In ricordo di Silvana, "la signora dell'Arenella"

Articolo pubblicato il 14 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 14 gennaio 2016

Silvana Cusimano Paladino non era solo la depositaria della memoria storica della Palermo dei Florio, di cui custodiva le storie, i cimeli e i segreti, ma anche un'istancabile promotrice di eventi culturali all'avanguardia come l'indimenticabile Palermo Pop '70. La ricordiamo attraverso la testimonianza della nostra generazione, che come la "signora dell'Arenella" sogna una Palermo rinata. 

Ieri mattina atterro a Bologna, accendo il telefono e il primo messaggio che ricevo è da parte di una mia cara amica: “Aurelia, è morta Silvana”.

Ho capito subito di chi si trattava e ho avvertito l'amara tristezza di quando fai cadere un oggetto antichissimo a casa dei nonni, una scatola fragile piena di ricordi importantissimi, un cimelio dal valore inestimabile.

Silvana era una donna eccezionale e la ricordo come quella “nonna” che nelle lunghe mattine assolate e nei pomeriggi ventosi al Florio si affacciava dalla terrazza principale della Tonnara per dare un'occhiata agli allenamenti delle sue nipoti e degli altri ragazzi.

Era un punto di riferimento per molti all'Arenella: la Signora dei Quattro Pizzi.

Da bambina, quando i miei genitori non potevano venirmi a prendere dopo gli allenamenti di canoa, trascorrevo il pomeriggio in quella enorme reggia: quella casa era immensa per me, un concentrato di saperi, viaggi, storie ed epoche mai vissute che stimolavano la mia fantasia. Entrando, ho sempre avvertito una sensazione di riverenza e spassionata curiosità per tutto ciò che mi capitava di guardare: ogni oggetto, angolo, colore e odore facevano trasparire una storia sensazionale, che sicuramente avrei dovuto conoscere.

La storia della famiglia Florio, dinastia legata a un'epoca che non c'è più, che ha nel suo capostipite Carlo Florio, "sceso" in Sicilia dalla Campania dopo un incendio, dove aprì la drogheria in via degli Schioppettieri al Cassaro. Poi la Belle Epoque e il 1900, gli armatori, le tonnare, il vino, i tessuti, le ceramiche. E ancora Villa Igea e la Chimica Arenella, il giornale l'Ora, Donna Franca e i suoi amori passionali, la Targa Florio, le amicizie in tutto il mondo e le feste. In quella casa è racchiusa la storia di un secolo, che rappresenta il cuore pulsante di una Palermo che non c'è più, ma senza dubbio autentica.

Coco Chanel, l'amore per il mare i regali degli zar ai Florio e Cecé...

Terminata la mia attività sportiva all'Arenella, tornai spesso al Florio e non c'era volta in cui Silvana non mi raccontasse qualche storia delle sue, a volte le scappavano parole in francese, in siciliano ovviamente, e tra una storia e l'altra, una sigaretta non è mai mancata. Mi raccontava di Coco Chanel, del Madagascar, dell'amore per il mare, dei regali che lo Zar Nicola I e la zarina Alessandra  facevano alla famiglia Florio; le loro conoscenze abbracciavano il mondo intero per arrivare a Palermo, fulcro di una cultura condensata nei secoli e specchio della maestria imprenditoriale di Ignazio Junior e di Donna Franca che, a quel tempo, tessevano la loro rete di amicizie a livello internazionale,  nell'obiettivo di europeizzare e modernizzare Palermo, esaltando il lusso dei grandi eventi mondani organizzati in città. Nei racconti di Silvana, Cecé, era uno dei personaggi principali, il marito tanto amato che rappresentava il collante a questa incredibile famiglia. Molto di quello che lei era è legato alla figura del marito, ma la sua particolarissima empatia e serenità non erano altro che il prodotto di lei stessa e della sua cultura, delle esperienze vissute e della voglia irrefrenabile di raccontarle.

Avrei trascorso ore ad ascoltarla, tra servizi da te e arazzi, ritratti di famiglia, premi e vecchie cassettiere, una casa arredata con pezzi unici, un museo pieno di ricordi. Non avrei mai rinunciato a sapere tutto questo, a conoscere la Palermo di quei tempi e di quelle nobiltà in affari, del fermento artistico e culturale che regnava sovrano in una città particolare... Ma quante epoche d'oro ha vissuto Palermo? Quante ne avrà ancora? Cosa possiamo imparare dalla visione fervida e autentica di una donna che amava e odiava Palermo come ogni cittadino consapevole?

Io credo che la cultura, l'esperienza, le dominazioni e la posizione della Sicilia nel Mediterrano e nella storia possano essere i fattori essenziali per l'ennesima rinascita di questa terra. E l'apertura mentale portata dai viaggiatori, dalle lingue e forse anche dal mare, simbolo di chi arriva e di chi parte, (come spiega  Silvana nell'intervista) siano la chiave di volta per la nostra, forse ennesima, rivoluzione silenziosa.