Iman Aoun e la teatro-terapia dei giovani palestinesi

Articolo pubblicato il 25 luglio 2013
Articolo pubblicato il 25 luglio 2013

Nel gennaio 2010, 30 teenager palestinesi hanno cominciato uno stage di teatro di 4 mesi. Hanno espresso i loro sentimenti sul conflitto israelo-palestinese attraverso la recitazione. The Gaza Monologues è una serie di performance, scritte dai giovani di Gaza, come terapia artistica per curare i traumi legati all'esperienza di guerra. La direttrice del progetto è venuta a Parigi per parlarne.

Essenzialmente, una chiacchierata con Iman Aoun ci riporta alle cose essenziali. L'attrice e insegnante di teatro è una delle fondatrici di Ashtar theatre, progetto che utilizza le tecniche del "teatro dell'oppresso" nel suo repertorio internazionale. In un piccolo teatro attiguo alla Maison d’Europe et d’Orient a Parigi, si è confrontata con le solite questioni che accendono le discussioni su questo tema, ma con un'audience straniera: in quest'occasione si è trovata di fronte a un pubblico parigino. "Qual è attualmente il rapporto tra Israele e Palestina?" "Perché è un problema, per i ragazzi e le ragazze che hanno tra i 14 e i 18 anni, unirsi insieme per una produzione teatrale come The Gaza Monologues (Dialoghi su Gaza)?"

demisitificando gaza

In un attimo, la discussione prende il via: incominciano ad intervenire Razan al-Azzeh, una ragazza palestinese che ha studiato a Parigi, e la traduttrice dall'arabo al francese Marianne Weiss. Aoun si trova a ripetere più volte che la zona della West Bank è "attualmente scollegata dal resto del mondo". Successivamente, la stessa mi dice che in Germania e in Olanda risulta un po' più difficile rompere il muro della comune ignoranza sui fatti di Gaza, considerato il passato storico di questi paesi, "ma ovunque in Europa i pregiudizi sono gli stessi". I ragazzi palestinesi ospiti a Parigi si assicurano di fare le dovute precisazioni, prima ancora che siano rivolte loro certe domande; per esempio, apprendiamo che per i 2 milioni di abitanti di Gaza l'attacco di Israele avvenuto nel 2008-2009 è stato percepito come una vera e propria guerra, ma il termine corretto utilizzato è "bombardamento" o "aggressione".  

Una giovane studentessa interviene nella discussione: "Io sono di Ramallah (la "capitale" non ufficiale, ndr), che è isolata da Gaza", spiega Razan. "Eravamo depressi. Non potevamo fare niente. Ricevevamo chiamate da stranieri sconosciuti, soprattutto dai paesi arabi, come i libici - Muammar Gaddafi teneva le linee aperte a quello scopo – ma ero bloccata anche io. Non sapevo cosa rispondere quando le persone chiedevano 'che succede a Gaza', non sapevo come le persone stavano a Gaza!"

il teatro come terapia

Più della metà della popolazione a Gaza è sotto i 18 anni. Le giovani voci creatrici di The Gaza Monologues sono i migliori rappresentanti del potenziale di questa regione. Tuttavia non hanno mai avuto la possibilità  di inscenare le loro rappresentazioni teatrali - su madri che si limitano a fare le madri e si lamentano con i figli anche durante l'assedio e ragazzi che si sentono come se dovessero crescere più in fretta del dovuto - fuori da Gaza. Aoun ha diretto i giovanissimi attori tramite video conference. Un direttore artistico che non poteva lavorare dal vivo con gli attori? Aoun ha raccolto qualche perplessità dal pubblico. "Erano in una stanza come lo siete voi", spiega, momentaneamente confusa dal fatto di dover chiarire ancora una volta questo punto. "Li ho incontrati 3 anni doppo, a Oxford, dove dovevamo svolgere una performance". I ragazzi non avevano avuto il permesso di esibirsi a Ramallah, né di essere lasciati soli negli Stati Uniti dove un'assemblea delle Nazioni Unite li aspettava, o ad un Festival culturale internazionale a Wroclaw, Polonia (al che segue un coro di "Varsavia? Varsavia?" dal pubblico, confuso dal nome della città, avendo lei sbagliato la pronuncia francese). 

Solo tre dei 33 genitori dei ragazzi erano contrari al coinvolgimento dei figli in questo progetto teatrale di genere misto, spiega Aoun. I genitori erano piuttosto "orgogliosi".  "È qualcosa che concerne la fiducia", ci dice, "l'esperienza di teatro è stata un bellissimo esempio di resistenza perché avevamo le nostre speranze. Se perdiamo le nostre speranze perdiamo tutto. È stato un viaggio di trasformazione, una vera nascita, per i ragazzi una scoperta, quella di esprimere se stessi in modo alternativo. Sono rimasti bloccati sotto assedio fino ad oggi, indipendente da qello che il mondo esterno faccia o non faccia per la Palestina, bisogna sapere che la Striscia di Gaza è ancora sotto assedio".   

Oggi, i protetti di Iman Aoun sono il solo gruppo misto, composto di ragazzi e ragazze, a lavorare insieme a Gaza, e hanno messo in scena circa 6 pièce. "Ero più tranquilla rispetto alla nostra politica prima, ma ora sono arrabbiata", spiega Razan al-Azzeh, aggiungendo "avrei dovuto vivere in Francia per un anno prima di leggere The Gaza Monologues. Leggere le voci dei ragazzi è stata una sorta di terapia per me". Iman descrive un fenomeno crescente negli ultimi tre anni, in cui ha suscitato grande interesse da parte dei giovani sui social network.  "Trovare fondi e mezzi per muoverci rimangono i nostri principali problemi", dice, "ma i palestinesi sono bravi ad occuparsi di cultura. Questa è stata la migliore rappresentazione di noi all'estero, la nostra migliore produzione; basta vedere l'esempio di  Trio Joubran".

Godendosi l'atmosfera informale, Aoun si chiede se queste domande classiche le sarebbero state rivolte lo stesso se lei fosse stata israeliana. Quando le è stato assicurato di sì, ha spiegato che non ci sono mai state relazioni ufficiali tra le due parti. La differenza si nota con il passato, quando gli israeliani potevano fare visita ai palestinesi, e vice versa.  Il boicottaggio dei prodotti commerciali e l'impatto delle sanzioni ha reso impossibile il proseguimento di questo tipo di scambi. "Oggi, nessun cittadino è autorizzato a recarsi nel territorio dell'altro", dice, con i suoi occhi grandi, osservando la platea. "Esistono fisicamente delle mura, anche se le persone volessero oltrepassare i confini. La pace è stata sinonimo di separazione. Anche se avessimo maggiori relazioni, in realtà niente cambierebbe veramente". Infine, con "entusiasmo e sentito affetto" spera di ringraziarci per averle prestato attenzione, e cerca di far notare - sempre con delicatezza - al pubblico, che "la Palestina merita ancora un po' più di attenzione". Ma le sue richieste non sempre hanno ricevuto risposte del tutto adeguate. A luglio l'Unione Europea ha bloccato i fondi diretti ad ogni associazione o compagnia israeliana che si trovi nei territori occupati, ma, lo scoppiare della rivoluzione nel vicino Egitto nello stesso mese ha minacciato una crisi umanitaria in Palestina dovuta alla mancanza di cibo. Resta il fatto che i "Monologhi da Gaza" saranno sempre cibo per i nostri pensieri.   

The Gaza Monologues sono stati anche pubblicati in francese dalla casa editrice l’Espace d’un instant