In lotta per la Commissione: il Risiko europeo   

Articolo pubblicato il 27 maggio 2014
Articolo pubblicato il 27 maggio 2014

Le ele­zio­ni eu­ro­pee hanno ri­ser­va­to di­ver­se sor­pre­se e dubbi. Ades­so si co­no­sce la com­po­si­zio­ne del Par­la­men­to Eu­ro­peo per i pros­si­mi cin­que anni, ma la pre­si­den­za della Com­mis­sio­ne resta una chi­me­ra. Tra in­tral­laz­zi, al­lean­ze e tra­di­men­ti. Ec­co­vi le spie­ga­zio­ni.

Come pre­ci­sa­to in un no­stro pre­ce­den­te ar­ti­co­lo, si sup­po­ne­va che il can­di­da­to alla Pre­si­den­za della Com­mis­sio­ne del par­ti­to ar­ri­va­to in testa alle ele­zio­ni avreb­be preso l’in­ca­ri­co del­l’e­se­cu­ti­vo eu­ro­peo. Ed in­ve­ce nulla è mai sem­pli­ce nella po­li­ti­ca eu­ro­pea. La de­ci­sio­ne fi­na­le spet­te­rà al Con­si­glio Eu­ro­peo che dovrà di certo no­mi­na­re il Pre­si­den­te, ma ci sono po­chis­si­me pos­si­bi­li­tà che que­sta no­mi­na non ri­spet­ti la scel­ta dei cit­ta­di­ni. Tut­ta­via, que­sta pro­ba­bi­li­tà va te­nu­ta in conto, sarà la prima delle sfide delle pros­si­me set­ti­ma­ne. Il fu­tu­ro Pre­si­den­te farà parte dei sei can­di­da­ti?

L'EU­ROPA COME UNA PAR­TITA DI RI­SI­KO 

Que­sta é in­fat­ti la do­man­da che tiene banco da al­cu­ni gior­ni, ov­ve­ro la scel­ta del Pre­si­den­te tra i can­di­da­ti. E qui co­min­cian i pro­ble­mi: il PPE (Par­ti­to Po­po­lare Eu­ro­peo, ndlr) non può av­va­ler­si di una vit­to­ria schiac­cian­te, giac­ché lo scar­to tra i vari par­ti­ti eu­ro­pei si è di fatto ri­dot­to no­te­vol­men­te. Jean-Clau­de Jun­cker non può ri­ce­ve­re la no­mi­na di­ret­ta come capo del­l’e­se­cu­ti­vo del­l’U­nio­ne Eu­ro­pea, poi­ché lo scru­ti­nio è fon­da­to sul si­ste­ma pro­por­zio­na­le. Il Pre­si­den­te della Com­mis­sio­ne non può pro­ve­ni­re quin­di da una sola fa­mi­glia po­li­ti­ca, ecco qual è una delle con­se­guen­ze di que­ste ele­zio­ni. È ne­ces­sa­rio, quin­di, che i par­ti­ti crei­no una coa­li­zio­ne allo scopo di fo­rma­re una mag­gio­ran­za in grado di eleg­ge­re il pros­si­mo Pre­si­den­te. La scena po­li­ti­ca eu­ro­pea dun­que si "po­li­ti­ciz­za", nel senso che e i cit­ta­di­ni del­l’U­nio­ne po­tran­no as­si­ste­re così nelle pros­si­me set­ti­ma­ne a quei ti­pi­ci gio­chi di al­lean­ze e mosse stra­te­gi­che ti­pi­che della lo­gi­ca della po­li­ti­ca na­zio­na­le. Il Vec­chio Con­ti­ne­nen­te, in pa­ro­le po­ve­re, sarà tea­tro di com­bat­ti­men­ti e ne­go­zia­zio­ni degna di una folle par­ti­ta a Ri­si­ko. Si do­vran­no tro­va­re con­sen­si e com­pro­mes­si, cosa non fa­ci­le in po­li­ti­ca. Tanto più che, con­si­de­ra­ta la se­ra­ta elet­to­ra­le, nes­su­no tra i vari can­di­da­ti è al mo­men­to di­spo­sto a ri­nun­cia­re a quel­l’in­ca­ri­co.

Jean-Clau­de Jun­cker ri­ven­di­ca la le­git­ti­mi­tà del­l’in­ca­ri­co di Pre­si­den­te della Com­mis­sio­ne e ha  sot­to­li­nea­to nel suo di­scor­so che «non si met­te­reb­be mai in gi­noc­chio da­van­ti al Par­ti­to So­cia­li­sta». Se­con­do quan­to di­chia­ra­to da  Mar­tin Schulz, pre­si­den­te del PE uscen­te, ci sono «buone spe­ran­ze» che lui ac­ce­da alla Pre­si­den­za della Com­mis­sio­ne eu­ro­pea. Ska Kel­ler resta in­ve­ce più aper­ta alle ne­go­zia­zio­ni, sot­to­linean­do che i Verdi «si au­gu­rano di poter di­scu­te­re con Jean-Clau­de Jun­cker», il can­di­da­to del Par­ti­to Po­po­la­re Eu­ro­peo (PPE) e ag­giun­gen­do che vo­te­ran­no "solo per il can­di­da­to che so­ster­rà le prio­ri­tà eco­lo­gi­che".

I di­scor­si si so­vrap­pon­go­no e nes­su­no per il mo­men­to ha vo­glia di la­scia­re il suo posto al­l’al­tro. Si gio­che­rà tutto i pros­si­mi gior­ni e set­ti­ma­ne, cia­scun can­di­da­to cer­che­rà di far pen­de­re l’ago della bi­lan­cia a suo fa­vo­re ri­cor­ren­do a tutte le ar­go­men­ta­zio­ni pos­si­bi­li. La sfida è ades­so la for­ma­zio­ne di una mag­gio­ran­za in seno al Par­la­men­to ca­pa­ce di as­si­cu­ra­re la sua le­git­ti­mi­tà nella de­si­gna­zio­ne del Pre­si­den­te. Se­con­do i son­dag­gi, una coa­li­zio­ne tra so­cia­li­sti, li­be­ra­li, verdi e ra­di­ca­li per so­ste­ne­re Mar­tin Schulz ha poche pos­si­bi­li­tà di rea­liz­za­zio­ne. Per ades­so, la si­tua­zio­ne la­scia pen­sa­re che la coa­li­zio­ne di al­me­no 376 de­pu­ta­ti, ne­ces­sa­ria per l’e­le­zio­ne del Pre­si­den­te della Com­mis­sio­ne di­nan­zi il Par­la­men­to, so­ster­reb­be piut­to­sto il can­di­da­to vin­ci­to­re delle ele­zio­ni: Jean-Clau­de Jun­cker.

Nel caso in cui ve­nis­se no­mi­na­to un can­di­da­to «out­si­der» molti par­le­reb­be­ro di di­stru­zio­ne di quel mi­ni­mo di de­mo­cra­zia che ri­ve­ste an­co­ra l’U­nio­ne. Ma se do­ma­ni do­ves­se­ro es­se­re fatti dei nomi come quel­li di Chris­tine La­garde (di­ret­tri­ce ge­ne­ra­le del FMI, ndlr) o di Pas­cal Lamy (ex di­ret­to­re del­l’Or­ga­niz­za­zio­ne mon­dia­le del com­mer­cio, ndlr), la cre­di­bi­li­tà della de­mo­cra­zia eu­ro­pea ri­ce­ve­reb­be un colpo basso.