"In Goya ho trovato quella dimensione grottesca che è l'anima di Basile" 

Articolo pubblicato il 14 novembre 2015
Articolo pubblicato il 14 novembre 2015

Assistiamo alla conferenza stampa di Matteo Garrone, regista, tra gli altri, di film come "Gomorra", che presenta al Festival del Cinema di Siviglia il suo ultimo film "Il racconto dei racconti" che uscirà al cinema il prossimo 11 dicembre.

“Il sonno della ragione produce mostri" proclamava Goya in uno dei suoi capricci, quelle magistrali incisioni che ispirano l'estetica dell'ultimo lavoro del regista di Gomorra o Reality. In Goya, Matteo Garrone ha trovato “l'idea figurativa” per il suo ultimo film: “Il racconto dei racconti", basato sul libro "Lo cunto de li cunti" del napoletano  Giambattista Basile.

Le incisioni di Goya hanno fornito al regista, nelle sue parole, la "capacità di mescolare il reale con il fantastico, il tragico con il comico, quella dimensione grottesca che è l'anima di Basile”.

Per Calvino, i racconti di Basile sembrano il sogno di uno Shakespeare deforme. Scritti nel XVII secolo, contengono molte delle storie che hanno configurato il nostro immaginario: Cenerentola, il gatto con gli stivali o la bella addormentata. E con questo film, Garrone vuole rendere un piccolo omaggio all'autore, padre intellettuale di coloro che verranno dopo, come i fratelli Grimm, perché lo conosca un pubblico quanto più vasto possibile. 

In queste storie non c'è però traccia di quella dolcezza e innocenza che caratterizza gli adattamenti Disney. “Ci può essere un equivoco perché quando si parla di favole, si ha un'immagine edulcorata, sdolcinata; però non possiamo dimenticare che nel  XVII secolo i racconti, i racconti magici, non erano destinati ai bambini, perché non esisteva la letteratura per bambini in quell'epoca; erano semplicemente delle storie che venivano scritte per intrattenere il pubblico", spiega il regista.

Al contrario, in “Lo cunto de li cunti” la violenza può essere considerata l'asse portante della vita. “Mi affascinavano i personaggi, mi piaceva l'idea che la morale non fosse mai davvero chiara, il fatto che c'è una zona grigia tra il bene e il male, come nella vita”, dice Garrone. “E sicuramente sono racconti che hanno una matrice medievale”, continua, “perlomeno, hanno una violenza che è sempre attuale perché l'essere umano è violento e la nostra epoca mi sembra un ritorno al medioevo”.

Le donne hanno un ruolo importante nel film. “Alla fine, abbiamo scelto di realizzare un film che racconta il punto di vista di donne di età diversa. Non è stato facile perché c'erano una cinquantina di racconti, quindi abbiamo provato anche con altri racconti e alla fine abbiamo dovuto fare una selezione un po' dolorosa", spiega il regista, il quale confessa che in Basile c'è abbastanza materiale per realizzare un progetto più ampio in forma di serie televisiva.

“Il racconto dei racconti” è una trasgressione costante. Garrone si muove tra generi diversi come un pesce nell'acqua: "Le mie pellicole precedenti partivano dalla realtà per poi trasfigurarla in una dimensione fantastica. Stavolta ho usato il processo inverso. Sono partito dai racconti e li portati a una dimensione realistica”. Però è anche un omaggio appassionato al potenziale visuale delle origini del cinema. “L'inglese poteva dare a questo testo una maggiore universalità e non dobbiamo dimenticare che nei racconti di Basile il dialogo è appena il 10%, il lavoro importante che abbiamo fatto è stato quello di trasformare in immagini queste storie. Perciò, quando l'abbiamo girato, l'abbiamo girato così come si realizzerebbe un film muto. Un omaggio alle origini del cinema, partendo da Méliès. Volevamo un film con una componente spettacolare che cercasse di stupire e meravigliare lo spettatore come succedeva alle origini del cinema”, afferma Garrone.

Obiettivo raggiunto.