Immigrati nei Paesi Bassi, tra regolarizzazioni e rimpatri

Articolo pubblicato il 13 novembre 2009
Articolo pubblicato il 13 novembre 2009
Cinque anni dopo che un olandese d’origine marocchina ha assassinato il regista Theo Van Gogh, la parola immigrazione brucia ancora sulle labbra dei suoi connazionali. Un viaggio dal quartiere degli immigrati di Zuidoost fino al centro di detenzione dell’aeroporto di Schiphol.

«Gli immigrati che vivono qui sono molto discreti, non dicono mai cosa fanno o dove vanno»

A Zuidoost, un distretto a sud-est di Amsterdam, la popolazione è principalmente ‘allochtoon’, espressione olandese che indica chi abbia almeno un genitore nato al di fuori dei Paesi Bassi. In una domenica di pioggia, le strade sono piuttosto vuote. Non ci sono caffetterie, costosi negozi d’abbigliamento o turisti, come nel centro trendy della città, che si trova a venti minuti in metro. Qui è molto più probabile imbattersi in parrucchieri africani, cibo caraibico e negozietti indiani. Secondo il ministero dell’immigrazione olandese, nei Paesi Bassi vivono circa 75.000 immigrati irregolari. Amnesty International però, nelle ultime statistiche datate al 2007, ne indica non meno di 150.000, il che significherebbe circa il 10% del totale di popolazione emigrata. «Sono sicuro che ci sono degli immigrati illegali qui, ma personalmente non ne conosco nessuno», riferisce Pavel, uno studente di vent’anni trasferitosi qui dalla Russia quando ne aveva cinque. «Gli immigrati che vivono qui sono molto discreti e non dicono mai cosa fanno o dove vanno», osserva Humphrey, un cinquantacinquenne pensionato dell’esercito, che è nato nell’isola caraibica olandese di Curacao; circa 70.000 immigrati vivono sulle cinque isole olandesi del Mar dei Carabi, dove il 5 Novembre è stato annunciato un programma d’amnistia.

‘Indulto generale’ e permesso di soggiorno per 26.000 persone

Dopo decenni di politica lassista, il governo olandese negli anni ‘90 iniziò a optare per una più forte politica d’immigrazione. L’Aliens Act 2000, entrato in vigore nel 2001, ha introdotto svariati provvedimenti per le autorità dell’immigrazione, ad esempio prendersi carico delle ricerche di una casa ed ampliare la libertà d’azione per richiedere i documenti alla gente in strada. Nel dicembre del 2006, il nuovo governo centrista olandese approvò l’amnistia per i richiedenti asilo politico che erano stati respinti e si rifiutavano di lasciare l’Olanda: a 26.000 di essi fu concesso il permesso di soggiorno. Purtroppo, diverse migliaia di irregolari rimasero fuori dal processo dell’‘indulto generale’. 

Frank de Nederlander, editorialista del quotidiano Het Parool, rivista della resistenza ai tempi della II guerra mondiale, fu uno dei partecipanti alla Nacht van de vervanging, la ‘notte della sostituzione’, celebrata a settembre 2009: è una protesta durante la quale note personalità olandesi hanno ospitato per una notte gli immigrati, per denunciare la chiusura delle strutture dove vivono molti irregolari. De Nederlander ha accolto Muhammed, che veniva dal Chad: «Vuole tornare. Ma suo padre è un nemico del regime. Il governo non gli permette di entrare. Adesso è costretto a lasciare l’Olanda, ma non può». Secondo de Nederlander, una parte della popolazione olandese sta diventando sempre più riluttante nei confronti degli immigrati irregolari, basandosi sul presupposto che questo problema sia stato risolto attraverso l’‘indulto generale’. «Come nel resto d’Europa, si tende sempre di più a vedere gli immigrati irregolari come persone che creano problemi». 

Ultima fermata: aeroporto di Schiphol

L’orario di visita al centro di detenzione di Schiphol è dalle 10 alle 13. È già pomeriggio inoltrato, ma c’è un ragazzo con una valigia che aspetta ancora davanti alla reception. «È per mio fratello, ha bisogno di alcuni vestiti», spiega Luis, un visitatore di 21 anni che è venuto nei Paesi Bassi con la famiglia dalla Repubblica Dominicana. Suo fratello maggiore verrà esiliato l’indomani, ma poiché Luis è arrivato troppo tardi, non potrà vederlo e neanche dirgli addio. Per evitare nuove regolamentazioni di massa, il governo sta facendo di tutto per incoraggiare i richiedenti asilo a tornare a casa volontariamente, fornendogli biglietti aerei e una piccola quantità di denaro. «Ma le persone che se ne vanno, farebbero di tutto pur di rimanere», spiega Moriska Cheret, addetto stampa del consiglio nazionale dei rifugiati.

Tuttora centinaia di trafficanti di droga vengono detenuti insieme agli immigrati ogni anno

Per la maggior parte, l’esperienza si conclude spesso in un centro di detenzione; ogni anno, in circa 20.000 passano per i cinque centri olandesi. La legge stabilisce che gli immigrati hanno commesso un ‘reato amministrativo’, per il quale la pena è l’espulsione. «Un immigrato può essere considerato un indiziato criminale solo se entra nel paese con documenti falsi», spiega Gerarld Roethof, un avvocato che lavora nel tribunale del centro di detenzione di Schiphol. Tuttora centinaia di trafficanti di droga vengono detenuti insieme agli immigrati ogni anno. Il centro dell’aeroporto di Schiphol è diventato il peggiore dopo l’incendio durato tre ore che nel 2005 ha ucciso undici detenuti. I sopravvissuti hanno sostenuto che le guardie sono state molto lente nel reagire. In agosto 2009 un ventisettenne libico è stato sottoposto a processo per aver appiccato il fuoco con una sigaretta.

«I Paesi Bassi attuano una politica dell’immigrazione rigida ma corretta», riporta il sito web del servizio rimpatrio e partenze, gestito dal ministero della giustizia. Ma per Moriska Cheret, del consiglio olandese nazionale dei rifugiati, «il governo sta attuando una politica dello sconforto per mettere gli immigrati sotto pressione e spingerli ad andare via». Non sorprende quindi se in meno di vent’anni, il numero degli immigrati nei Paesi Bassi è triplicato.