muro è palesemente il simbolo di questo cosiddetto scontro di civiltà… ad est del muro non vi è solo la Palestina, ma anche la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan. Ed a ovest di Israele, Stati Uniti, Unione Europea… questo muro è dunque un muro globale che s’inscrive dentro questa strategia di scontro di civiltà… come la guerra al Libano dell’anno scorso… è stata un fiasco: i conservatori e Israele vogliono una rivincita…

Michel è moderato riguardo le possibilità di una guerra questa estate. In effetti la società e l’esercito israeliano sono troppo deboli ora come ora per affrontare un’altra guerra. L’anno passato fu sproporzionata e l’esercito israeliano fallì. La società israeliana vuole fare la guerra, ma quando deve pagare un prezzo, solo in pochi rimangono in appoggio… la società israeliana impone limiti allo stato in questa guerra globale… l’anno passato la crisi e la guerra nel nord del paese hanno costretto gli israeliani del nord a lasciare le proprie case. La società ha dovuto pagare un prezzo, Israele non se lo aspettava, non sapeva che il Libano avrebbe replicato, nonostante i servizi di intelligence lo sapessero, ma nulla hanno fatto… questo è tipico del pensiero coloniale: non pensano che l’altro possa replicare, anzi, neanche pensano all’altro, non fanno di esso un soggetto, non lo riconoscono.

Durante il corso della storia tutti gli imperialisti hanno ricevuto sorprese… ad esempio la prima e seconda intifada furono sorprese per gli israeliani. La guerra di Algeria fu una sorpresa per gli imperialisti francesi… Michel, eloquente, continua… in questi ultimi vent’anni possiamo osservare un fenomeno di privatizzazione e di individualizzazione della società. E ciò costituisce un problema per Israele perché crea una denazionalizzazione e la volontà degli israeliani di essere “normali”…

E infatti la privatizzazione si è già insinuata in alcun check-point e società private di sicurezza lavorano assieme la polizia. Questa privatizzazione è sinonimo di dimissione dello Stato di fronte alle proprie responsabilità, con il neoliberalismo lo Stato scompare…

Michel si ferma, ci guarda e dice: “Non avete notato nulla?”. La parola “palestinese” quasi non appare nelle sue spiegazioni sulla politica israeliana… la questione palestinese è in secondo piano per la società israeliana. Il tasso di crescita è uno dei più alti. La società si arricchisce, ma ha a che fare con sempre più poveri.

Michel parla di nuovo di privatizzazione. L’interesse collettivo si converte in interesse privato. Il fattore sociale che sostituisce lo Stato è la mafia. Non esiste più lo Stato. La mafia riempie il vuoto. Ad esempio, durante la guerra con il Libano, Arkadi, un mafioso, si occupò dei trasporti in pullman, delle case delle famiglie israeliane e dei bambini di Sderot. La privatizzazione si converte in “mafiatizzazione”. Gli studenti israeliani chiedono borse di studio, manifestano e chiamano Arkadi… Arkadi sovvenziona addirittura un centro di disintossicazione (costo totale circa 10 milioni di euro), risolleva il club di calcio, razzista, Betar Gerusalemme… è il padrino di tutti.

Arkadi ha anche annunciato che avrebbe fondato un partito politico, che sarebbe stato il sindaco di Gerusalemme e così avrebbe potuto essere il leader degli ebrei in tutto il mondo. Tutti i partiti si sarebbero sottomessi a lui. Il governo e lo Stato non contano più nulla. Si da centralità alla grande mafia. Michel continua a parlare della guerra dello scorso anno. Il mondo economico è disconnesso da quello politico: ci saremmo potuti aspettare la caduta della borsa quando uscì il devastante rapporto sul fallimento totale della guerra al Libano, ma nulla di ciò successe…

Michel parla di nuovo della Palestina: i media e la società israeliana non si interessano affatto alla causa palestinese. Ora come ora l’occupazione è diventata meno sanguinaria anche se continua ad essere molto violenta. Lo spazio palestinese è atomizzato: una nuova cartina mostra i territori palestinesi disconnessi l’uno dell’altro. E’ Israele che disegna le cartine, definisce le frontiere e i limiti del potere palestinese.

Con Sharon fu questione di territori senza continuità, di creare frontiere temporali. Ponti (ma non al di là del muro) e tunnel costruiti per permettere una continuità del territorio israeliano. Ad esempio: per andare da Gerusalemme alle colonie di Betlemme, non passano dalla Palestina, ma o sopra o sotto la Palestina. “Si permette la continuità della Palestina”… ma è solo una finzione! Perché esistono ostacoli, e il passaggio non è assicurato, come sta scritto negli accordi di Oslo… non sono mai stati applicati… non vi è dunque una vera continuità in Palestina, è solo fittizia.

Il muro non è che uno strumento… Sharon non fu un grande ammiratore del muro, ma in questa maniera viene realizzata la sua politica: la politica di spezzettamento, di isolamento delle zone palestinesi per assicurare la continuità israeliana.

Domani continuerò a raccontarvi.

Pace.

Pierre Dumoulin

Tradotto in italiano da Ornella Bernardi