Immagini di dolore

Articolo pubblicato il 22 maggio 2008
Articolo pubblicato il 22 maggio 2008

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Médecins du Monde sta attraversando l’Europa per rilanciare il dibattito sulle crisi umanitarie dimenticate dalla società e divorate dall’attualità. Con una mostra fotografica: 34 vues contre l’oubli.

«Médecins du monde ritorna alla sua missione iniziale: essere testimone di crisi umanitarie dimenticate, cominciando con foto rifiutate dalla stampa perché non attuali», spiega Noëlle Rodembourg, responsabile comunicazioni per l’Ong in Belgio. Si tratta di crisi che si protraggono da troppo tempo, ma che la gente ignora: Mongolia, Liberia, Niger, Uganda, e la stessa Francia, dov’è necessario affrontare il problema alloggio per il popolo rom. Perché sì, le bidonvilles esistono anche in Francia. La mostra 34 vues contre l’oubli (Trentaquattro immagini per non dimenticare) fa parte di un percorso itinerante iniziato a Perpignan nell’ottobre 2007, e che si protrarrà in tutta Europa fino a novembre 2008. La sua “passeggiata” ha toccato, e toccherà Francia, Spagna, Portogallo e Inghilterra. «I fotoreporter hanno attivamente partecipato, attraverso le loro testimonianze, a questo lavoro», continua Noëlle Rodembourg.

Dentro la camera oscura

Dare il tempo allo spettatore per provare delle sensazioni, creare dei legami tra pubblico e vittime: questo lo scopo della mostra. Per questo, il visitatore entra in una grande camera oscura dove le foto vengono esposte e accompagnate da un commento realizzato dal fotografo stesso, che riporta la sua esperienza personale: ecco la professionalità del tecnico e la sensibilità dell’essere umano.

È quello che sottolinea Norbert Musset, un visitatore, uscendo dalla camera oscura: «Si è costantemente esposti alle immagini, con il rischio che perdano poi di senso. È per questo che i commenti che le accompagnano sono fondamentali: permettono di riflettere su una situazione».

Tsunami: aiuti contro immagini

Immagini, emozioni: il contrasto tra ribellione e impotenza di fronte alla sofferenza umana tocca profondamente il visitatore. Lo scopo della mostra è proprio quello di far comprendere a che punto la politica non agisce, e quanto le informazioni passate attraverso i media sono parziali. La sensibilizzazione della popolazione è la sola chiave del successo di un’azione umanitaria. Se gli aiuti francesi alle vittime dello tsunami del dicembre 2004 hanno raggiunto i 60 milioni di euro, il terremoto verificatosi in Pakistan dieci mesi dopo, nonostante sia stato ugualmente disastroso, ha mobilitato aiuti internazionali che hanno appena raggiunto un totale di 50 milioni di euro, ossia 10 in meno rispetto ai soli contributi francesi per lo tsunami... questo perché non c'erano né turisti né immagini.  È fondamentale il rapporto media-audience: i giornali dipendono dai loro lettori, quindi il tema più ”redditizio” è prioritario. Ma paradossalmente, maggiori sono le vendite, maggiori saranno i mezzi di cui il giornale potrà disporre per coprire in maniera più completa l’attualità, di cui fanno parte ovviamente le crisi umanitarie.

E come comunicare? Fame, disperazione, paura, impotenza. È facile affibbiare questi termini a ogni crisi umanitaria: compito del giornalista è evitare la banalizzazione. «La stampa è prigioniera di questa contraddizione: l’attualità ci viene imposta senza che il giornalista si trovi sul posto. Bisogna quindi lottare e resistere, cercando di capire gli eventi che il lettore – già informato al riguardo attraverso altri mezzi – è impaziente di leggere sul giornale. E allo stesso tempo bisogna non farsi sopraffare da questa dittatura dell’imformazione che si sta imponendo. Siamo vittime della debolezza dei nostri stessi mezzi», commenta al riguardo Pierre Laurent, direttore de L’Humanité, il quotidiano del Partito Comunista Francese.