Immigrazione: l’invasione dall’Est può attendere

Articolo pubblicato il 21 maggio 2004
Articolo pubblicato il 21 maggio 2004

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L’Europa occidentale è terrorizzata: delle orde di immigrati dell’Est starebbero per avventarsi su quei pochi posti di lavoro che l'Ovest può ancora offrire. Ma la realtà è un’altra…

Gli immigrati dell’Est europeo minacciano il mercato del lavoro dell’Europa occidentale? Via, siamo seri… Se parliamo della Repubblica Ceca, per esempio, è vero che ci sono persone che non vogliono restare. Vogliono lavorare all’estero, non solo perché c’è più lavoro e stipendi più alti ma anche perché sono desiderosi di compiere nuove esperienze all’estero. Ma non dobbiamo dimenticare che la lingua, come del resto i legami familiari, sono sempre una barriera all’esodo. E’ per questo che sono soprattutto i giovani ad essere facilitati a beneficiare delle possibilità all’estero.

Il problema sono le restrizioni a questa libertà di movimento che, in molti stati, persistono.

Alcune barriere restano

Certo, il permesso di soggiorno non è più necessario in Gran Bretagna, Irlanda, Svezia (a condizione di avere un lavoro ed una casa prima di arrivare) e in Grecia. In Danimarca ci sono solo piccole restrizioni.

Ma la maggioranza dei ‘vecchi’ stati membri vogliono dare un giro di vite al movimento dei lavoratori dai nuovi stati membri per i prossimi sette anni. Per esempio, in Germania ed Austria, la restrizione è valida per sette anni e in Francia, Italia, Spagna e Finlandia è solo tra due anni che nessun permesso di soggiorno sarà più obbligatorio. Tra due anni la Commissione Europea chiederà agli Stati membri se vogliono continuare o no con le restrizioni. Se alcuni Stati continueranno gli si chiederà nuovamente di cessare queste misure dopo tre anni. Due anni dopo, non avranno più la possibilità di scegliere e tutte le restrizioni nei confronti dei lavoratori dell’Est dovranno essere bandite. Durante questo periodo i nuovi stati membri potranno comunque beneficiare della ‘regola della precedenza’ secondo la quale tutti i cittadini europei (dei vecchi e dei nuovi membri) hanno la precedenza per un lavoro in uno stato membro.

Il diritto del lavoro non aspetta

Ma i lavoratori cèchi hanno fin da ora gli stessi diritti dei lavoratori degli altri stati membri. C’è uguaglianza totale in materia di diritto del lavoro e di pari opportunità. Come previsto dal Trattato di Amsterdam, uomini e donne hanno il diritto di ricevere lo stesso stipendio per lo stesso tipo di lavoro. Non solo. I disoccupati potranno adesso ricevere aiuti per tre mesi in ogni stato membro in cui si troveranno a lavorare. Ferme restando alcune restrizioni relative alla residenza permanente.

La percezione che hanno gli Stati membri dell’immigrazione è senza dubbio esagerata. Hanno paura che orde intere di immigrati si riversino, in cerca di lavoro, nei loro paesi. Forse, però, col tempo, realizzeranno che una grande UE non è un grande pericolo ma una grande opportunità per migliorare la comprensione e l’integrazione reciproca.